Pensioni, slitta l’approdo alle Camere

24/02/2004



        Martedí 24 Febbraio 2004

        ITALIA-POLITICA
        Pensioni, slitta l’approdo alle Camere

        La riforma del Welfare – I ministri sono ancora al lavoro per predisporre l’emendamento e la relazione tecnica alla delega


        ROMA – Per conoscere il testo definitivo della riforma delle pensioni, varata dal Consiglio dei ministri, si dovrà attendere probabilmente giovedì. La presentazione dell’emendamento, che sarebbe dovuta avvenire oggi in commissione Lavoro al Senato, è slittata di alcuni giorni. Ufficialmente il motivo del ritardo è esclusivamente imputabile agli impegni precedentemente assunti dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha detto di voler presentare personalmente al Parlamento le modifiche alla delega di riforma previdenziale.
        I tecnici del Welfare e dell’Economia, intanto, stanno mettendo a punto la relazione tecnica di accompagnamento dalla quale emergeranno anche le stime sui futuri conti dell’Inps.
        Nel frattempo cresce l’attesa per il dibattito parlamentare. E già si scorgono all’interno della maggioranza approcci sensibilmente diversi. «Il dibattito in Parlamento – ha ammonito il vicepremier, Gianfranco Fini – può portare a suggerimenti e valutazioni che il Governo dovrà considerare, ma credo che la riforma delle pensioni deve essere approvata nel testo uscito dal Cdm e nel più breve tempo possibile». Per il numero due del Governo e presidente di An, sono state «recepite le indicazioni giunte dalle parti sociali», pertanto «ha ragione Maroni quando dice che la riforma è fatta. Adesso si tratta di approvarla in Parlamento».
        Un segnale per quanti si preparano nella Cdl a presentare ulteriori ipotesi di modifica. Il primo a uscire allo scoperto è stato Sergio D’Antoni. L’ex segretario generale della Cisl, oggi vicesegretario dell’Udc, ha detto che la questione delle pensioni «non è affatto chiusa, anzi è solo cominciata in Parlamento». Per D’Antoni resta ancora il problema del cosiddetto «scalone», ovvero del diverso trattamento che si avvierà a partire dal 2008 e che potrebbe essere ridotto anticipando e rendendo più morbida l’introduzione delle quote (età+contributi). «Dal 2006 si parte a quota 93, salendo di un punto ogni due anni. In questo modo – ha spiegato – si passerà nel 2008 a quota 94, nel 2010 a 95, fino al 2012 a quota 96. Una soluzione – ha aggiunto – che viene incontro sia alle necessità del Governo sia a quelle dei lavoratori». L’ex sindacalista, pur riconoscendo «il grande sforzo compiuto dal Governo», lo invita a «non arrendersi» e a evitare di arrivare al confronto sul Welfare «con uno sciopero in campo».
        La reazione dei sindacati, tuttavia, non sembra intimorire il Governo. «I sindacati hanno ammesso che si sono fatti passi in avanti, perciò qualsiasi mobilitazione sará meno intensa di quella iniziale», ha detto il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, che ha definito «virtuoso» l’accordo trovato dal Consiglio dei ministri: «Adesso – ha aggiunto – bisogna varare l’emendamento e metterlo alle spalle, per poi passare ad argomenti più urgenti come per esempio la politica dei redditi».
        A commentare la scelta del Consiglio dei ministri è stato ieri anche il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, secondo cui «non si può parlare di riforma» poiché l’attenzione, sia dell’Esecutivo che dei sindacati, è stata rivolta esclusivamente al tema dell’età pensionabile. Secondo il sottosegretario, «valutando 100 la spesa complessiva per Welfare ed escludendo la pubblica istruzione, le pensioni di anzianità portano via a malapena il 18 per cento: questo Paese deve riflettere se, quando parla di Welfare, deve concentrarsi solo sulle pensioni di anzianità, oppure deve concentrarsi su tutto il welfare».

        B.F.