Pensioni, sindacati irritati per la convocazione fantasma

16/02/2004


  sindacale


16.02.2004
Pensioni, sindacati irritati per la convocazione fantasma
L’incontro con l’esecutivo, annunciato per il 19, non è stato ancora formalizzato. Cgil, Cisl e Uil sono pessimiste

MILANO Clima teso sul fronte pensioni. Quella che si apre oggi potrebbe essere la settimana decisiva. Il ministro Maroni, qualche giorno fa, aveva indicato in giovedì la giornata in cui il governo avrebbe convocato Cgil, Cisl e Uil per illustrare la sua «proposta finale». E in vista di quell’appuntamento Cgil, Cisl e Uil hanno
riunito (venerdì scorso) le segreterie unitarie. L’incontro del 19, però,
ancora non è stato convocato. Almeno ufficialmente.
«Io non ho ancora ricevuto nessuna convocazione formale» – dice
Savino Pezzotta. Solo notizie di agenzia, dichiarazioni, indiscrezioni. Un modo d’agire «eccentrico», lo definisce il numero uno della Cisl. Che certo non aiuta a migliorare il clima.
Certo, se incontro sarà convocato i confederali ci andranno con curiosità. E valuteranno se, nella «proposta finale», avranno trovato spazio le controproposte a suo tempo avanzate dal sindacato.
Gli auspici, però, non sono dei migliori. E non solo per l’irritualità
della convocazione della riunione, cui peraltro i sindacati, con questo
governo, dovrebbero essersi abituati. A spingere al pessimismo sono le questioni di merito. «Non c’è nessuna riforma – ribadisce il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -, l’unica cosa certo è il taglio alla spesa previdenziale e in una dimensione molto importante: lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo». Cioè qualcosa come otto miliardi di euro che verrebbe ad essere scaricato sulle spalle del lavoro dipendente. Dunque? «Valuteremo la proposta del governo – aggiunge Epifani – e poi decideremo cosa fare insieme. Certo, se le scelte danneggeranno i lavoratori sarà necessaria una risposta».
E scettico è anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Anzi. Più che scettico Angeletti è tranchante. «Sarà impossibile trovare un accordo con il governo» – dice. «Andiamo a vedere cosa ci dice il governo – afferma -, ma sappiamo che l’alternativa è tra un male minore e un male peggiore». Secondo il leader della Uil, poi, a rendere le cose ancora più complicate è la mancanza di una posizione
unitaria tra le tre confederazioni. «Se la proposta sarà inaccettabile
reagiremo – aggiunge – non so prevedere cosa proporrà il governo».
Qualcuno ritiene che l’esecutivo possa accontentarsi di un intervento modesto, capace di mettere d’accordo le diverse sensibilità che si sono espresse in questi mesi all’interno della maggioranza, e c’è chi, invece, vuole un intervento pesante, da spendere come credenziale in sede Ue. Quel che è certo è che nessuna delle due ipotesi potrà essere accettata dal sindacato. Almeno alla luce di quanto è dato sapere.
Giovedì, comunque, la posizione definitiva del governo dovrebbe essere svelata. Maroni assicura che l’incontro si farà. Le convocazioni saranno spedite «presto». La proposta sarebbe già definita, tanto che – è lo stesso Maroni ad dirlo – non ci sarà bisogno di altre riunioni dell’esecutivo. E la novità dovrebbe essere costituita
dall’addolcimento dello «scalone».
Ma Maroni, solo a dicembre, aveva anche assicurato che entro gennaio la riforma sarebbe stata legge.