Pensioni, sindacati lontani dalla proposta unitaria

04/12/2003


GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2003
 
 
Pagina 39 – Economia
 
IL CASO
Epifani: restano alcuni elementi da approfondire e la Dini è sempre valida

Pensioni, sindacati lontani dalla proposta unitaria
          ROMA – In piazza insieme, questo sabato. Ma ancora al lavoro per trovare una proposta di riforma comune. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani riassume così lo stato dei rapporti del sindacato sulle pensioni, alla vigilia della mobilitazione nazionale. «E´ presto per dire se ci sarà, come spero, una proposta unitaria. Restano ancora degli elementi di approfondimento – aggiunge Epifani – su cui stiamo lavorando». Tra l´altro Epifani sembra escludere che il sindacato possa formulare una "proposta" in senso stretto perché resta valida e sufficiente, a suo giudizio, quella già varata dal governo Dini del ´95. Semmai il sindacato lavorerà per «allargare l´area della inclusione sociale e ridurre le diseguaglianze sociali», nel quadro però della Dini. I tempi? Non sono certo fulminanti. «Bisogna aprire al più presto un rapporto democratico con i lavoratori». Di opinione diversa è Savino Pezzotta, che della Cisl è segretario, favorevole già da martedì a sfidare il governo Berlusconi con una controproposta dettagliata, vera, da scrivere subito.
          Il ministro del Welfare Maroni si affida a metafore marinare per ripetere che il tempo sta scadendo: «La navigazione è a vista fino al 10 dicembre. E poi navigazione strumentale: cioè avanti tutta. La verità è che trattiamo da mesi e aspettiamo una proposta del sindacato entro sabato. Dopo sarà lecito procedere. La data del 10», aggiunge Maroni, «non è un ultimatum. E´ il termine entro cui depositare correzioni ed emendamenti in commissione Lavoro del Senato, prima del voto». Di lì a poco, il presidente della Commissione Zanoletti (Udc) annuncia che il termine per la presentazione degli emendamenti slitta di un giorno, dal 10 all´11 di dicembre (anche per recuperare la giornata festiva dell´8 dicembre, l´Immacolata). Ma la sostanza, e la tempistica parlamentare, cambia di poco.
          A proposito di emendamenti i centristi della maggioranza insistono per una riforma molto più graduale, punto su cui Maroni non apre ma neanche chiude. Una cosa, invece, è già certa: gli incentivi, quelli partiranno soltanto dopo l´approvazione della legge. «Non ci sarà stralcio per farli partire prima. L´ipotesi è circolata, ma era infondata»
          Se la tabella di marcia del ministro verrà rispettata la riforma arriverà in aula a gennaio (come si deduce dal calendario dei lavori che la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso ieri).
          In questo clima, Cnel ed Eurisko pubblicano un´indagine sulle ansie degli italiani, tra cui certamente ci sono le pensioni. Certo, qualcosa andrà pur fatto. Il 67% degli italiani ammette che il sistema previdenziale dev´essere riformato, ma il 63% boccia la prospettiva che si possa andare in pensione dopo i 40 anni di contributi (ne dovrebbero bastare 34). Il 50% degli intervistati, poi, boccia l´ipotesi d´innalzare l´età pensionabile a 65 anni per gli uomini (la controproposta è 59) e a 60 anni per le donne.
          (a.fon.)