Pensioni, spunta il bonus madre-figli

07/05/2007
    domenica 6 maggio 20o7

    Pagina11 – Primo Piano

    Pensioni, spunta il bonus madre-figli

      Più contributi previdenziali agli eredi delle donne che rinviano il ritiro

        Sergio Rizzo

        ROMA – Per il ministro del Lavoro Cesare Damiano, venirne fuori non sarà facile. Soprattutto dopo le polemiche scatenate dalle indiscrezioni su un piano del governo per sostituire lo «scalone» che farebbe salire l’ età pensionabile nella notte del prossimo 31 dicembre da 57 a 60 anni, con una serie di scalini. Le frizioni che questo fatto ha immediatamente risvegliato nella maggioranza non potranno che complicare il percorso delle trattative sulla previdenza, a partire proprio dalla riunione di mercoledì 9 maggio. Scontato che quel giorno non si potrà più entrare nei dettagli di una proposta che è stata già rispedita al mittente dal ministro del Welfare Paolo Ferrero (e che non farebbe dormire sonni tranquilli nemmeno al leader della Cgil Guglielmo Epifani per i complicati equilibri interni alla sua organizzazione) e dalla quale hanno dovuto prendere le distanze sia Romano Prodi che Damiano. Il nodo del problema, cioè come innalzare l’ età pensionabile degli uomini senza scatenare il finimondo nel centrosinistra, resta quindi ancora da sciogliere.

        Ma ciò non vuol dire che non si affronteranno altre questioni considerate di una certa importanza. Un piccolo gruppo di tecnici sta lavorando a una proposta che dovrebbe agevolare il riscatto della laurea da parte dei giovani. Poi c’ è sempre sul tappeto il tema della totalizzazione dei contributi. E anche il tema dell’ età pensionabile delle donne, oggi fissata per la vecchiaia a 60 anni contro i 65 degli uomini.

        I sindacati sono tassativamente contrari al suo innalzamento obbligatorio, proposta che pure era circolata. Così adesso si sta lavorando su questo argomento con una impostazione diversa. La donna che accettasse volontariamente di andare in pensione con un anno di ritardo, riceverebbe in cambio un «bonus contributivo» per i figli, che si vedrebbero accreditare, su quello che in futuro sarebbe il «conto corrente unico previdenziale», sei mesi di versamenti. La proposta va naturalmente affinata, ma non avrebbe presso il sindacato un’ accoglienza ostile. Anche se è difficile dire quale potrebbe essere il beneficio reale per le casse dello Stato. E questo non è un dettaglio, anche in considerazione del fatto che una misura alla quale Damiano non vuole assolutamente rinunciare è l’ aumento delle pensioni definite «basse».

        L’ intervento non riguarderà indistintamente tutti i trattamenti più modesti. Ma soltanto quelli dei lavoratori che, pur avendo avuto una carriera contributiva regolare, hanno però pensioni particolarmente povere: dell’ ordine di 600-700 euro. Il caso tipico è quello delle operaie del settore tessile, storicamente retribuite con stipendi fra i più bassi del settore manifatturiero. Ebbene, la platea dei potenziali destinatari del beneficio dovrebbe essere di circa un milione 400 mila pensionati. A costoro sarebbe riconosciuta una rivalutazione del trattamento previdenziale in percentuale dei contributi effettivamente versati. Con la conseguenza di vedersi incrementare l’ assegno mensile fino a un massimo di 100 euro.

        Il limite fisico all’ aumento è costituito anche dalle dimensioni del cosiddetto «tesoretto», cioè l’ extragettito registrato lo scorso anno e disponibile per interventi sociali, che secondo il ministro dell’ Economia Tommaso Padoa-Schioppa non dovrebbe essere superiore a due miliardi e mezzo di euro. Da sola, la rivalutazione delle pensioni basse ne assorbirebbe circa metà.