“Pensioni” Sindacati contro Padoa-Schioppa

26/01/2007
    venerdì 26 gennaio 2007

    Pagina 2 – Economia & Lavoro

    Pensioni, sindacati contro Padoa-Schioppa

      Epifani: non si fanno le
      trattative sui giornali
      Bonanni chiede che smetta
      il terrorismo psicologico

        di Felicia Masocco/ Roma

        A MEZZO STAMPA Fioccano cifre, le dichiarazioni si fanno meno evasive e sale la temperatura sulla riforma delle pensioni. Se poi i conti li fa la Ragioneria dello Stato e il ministro dell’Economia dà l’allarme è difficile far finta di niente. Infatti è scontro. I sindacati hanno preso male il dossier che la ragioneria ha elaborato per il Tesoro e che il ministro Padoa-Schioppa ha commentato sulle colonne di Repubblica. Duecento miliardi di euro in venti anni, tanto costerebbe al Paese l’abolizione dello scalone e la mancata revisione dei coefficienti di trasformazione. Abbastanza per far saltare i conti pubblici nel medio-lungo periodo, è la conclusione che il ministro fa propria. «I calcoli si fanno a regime», afferma Tommaso Padoa-Schioppa, che senza citarlo se la prende con il collega Paolo Ferrero che nei giorni scorsi aveva azzardato la rosea previsione secondo cui i soldi per cancellare lo scalone e per ridurre i coefficienti, ci sono. «Lo dico solo per amore di verità: queste sono le cifre con le quali dobbiamo fare i conti – è invece la posizione del titolare dell’Economia -. Ed è bene che queste cifre le conoscano tutti alla vigilia del confronto su welfare e previdenza».

        E questo è il punto. Essendoci un tavolo, i sindacati vorrebbero conoscere le «cifre vere» in quella sede. Sono quelle della Ragioneria? Si va verso la linea dura sostenuta dal Tesoro? Un assaggio di quello che potrebbe accadere nei posti di lavoro, Epifani, Bonanni e Angeletti l’hanno avuto con i fischi di Mirafiori, la partita è delicata, con «anticipazioni» di questo tipo non si va nessun parte. Guglielmo Epifani sbotta: «Nella cena di Palazzo Chigi avevamo detto che il confronto si fa ai tavoli e non attraverso i giornali. Se c’è Padoa-Schioppa dietro a questo articolo, è venuto meno a un impegno che anche lui si era assunto. La trattativa implica un minimo di responsabilità». Dello stesso tenore i commenti di Bonanni e Angeletti. Il primo parla di «terrorismo psicologico», così «si spaventano i lavoratori, si inquina il dibattito». Il segretario della Uil, un po’ ironicamente un po’ no, ricorda come ci siano «molte persone che dicono che i conti dell’Inps sono malridotti e che il nostro sistema previdenziale non è sostenibile finanziariamente. Sono le stesse persone che pronosticavano che nel 2006 il nostro deficit pubblico avrebbe superato il 4,6%. Tutto ciò si commenta da solo». Ancora Epifani: «Ci dicano finalmente i numeri: noi li abbiamo chiesti e non ce li vogliono dare». Il leader della Cgil annuncia poi che al governo avanzerà la proposta di un contributo di solidarietà sulle stock options dei grandi manager per sostenere il fondo pensioni dei dirigenti confluito nell’Inps «trascinandosi un deficit di un miliardo di euro».

        Esclusa (per ora) dal confronto, la segretaria dell’Ugl Renata Polverini ricorda che «il governo ha il dovere di procedere con l’unico impegno concreto che è quello di abolire lo scalone». Quanto all’idea di allungare l’età lavorativa delle donne, «sarebbe più opportuno individuare misure che agevolino quante a stento riescono ad entrare nel mercato del lavoro, eliminando gli ostacoli che impediscono una reale conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di vita familiare». Sull’argomento, sollevato dal ministro Emma Bonino, si sofferma anche Morena Piccinini che per Corso d’Italia segue la previdenza: «Ricordo al ministro che le donne hanno conquistato da parecchi anni la possibilità di rimanere a lavorare oltre i 60 anni senza che nessun datore di lavoro né pubblico né privato possa impedirglielo. Quindi se davvero la Bonino è per la libertà di scelta delle donne, noi siamo d’accordo con lei». Altra cosa, è la discussione di oggi, «tutta incentrata su come innalzare obbligatoriamente l’età pensionabile delle donne. Su questo la Cgil non è d’accordo».