Pensioni, sindacati verso lo sciopero

30/01/2004


30 Gennaio 2004

VERTICE A TRE LA PROSSIMA SETTIMANA. IL RELATORE DI FORZA ITALIA CANCELLA LE CONFEDERAZIONI
Pensioni, sindacati verso lo sciopero
Cgil, Cisl e Uil: no a colpi di mano sulla riforma
ROMA
Sul «nodo» delle pensioni il fronte sindacale si ricompatta, dopo le smagliature delle ultime settimane, e preannuncia una forte mobilitazione per bloccare il rischio di colpi di mano del governo e della maggioranza nell’ultima fase dell’iter parlamentare. I vertici di Cgil, Cisl Uil si incontreranno nei prossimi giorni per definire una strategia comune e il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, finora in accesa polemica con il leader di Cgil Guglielmo Epifani, anticipa che sulle pensioni non ci saranno accordi separati. «Siamo sempre in attesa di una risposta del governo – aggiunge Pezzotta – sulle modifiche richieste alla delega previdenziale. Spero che non si dimentichino di chiamarci prima di andare in aula, perchè potrebbe capitare anche questo». In realtà, osserva il segretario confederale di Cgil Achille Passoni, «pare che la partita sia già finita, la delega non sarà toccata almeno nelle parti che più interessano il sindacato». Passoni aggiunge: «La contromossa sindacale è ovvia. Penso che servirà una risposta unitaria di lotta». Anche la Uil è sul sentiero di guerra: «Nella vicenda delle pensioni – rileva il segretario generale Luigi Angeletti – il governo si sta sfilando perché al suo interno non c’è ancora una posizione comune e condivisa: lo stesso ministro del welfare Roberto Maroni ha fatto sapere che le modifiche alla delega previdenziale non saranno presentate dal governo, ma dalle forze politiche in parlamento, mentre noi avevamo chiesto che fosse il governo ad illustrarci gli emendamenti alla delega».
E proprio dallo schieramento parlamentare della Casa delle libertà arrivano segnali giudicati inquietanti dalle centrali sindacali. Il relatore di maggioranza Carmelo Morra (Fi) ha predisposto un emendamento che prevede la possibilità per il governo di cambiare la riforma delle pensioni, in particolare lo «scalone» dell’innalzamento dell’età pensionabile da 35 a 40 anni a partire dal 2008, indipendentemente dalle proposte che potranno venire dalle parti sociali. Il testo attuale della norma prevede che «il governo, in seguito ad eventuali proposte delle parti sociali intese a indicare, nel rispetto delle finalità finanziarie, soluzioni alternative a decorrere dal 2008 sull’elevazione dell’età media di accesso al pensionamento che incidano sui requisiti di età anagrafica e contributiva, è delegato ad emanare entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi». Con l’emendamento di Morra saltano le parole «in seguito ad eventuali proposte delle parti sociali», e – sottolineano i sindacati – «non è certamente poco». Anche in un altro emendamento del relatore viene cancellato il riferimento all’«intesa con le parti sociali» dove si prevede la facoltà del governo di emanare uno o più decreti legislativi per l’estensione delle nuove norme ai regimi pensionistici armonizzati e di introdurre agevolazioni a favore delle categorie che svolgono lavori usuranti e delle lavoratrici madri.
Tra le altre proposte presentate dal relatore (molte sono di natura tecnica) una precisa che chi, avendo maturato i requisiti ora vigenti per la pensione al 31 dicembre 2007 e vorrà andare in pensione dopo quella data, si vedrà calcolato il suo trattamento secondo le regole attuali. Un ulteriore modifica sancisce il principio del silenzio-assenso per il conferimento del Tfr nei fondi pensione, sul quale si è già dichiarato favorevole il ministro Maroni mentre non mancano voci discordi nella maggioranza. Nello stesso schieramento vi è chi suggerisce di estendere gli incentivi per il prolungamento dell’attività anche ai lavoratori autonomi e ai loro collaboratori familiari.
Di tutto si discuterà martedì prossimo in commissione lavoro di Palazzo Madama e in quella sede si conoscerà il testo modificato per lo «scalone» del 2008, che dovrebbe basarsi su un mix tra età anagrafica e anzianità contributiva, la cosiddetta quota 95/96. In questo contesto abbastanza confuso, Maroni preme perché si proceda speditamente al Senato e ancora di più alla Camera, quando la riforma arriverà in seconda lettura. A Palazzo Madama, comunque, il provvedimento sarà in aula presumibilmente intorno a metà febbraio, dopo il varo del federalismo.

[r.r.]