Pensioni, sindacati pronti a trattativa

15/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
089, pag. 3 del 15/4/2003
di Teresa Pittelli

Pensioni, sindacati pronti a trattativa

Sindacati pronti a trattare sulle controproposte di Maroni per riformare le pensioni. Dopo la diffusione, nei giorni scorsi, del piano sulle modifiche alla delega che i tecnici del welfare starebbero mettendo a punto, in vista dell’incontro di giovedì tra i sindacati e il ministro, Roberto Maroni, e che comprende alcune aperture come il silenzio-assenso del lavoratore sul trasferimento delle liquidazioni ai fondi pensione, Cgil, Cisl e Uil si dichiarano pronte a trattare. Tranne che sulla decontribuzione, cioè il taglio fino a 5 punti delle aliquote contributive dei neoassunti, sul quale la posizione delle tre confederazioni ´è e rimane rigida’, come sintetizza Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil. Piccinini sottolinea che la posizione delle confederazioni è sempre quella espressa nel documento unitario (in cui si chiede l’eliminazione delle decontribuzione e dell’obbligatoria devoluzione del tfr ai fondi, oltre che un regime di favore per i fondi pensione chiusi, ndr). ´Ma se il ministro sarà in grado di formalizzare modifiche sostanziali relative alle nostre richieste’, continua Piccinini, allora sarà possibile ragionarci su. Dello stesso parere è Adriano Musi, numero due della Uil, per il quale la decontribuzione è una misura sulla quale non c’è margine di trattativa. ´Non c’è spazio per alcuna mediazione sul taglio ai contributi, e quindi alle pensioni future, dei giovani’, chiarisce Musi, ´ma se si vuole aprire un confronto sulla riduzione del costo del lavoro, per esempio attraverso una fiscalizzazione degli oneri sociali come proponiamo noi, allora se ne può parlare’. E le ipotesi formulate dai tecnici del welfare sembrano andare proprio in questa direzione, cioè nel senso di spostare il peso del costo del lavoro dalla decontribuzione previdenziale alla fiscalizzazione di alcuni oneri assistenziali, che pesano sulla busta paga in quanto gravano impropriamente sui conti dell’Inps.

Tra le altre ipotesi, poi, sono in vista agevolazioni fiscali per i fondi chiusi, un’idea che risponde alle aspettative dei sindacati. E la devoluzione del tfr non più obbligatoria, come ora prevede la delega, ma con il meccanismo del silenzio assenso, che a Musi sembra ´già un positivo passo avanti rispetto all’obbligatorietà’. Importante, poi, per i sindacati, chiarire con il ministro ´obiettivi e criteri del Testo unico sulla previdenza, per il quale viene chiesta una delega’. Il chiarimento è necessario, sottolinea Musi, ´per evitare di ritrovarci con una terza riforma della previdenza fatta senza passare per il parlamento’. Alla vigilia dell’incontro tra il governo e i sindacati su uno dei temi più controversi del momento, dunque, il clima sembra più disteso. E spuntano reali margini di trattativa. Salvo il veto degli industriali, però, per i quali la decontribuzione è una misura ´indispensabile’, e che sono inoltre pronti a dare battaglia anche sul conferimento del tfr ai fondi pensione. Il presidente di Assolombarda, Michele Perini, per esempio, a proposito di sblocco del tfr ieri ha chiesto ´strumenti finanziari compensativi per le imprese’. Intanto, la delega sulla previdenza prosegue il suo iter parlamentare con le audizioni delle parti sociali in commissione lavoro di palazzo Madama. Domani è la volta dei presidenti delle regioni e di Consilp, il sindacato dei liberi professionisti.