Pensioni, si riaccende lo scontro

21/06/2004
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    Domenica 20 Giugno 2004


    DOPO LE PAROLE DI FAZIO CGIL CISL E UIL TORNANO ALL’ATTACCO
    Pensioni, si riaccende lo scontro

    GIUSY FRANZESE


    Roma. Prende di nuovo corpo la polemica sulla riforma delle pensioni. Forti dell’appoggio insperato arrivato dal governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, i sindacati ritornano alla carica e avvertono: se il governo tirerà dritto. reagiremo. Ma non sono solo i sindacati a prendere al volo le parole di Fazio. Il presidente della commissione Lavoro della Camera (dove martedì ripartirà l’esame del provvedimento), Domenico Benedetti Valentini di An, manda a dire a Maroni che «i tempi e la conclusione dell’esame della delega saranno decisi collegialmente. Il governo ha il diritto e il dover di decidere, ma senza mostrare i muscoli». Anche se poi il ministro Gianni Alemanno osserva che l’appello di Fazio deve essere raccolto sì, ma «in sede applicativa», mentre la delega «va chiusa rapidamente». Ma ormai il freno a mano è stato tirato e anche in casa Udc si schierano con il governatore. «Un grande paese non si governa a colpi di decisioni ma sentendo i grandi attori sociali» e «soprattutto una materia come le pensioni necessita della ricerca di una corresponsabilità attraverso il dialogo» dice Ivo Tarolli.


    Osservazioni che, per ora, comunque, non fanno spostare di una virgola Maroni. Che ribadisce: «Il capitolo delle pensioni è chiuso: ora se ne apre un altro, quello dell’attuazione delle delega. Il governatore Fazio ha espresso opinioni legittime che però io non condivido». Riapertura del dialogo? Il ministro talia corto: «Ne abbiamo discusso per quasi tre anni, il confronto c’è stato».
    Mercoledì ci sarà la segreteria unitaria di Cgil Cisl e Uil, si parlerà di sviluppo e Sud, ma è probabile che verrà affrontato anche il tema pensioni. La Cgil sicuramente chiederà di mettere in conto nuove iniziative di protesta. Di certo ieri tutti e tre i leader erano molto seccati. «Non so se il governo tornerà a parlare di pensioni, tutte le volte che lo fa sbaglia, sarebbe meglio che tacesse» commentava il numero uno Cisl Savino Pezzotta. «Noi – precisava il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – siamo favorevoli ad una riforma che preveda solo due cose: i fondi integrativi e gli incentivi alle persone che decidano liberamente di restare al lavoro. Obblighi per legge a prolungare la permanenza al lavoro li riteniamo stupidi, controproducenti e ingiusti». Lapidario il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «Quella della riforma delle pensioni è una delle più grandi assurdità a cui mi è capitato di assistere, per come è nata, per come viene affrontata e per come sarà approvata».


    Ma c’è anche un’altra riforma che preoccupa la Cgil, quella sul federalismo, tanto che se dovesse essere approvata il sindacato di Corso Italia «inviterà i cittadini a votare no al referendum». Contro il federalismo si è espresso più volte anche Montezemolo. Epifani è d’accordo con lui: «La devolution divide i diritti dei cittadini a seconda della regione di provenienza e compromette la forza di fare sistema che il paese deve avere». E il feeling tra Confindustria e sindacati continua anche su quel «basta litigi» rivolto da Montezemolo all’esecutivo. «Se il governo divide, non affronta i problemi e non incontra i sindacati allora è legittimo che Montezemolo si preoccupi» osserva Epifani. «Un appello che ogni persona normale in un paese normale dovrebbe condividere» commenta Angeletti. E così Pezzotta: «Se il governo smettesse di litigare, se ci mettessimo a ragionare di politica economica, sarebbe un bene per tutti».


    Intanto però, proprio in casa sindacale, le divisioni riaffiorano ad ogni decisione pratica. È il caso del negoziato sul contratto per il commercio. Lunedì dovrebbe riprendere la trattativa, ma sul risultato pende come una mannaia la decisione della categoria della Cgil di abbandonare il tavolo. «Speriamo che la dissociazione della Filcams-Cgil sia temporanea» dice Angeletti. «Mi auguro che si trovi una soluzione» osserva con non troppe speranze Pezzotta. Epifani, dal canto suo, assicura: «Non è intenzione da parte mia mettere veti o altro». Ma poi ammette: «Avere nei fatti un nuovo sistema contrattuale è un punto molto delicato». Detto ciò, comunque, lascia una porta aperta: «Penso che una soluzione si possa trovare, tocca alle categorie risolvere questo problema».