Pensioni, sindacati sul piede di guerra

18/04/2003



              Giovedí 17 Aprile 2003
              ITALIA-POLITICA
              Pensioni, sindacati sul piede di guerra

              Welfare – Decontribuzione e Tfr temi caldi dell’incontro di oggi – Minacciato lo sciopero


              ROMA – Si presenta tutto in salita l’incontro di oggi sulla delega pensioni tra Roberto Maroni e i sindacati. La posizione rigida del ministro del Welfare su destinazione obbligatoria del Tfr ai fondi pensione e decontribuzione ha scatenato la reazione di Cgil, Cisl e Uil. Che, in mancanza di un’intesa sulle loro richieste, sono pronte a dare battaglia minacciando la mobilitazione e anche il ricorso allo sciopero. E ad attaccare Maroni è anche l’opposizione. Per i Ds se Maroni non cambia idea sulla decontribuzione rischia di minare tutto il sistema pensionistico. E il leader della Margherita, Francesco Rutelli, boccia la Maastricht del Welfare lanciata dal premier, Silvio Berlusconi: «Aspetto di vedere dal nostro Governo le linee strategiche della politica in materia di pensioni. Vorrei vedere prima molte altre Maastricht, ad esempio sull’esercito europeo e sulla ricerca». Critiche arrivano anche dal presidente di Confcommercio, Sergio Billè, secondo cui le modifiche apportate dalla Camera al testo della delega, attualmente all’esame del Senato, «hanno, in qualche modo, alterato l’accordo» raggiunto tra Governo e parti sociali prima del varo del provvedimento. Billè aggiunge che la parità tra fondi chiusi e aperti «non appare coerente con le linee concordate». La partita, comunque, è soprattutto su Tfr, con il ministero dell’Economia orientato più del Welfare a mantenere l’obbligatorietà, e decontribuzione. I leader di Cgil, Cisl e Uil, pur mostrando una certa prudenza, lasciano intendere di essere sul piede di guerra. Guglielmo Epifani auspica che oggi «Maroni non ripeta i "no"» di martedì, «altrimenti non potrà che ricevere un giudizio negativo». E Savino Pezzotta invita il ministro «a confrontarsi invece che a chiudersi: le nostre osservazioni sulla delega non sono solo dei "no", ma delle proposte alternative». Anche Luigi Angeletti spera nel confronto: «Da Maroni nessuna novità. Vedremo le posizioni in campo e alla fine dell’incontro tireremo le nostre conclusioni». Ma il numero due della Uil, Adriano Musi, è più esplicito: se la posizione di Maroni restasse immutata «non potremo fare altro che proporre immediatamente a Cgil e Cisl forme adeguate di lotta, a partire dallo sciopero generale». Sulla stessa lunghezza d’onda Morena Piccini e Beniamino Lapadula della Cgil. E da Pierpaolo Baretta arriva un aut aut: il Governo scelga, o l’intesa o un dannoso conflitto.
              M.ROG.