“Pensioni” Sicilia: tornano le baby

02/11/2006
    gioved� 2 novembre 2006

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    Sicilia, tornano le baby-pensioni

      Sentenza della Corte dei Conti isolana, la Regione rischia il tracollo

        il caso
        FRANCESCO LA LICATA

          PALERMO
          Un esercito di impiegati della Regione Siciliana si appresta ad usufruire del “privilegio” della baby pensione, “malcostume” che gi� in passato ha costituito “scandalo” per l’intero paese. Una sentenza della Corte dei conti siciliana (depositata marted� scorso), infatti, ha dato ragione a 102 dipendenti regionali che avevano chiesto di poter andare in pensione con 25 anni di anzianit�. Il provvedimento, per�, riguarda anche tutti gli altri “regionali” nelle stesse condizioni che avevano chiesto l’arbitrato della Corte. Se, dunque, si dovesse verificare il via libera indifferenziato e contemporaneo per tutti, il governo regionale verrebbe a trovarsi nella difficile situazione di dover sborsare circa 300 milioni di euro per il pagamento delle liquidazioni del Tfr e per gli adeguamenti maturati dalla data della presentazione dei ricorsi. E sembra proprio che questi soldi non siano in cassa.

          E’ storia lunga, quella delle baby pensioni e dei tentativi di porre fine all’anomalia. Storia lunga e complicata, controversa fino a rendere difficoltosa la stessa ricostruzione dell’origine e il conseguente evolversi che ha coinvolto, in sei anni, pi� d’una compagine governativa. L’ultimo atto era stato compiuto, alla fine del 2003, dal governatore Tot� Cuffaro, che era riuscito a bloccare l’esodo di 4619 impiegati pronti ad essere posti a riposo dopo 25 anni di servizio, invece dei 35 richiesti dalla legge nazionale. Non bast� l’”assalto alla diligenza” con cui i “pensionandi” si precipitarono a firmare la richiesta. Solo in seicento ce la fecero. Gli altri incapparono nel blocco di Cuffaro, preoccupatissimo delle conseguenze economiche della fuga di massa. Ma chi fu lasciato a piedi dalla “diligenza”, tent� di riprenderla alla fermata successiva, quella della Corte dei Conti.

          Si � sempre molto parlato – e non sempre a proposito – dello “scandaloso sistema pensionistico siciliano” tenuto in piedi dalla legge 2 del 1962 che stabiliva in 25 anni di servizio il “tetto” per la pensione. Alle donne quella legge offriva, poi, un ulteriore scivolo di 5 anni in considerazione delle maggiori difficolt� che incontravano nell’inserimento del mercato del lavoro che, peraltro, avveniva quando erano gi� madri.

          Quel “sistema” ha resistito a lungo, anche se non � esatto considerarlo esclusivamente “siciliano”. Nel 2000, per esempio, proprio mentre – come vedremo – il governo regionale di centrosinistra si apprestava a varare una vasta riforma che, tra l’altro, tendeva a livellare le differenze con le leggi nazionali, la regione col maggior numero di dipendenti pubblici andati in pensione sotto i 50 anni era la Lombardia. Al Sud la Sicilia era superata da Campania e Puglia. E nel 2002 proprio la Puglia approvava un decreto e concedeva incentivi per i prepensionamenti che arrivavano anche a 74 mensilit�.

