Pensioni, solo ai più giovani l’opzione per il contributivo

23/11/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Via libera definitivo del Senato al decreto legge 355 – Proroga di un anno per gli straordinari nel part time

    Pensioni, solo ai più giovani l’opzione per il contributivo
    Marco Peruzzi
    ROMA – Si riduce il numero di quanti potranno scegliere la pensione calcolata con il criterio contributivo, quello, cioè, che considera i versamenti effettuati durante l’intera vita lavorativa e non soltanto gli ultimi stipendi. Ieri il Senato ha, infatti, approvato definitivamente la conversione in legge del decreto 355/2001 sull’opzione per il criterio di calcolo introdotto dalla riforma Dini della previdenza (legge 335/95). Le nuove norme – contestate dall’opposizione – sanano, però, anche tutte quelle situazioni in cui si erano trovate alcune migliaia di persone bloccate dalla scorsa Finanziaria (legge 388/2000) senza stipendio e senza pensione. Con lo stesso provvedimento vengono, inoltre, prorogati al 30 settembre 2002 gli effetti delle clausole contrattuali relative al lavoro supplementare nei rapporti a tempo parziale e differito al 27 dicembre 2001 il termine per il pagamento di tributi e contributi del triennio 1990-1992 sospesi in Sicilia per il terremoto (ma il disegno di legge Finanziaria per il 2002, a questo proposito, prevede un’ulteriore proroga al 30 giugno 2002). I senatori Ds Ornella Piloni e Giovanni Battafarano parlano di «colpo di mano del Governo». Il riferimento è alla parte del decreto convertito ieri «che nega ai lavoratori il diritto di opzione tra sistema contributivo e retributivo». L’articolo 2 del provvedimento consente l’opzione solo a chi, al 31 dicembre 1995, può vantare due requisiti: un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni, in primo luogo, e, poi, un’anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni di cui cinque versati dal ’96 in poi. Invece, la riforma Dini prevedeva la possibilità, sia per i lavoratori che alla fine del ’95 avevano meno di 18 anni di contributi sia per quelli che ne avevano di più, di scegliere tra i due diversi sistemi. Con le nuove regole, in sostanza, la facoltà di fare quella scelta viene limitata solo ai lavoratori più giovani, a eccezione di quanti hanno presentato la domanda entro il 1° ottobre 2001. Ma sarà una scelta poco conveniente. Anche le regole di calcolo della pensione contributiva a seguito di opzione sono state, infatti, recentemente modificate (si veda l’articolo sotto) in senso ben più restrittivo per chi la esercita. Tanto che l’unico motivo che potrebbe spingere a fare quella scelta sembra ormai rimasto quello dell’anticipo della pensione a 57 anni dopo averne lavorati anche solo cinque. «Il lavoratore che prima di queste modifiche optava per il contributivo – spiegano Piloni e Battafarano – ovviamente aveva un rendimento inferiore della sua pensione, ma aveva anche l’opportunità di anticipare il pensionamento. Con il nuovo decreto, invece, con una modifica surrettizia della legge Dini, gabellata per interpretazione autentica, i lavoratori che nel ’95 avevano più di 18 anni di contributi sono destinati a rimanere congelati nel sistema retributivo, cioè gli si è negato il diritto all’opzione». Per i due senatori Ds «questo pesante provvedimento, preso in modo isolato e per decreto, è incomprensibile, non solo perché è ingiusto, ma anche perché è in corso con le parti sociali la verifica sul sistema pensionistico». Di tutt’altro parere il sottosegretario al ministero del Welfare, Alberto Brambilla. «Il sì del Senato alla conversione in legge del decreto – ha detto ieri Brambilla – consente l’introduzione di regole più eque per il calcolo delle pensioni contributive. Fissando il criterio dell’anzianità contributiva inferiore a 18 anni nel ’95 – ha aggiunto Brambilla – abbiamo impedito sperequazioni a esclusivo vantaggio di chi percepisce redditi molto alti, che senza le nuove regole avrebbero ottenuto un doppio vantaggio: quello di poter calcolare la pensione su una base contributiva non limitata dal tetto dei 144 milioni fissato dalla legge per chi è sempre stato nel contributivo, oltre che la possibilità, a esclusivo appannaggio di chi sceglie il contributivo, di andare in pensione a 57 anni anzichè a 65. In questo modo chi ha già il vantaggio di godere di redditi molto alti avrebbe avuto una decurtazione non superiore al 10% della propria pensione per via del metodo di calcolo contributivo ma con il vantaggio molto più consistente di anticipare fino a otto anni l’età del pensionamento».
    Venerdí 23 Novembre 2001