“Pensioni” Sindacati in ordine sparso

07/06/2007
    giovedì 7 giugno 2007

      PENSIONI. LA CGIL «APRE»

      Sindacati in ordine sparso
      a un tavolo che non parte

      Di Ettore Colombo

        Con il fiato sospeso e in attesa di sapere come finirà la bagarre in corso ieri sera al Senato sul caso Visco-Guardia di Finanza, i sindacati italiani attendono impazienti la ripresa dei tavoli, sospesi ormai da settimane, della concertazione, teorico atout del governo (quando nacque) ma, dopo tutti questi mesi post-Finanziaria passati tra una polemica sul “tesoretto” e un braccio di ferro sugli statali, diventato una specie di sua pallida imitazione.

        Ieri pomeriggio il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha mandato l’ennesimo, moderato, segnale, ai sindacati. «I tavoli sulla concertazione saranno convocati a tempi brevi, ma la convocazione spetta alla presidenza del Consiglio». Come a dire, prendetevela con Prodi, è lui che tergiversa. «L’obiettivo – ha spiegato Damiano – è di concluderli entro fine mese». Vaste programme, avrebbe detto il generale De Gaulle, visto che i tavoli aperti e che si trascinano ormai da mesi sono tre e tutti impegnativi. Quello sugli statali, per i quali è stato appena chiuso un oneroso contratto, per le casse dello Stato, è l’unico a buon punto, ma anche solo parlare di produttività e meritocrazia, nel comparto pubblico, comporta i suoi guai, senza dire del fatto che i sindacati esclusi dalla trattativa condotta dal governo con Cgil, Cisl e Uil (Ugl da un lato, Cobas e Rdb-Cub dall’altro) stanno già promuovendo una campagna di mobilitazione contro l’accordo siglato. Quello sulla produttività, per ora, ha prodotto solo segnali di fumo: la Cgil ha aperto alla discussione sull’ampliamento del secondo livello di contrattazione (che Cisl e Uil chiedono con forza) ma il governo è ancora incerto sulla strada da prendere, cioè se detassare gli straordinari o incentivarla in altro modo.

        Infine, c’è il capitolo più delicato, quello che riguarda la riforma del welfare e degli ammortizzatori sociali, con al centro la partita sui «ritocchi» da apportare alla riforma Maroni del 2005. Sempre la Cgil ha timidamente “aperto”, in una riunione dei suoi organismi allargati che si è tenuta lunedì scorso, all’ipotesi cara a Damiano e suo cavallo di Troia per far ingurgitare ai sindacati l’amara pillola del ritocco (in basso) dei livelli pensionistici, i famosi “scalini”, che vedono il via libera della Cisl di Bonanni ma, in questo caso, non quello della Uil di Angeletti. Il quale arriva addirittura a sostenere che «a giugno faremo un buco nell’acqua e che se ne parlerà in autunno», affermazione che irritato non poco Damiano. Al di là delle soluzioni tecniche e stante che i sindacati (per una volta compatti) non hanno alcuna intenzione di cedere sulla revisione dei coefficienti (che, al massimo, potrebbero essere “congelati”) né sull’innalzamento dell’età per le donne, che il governo vorrebbe portare a 62. La Fiom, e cioè i duri e puri della Cgil capeggiati dal duo Rinaldini&Cremaschi, ma anche la Uilm guidata dal moderato Regazzi, per non saper né leggere né scrivere, ha pensato bene di indire una due giorni di sciopero nazionale, il 21 e 22 giugno, per dire, in buona sostanza, «vogliamo tutto». E cioè abolizione dello “scalone”, nessun ritocco ai coefficienti e chiusura delle finestre d’uscita. La Fim, che risponde alla Cisl, s’è tirata indietro: dunque, anche tra i metalmeccanici, alle prese con un difficile rinnovo contrattuale, le prime crepe si vedono. Tra Cgil (e Uil?) e Cisl potrebbero deflagrare di qui a poco.