“Pensioni” Sponda europea per la riforma

16/01/2007
    martedì 16 gennaio 2007

    Pagina 11 -Economia

    IL RETROSCENA

    Sulle pensioni il ministro vuole andare fino in fondo. Dicono al Tesoro: se non si fa nulla ci teniamo lo scalone

      Padoa-Schioppa trova un alleato
      sponda europea per la riforma

        Roberto Mania

          ROMA – «Joaquin Almunia ha detto né più né meno quanto ci si può aspettare dal commissario europeo agli Affari monetari. Chissà quante altre volte, nei prossimi mesi, dirà le stesse cose», trapelava ieri sera da Palazzo Chigi. Vero, ma come spesso accade in politica, a fare la differenza è il momento in cui arriva una dichiarazione. E quella di Almunia è arrivata al momento giusto.

          Soprattutto per Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell´Economia, che ha fatto riaccendere i riflettori sulle pensioni quando al conclave nella Reggia di Caserta si stavano ormai mestamente spegnendo anche le luci dei saloni. Ora – dopo la Finanziaria da oltre 1.300 commi – quella delle pensioni è diventata la sua nuova sfida. Proprio come ha detto Almunia "offrendo" a Romano Prodi e al ministro Padoa-Schioppa la sponda di Bruxelles: «Sanno perfettamente che possono contare su tutto il nostro sostegno». Il premier e il suo ministro hanno incassato, tornando insieme da Lubiana, soddisfatti anche per l´annuncio dell´agenzia di rating Fitch che si è detta pronta a rivedere l´outlook dei nostri conti pubblici dopo averli declassati a ottobre.

          Ma la partita è tutta da giocare. Lo schema, tuttavia, sembra quello che ha preceduto la Finanziaria da quasi 35 miliardi di euro, con Padoa-Schioppa pronto al maxi risanamento (come ha fatto) in una mossa sola e la sinistra a chiedere di «spalmare» in due anni gli interventi. Allora fu determinante il fischio dell´arbitro Almunia: niente dilazioni.

          D´altra parte sulla previdenza Padoa-Schioppa ha preso una posizione netta. «Finora – si osservava ieri tra i suoi più stretti collaboratori – non l´aveva fatto». Sulle pensioni l´ex banchiere dell´Eurotower si «gioca la faccia», cioè la sua credibilità. L´opportunità e la cautela di questa stagione politica hanno imposto a settembre di stralciare le pensioni dalla Finanziaria ma il Memorandum firmato con i leader sindacali – è la tesi di Via XX settembre – vincola tutti al rispetto degli impegni. Questo è quello che si aspetta anche Bruxelles, altrimenti tornerà alla carica chiedendo nuovi tagli alla spesa corrente perché l´allarme sul nostro vertiginoso debito pubblico (oltre il 107 per cento del Pil) non è affatto cessato. «E se non si fa nulla – sostengono i tecnici del Tesoro – è meglio tenersi lo scalone di Maroni» che garantisce un risparmio a regime pari a nove miliardi.

          Il Tesoro considera eccessiva la cedevolezza mostrata fino adesso nei confronti dei sindacati: no agli interventi sulle pensioni in Finanziaria, no allo scalone e no, infine, all´adeguamento automatico dei coefficienti di trasformazione, quel fatidico numeretto che trasforma i contributi versati in pensione sulla base anche della propria età e delle aspettative di vita.

          Quest´ultima operazione si doveva fare nel 2005, a dieci anni dalla riforma Dini, ma Maroni e Tremonti, dopo averla venduta a Bruxelles, non l´hanno fatta. Padoa-Schioppa non ha alcuna intenzione di imitarli. E´ questione – di nuovo – di credibilità.

          L´ha scritto nel Dpef che la revisione decennale dei coefficienti di trasformazione «contribuirà a preservare la stabilità finanziaria del sistema previdenziale e di quella della finanze pubblico nel suo complesso». Dunque il tema non è per nulla secondario nella strategia del ministro dell´Economia. Ed è tanto vero che il suo collega del Lavoro, il diessino Cesare Damiano, sta insistendo in questi giorni su un verbo decisivo: negoziare.

          Perché l´ex sindacalista della Cgil è convinto che l´adeguamento dei coefficienti debba essere oggetto di trattativa con i rappresentanti dei lavoratori e non sia un´operazione automatica.

          A ciascuno, insomma, la sua sponda.

          Così, non sarà facile per il «tecnico» dell´Economia aprire qualche varco nella barriera difensiva della sinistra. Che ieri – compatta – ha respinto la tesi di Almunia fino a parlare, con il capogruppo di Rifondazione a Montecitorio, Gennaro Migliore, di una sorta di ingiustificata, e reiterata, invasione di campo da parte di Bruxelles. Una tesi che si porta dietro il sospetto malizioso che proprio da Roma possa essere arrivata la sollecitazione di un intervento del commissario. Il «vincolo estero», però, ci ha costretti a fare le riforme di Amato, Dini e Prodi; poi ci ha portati nell´euro. Per questo Padoa-Schioppa scommette ancora sull´Europa, sulla sua «pazienza attiva». Che poi è anche il titolo del suo ultimo libro.