          E’ stato il governo di Angelo Capodicasa (ds) – ironia della sorte Tot� Cuffaro era assessore all’agricoltura di una formazione di centrosinistra – a mettere in moto, nel 2000, la macchina delle baby pensioni. Il diessino spiega: �Volevamo fare una grande riforma del decentramento e trasferire una serie di poteri ai Comuni e alle Province, in modo anche da snellire e svecchiare la mastodontica macchina regionale che allora contava credo 16.500 dipendenti�. Capodicasa insiste: �Il tentativo di trasferire il personale agli enti locali era impraticabile perch� nessun regionale avrebbe accettato di andare al Comune o alla Provincia. Non rimaneva che il prepensionamento. E allora abbiamo offerto l’ultima “finestra” possibile prima di far scattare l’adeguamento alla legge nazionale. Avevamo calcolato di riuscire a dimezzare addirittura l’organico, il numero ideale per la nuova organizzazione della burocrazia regionale pensata dalla riforma che avevamo in animo di varare�. La domanda, come si dice, sorge spontanea. Ma c’erano, allora, i soldi per pagare le liquidazioni? Angelo Capodicasa annuisce: �Avevamo accantonato 1500 miliardi di vecchie lire. Ma poi ci fu il ribaltone, cadde il governo, la riforma mor� lentamente e rimase la finestra per i prepensionamenti. I 1500 miliardi, per�, furono incamerati dal governo di centro destra di Cuffaro e cos� non si trovarono pi� i fondi per agevolare le uscite. Quindi arriv� il blocco di Cuffaro che ferm� l’esodo�. E da qui i ricorsi alla Corte dei conti, mentre la Columbia University premiava il vicepresidente della Regione siciliana, Vladimiro Crisafulli (ds), per quella riforma che non avrebbe mai visto la luce. In verit�, con Cuffaro ha resistito (per sei anni) un “Ufficio speciale per il decentramento” che, a sentire Capodicasa, �non ha prodotto granch�.

          Come finir�? I timori per una insopportabile mazzata alle casse della Regione sono palesi. Alfredo Liotta, capo del personale, esclude che la sentenza – peraltro non in sintonia con altri tre pronunciamenti di segno opposto della Corte dei conti – diventi esecutiva, dal momento che �sar� oggetto di ricorso e di richiesta di sospensiva�. I “pensionandi” ovviamente gridano alla vittoria. E l’agguerritissimo sindacato dei dipendenti regionali, il Cobas/Codir che vanta il maggior numero di iscritti, ha gi� fatto intendere che sar� guerra. I segretari Dario Matranga e Marcello Minio parlano di �restituzione per legge di un diritto acquisito� e sottolineano che non esiste �nessun aggravio� per le casse della Regione. �La sentenza – scrivono in un comunicato – stabilisce semplicemente la “restituzione” del Tfr accantonato dai dipendenti regionali siciliani durante tutta la propria attivit� lavorativa�. Come a dire che sono soldi del lavoratori, �che per legge, dal 1 gennaio del 2004, la Regione avrebbe dovuto versare all’Inpdap�.

            102 / i �vittoriosi�
            La Corte dei conti ha accolto il ricorso dei primi 102 dipendenti della regione Sicilia che, sfruttando una norma in vigore fino al 2000, avevano chiesto di andare in pensione con 25 anni di anzianit� di servizio (20 per le donne).
            4.000 / ancora in attesa
            Sono in totale 4000 i dipendenti della regione Sicilia che avevano chiesto di andare in pensione dopo 25 anni di servizio. Se la Regione dovesse accontentare tutti, le casse della Sicilia subirebbero un aggravio di 300 milioni di euro.
            108,3% / dello stipendio
            Fino a che la norma � rimasta in vigore, non solo i dipendenti pubblici siciliani potevano andare in pensione dopo 25 anni, ma era anche remunerativo farlo. La pe4nsione infatti ammontava al 108,3% dell’ultimo stipendio.
            80.000 / i �baby-pensionati�
            I pensionati pubblici sotto i 50 anni rappresentano il 3,3% del totale dei pensionati del settore pubblico. Un numero che sale a 495 mila se si considerano i pensionati con meno di 60 anni che rappresentano nel complesso il 20% del totale.
            10.264 / il record lombardo
            Il primato per il maggior numero di under-50 a riposo � la Lombardia (10.264) che strappa il primo posto alla Campania (9.352) e al Lazio (8.463). Quarta la Sicilia con 7.145. In totale Nord e Sud sono pari con 32.500 pensionati a testa.
            30.814 / i �ministeriali�
            Gli ex ministeriali sono la categoria pi� numerosa tra i dipendenti pubblici a riposo con meno di 50 anni. Al secondo posto i pensionati degli enti locali (29.267) e al terzo i dipendenti della scuola (17.583). Le donne sono 45.161, i maschi 35.188