Pensioni, sindacati uniti davanti al bluff del governo

10/12/2003


  Economia




10.12.2003
Pensioni, sindacati uniti davanti al bluff del governo
Buttiglione parla di un ritiro della delega, Gasparri lo smentisce. L’esecutivo Cisl: stare insieme a Cgil e Uil
di
Felicia Masocco

ROMA Oggi alle 17 i sindacati varcheranno la soglia di Palazzo Chigi convocati dal governo per affrontare il nodo della riforma previdenziale. La sede non è dunque quella del ministero del Lavoro né sarà solo il ministro Maroni ad affrontare i leader sindacali su una questione che potrebbe spianare la strada ad una
nuova stagione di conflitto sociale a pochi mesi da importanti test elettorali. La convocazione è arrivata a Cgil, Cisl e Uil dalla Presidenza del Consiglio, al tavolo ci saranno il sottosegretario
alla Presidenza, Gianni Letta, il vicepremier Gianfranco Fini,
il ministro dell’Economia Giulio Tremonti oltre al titolare del Welfare. L’esecutivo ha dunque deciso di «spendersi» collegialmente, il che se da un lato significa che in caso di
fallimento del tavolo altri step non sono previsti, dall’altro lascia ipotizzare quantomeno un tentativo per evitare che il confronto muoia sul nascere. Insomma il governo potrebbe non presentarsi a mani vuote, arroccato sulla linea del «non cederemo» fin qui sostenuta. Tanto più che ogni speranza riposta su una possibile divisione dei sindacati per ora resta vana e a confermarlo ieri
l’esito della riunione dell’esecutivo Cisl che ha dato alla segreteria «il più ampio mandato a procedere unitariamente, con Cgil e Uil, ad ogni opportuno approfondimento per giungere a una posizione unitaria».
Resta da capire quali siano i reali margini di trattativa, fino a che
punto cioè il governo possa spingersi senza rinnegare l’impianto-Tremonti, quello per cui la riforma strutturale della previdenza serve a camuffare una manovra economica fatta solo di una- tantum. Un impianto sostenuto dal premier che ai primi di ottobre comparve in tv a reti unificate per dire che tagliare le pensioni era cosa giusta e saggia. Sgomberare il campo dalla delega
presentata in Parlamento sarebbe dunque un clamoroso dietrofront,
ma è proprio quello che chiedono i sindacati è condizione necessaria – dicono Cgil, Cisl e Uil – per avviare una discussione non solo sulle pensioni ma sull’intero Welfare.
La strada si presenta piuttosto stretta, per l’esecutivo la base della
discussione deve essere proprio la delega anche se il ministro Rocco Buttiglione (Udc) ieri ha per la prima volta ipotizzato la possibilità di un suo ritiro «a patto che ci sia una proposta alternativa che ci garantisca la soluzione del problema». Da An il ministro Gianni Alemanno non solo dichiara che «la riforma può essere modificata» ma arriva ad affermare che «il problema non può non entrare nella verifica di governo». Voci governative che si alzano in ordine sparso, tuttavia, dal ministro Maroni parole che non lasciano intravedere troppi spiragli: «Il governo andrà avanti, su questo non ci piove», afferma il titolare del Welfare «sono ottimista sull’esito della riforma, non sono nè ottimista nè pessimista sull’incontro di domani (oggi, ndr)». Ai sindacati non resta che andare a verificare quanto credibile sia la volontà di dialogo o se invece non si tratti di un ennesimo bluff.
Da come andranno le cose a Palazzo Chigi dipendono anche i tempi della discussione della riforma che potrebbero allungarsi: «Se ripartirà il confronto – ha detto il presidente della Commissione Lavoro del Senato Zanoletti – siamo pronti a rinviare il termine per la presentazione degli emendamenti fissato per giovedì (domani, ndr)». L’obiettivo del governo, però – ha spiegato il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli – resta quello di chiudere la riforma entro la fine di gennaio.
Dall’incontro è stata esclusa l’Ugl, «il governo calpesta il dialogo
sociale, se ne pentirà», tuona una nota del sindacato di area An che
torna a bocciare la riforma governativa. Non così la Confindustria, per il presidente Antonio D’Amato è ora di dir «basta con questi estenuanti bracci di ferro», «le riforme vanno fatte».