Pensioni, si prepara la mobilitazione

02/02/2004


  Sindacale




1 febbraio 2004
Pensioni, si prepara la mobilitazione
Epifani: «La nostra pazienza è al limite, non possiamo stare fermi mentre il governo fa e disfa»
di 
Felicia Masocco

ROMA La riduzione del danno non è negli obiettivi della Cgil, ieri Guglielmo Epifani lo ha detto chiaro e tondo, sulle pensioni non si tratta, anzi ci si mobilita perché «non possiamo stare fermi mentre altri fanno e disfano. La nostra pazienza sta finendo».
Al sindacato il compito di «difendere quello che va difeso con tutte
le forme di lotta, sciopero compreso».
Non è una novità che l’organizzazione di Corso d’Italia sia pronta
a scendere in piazza se il governo procede con la riforma delle pensioni o se lo stesso dovesse fare la maggioranza in Parlamento cui Maroni ha scaricato la patata bollente. Nelle ultime riunioni degli organismi dirigenti l’eventualità di una mobilitazione è stata messa nero su bianco.
Ma chi ieri ha ascoltato il segretario generale concludere a Roma la conferenza nazionale sul Welfare e salute ha avuto l’impressione di un “serrate le fila”, il tempo sta scadendo a parere del maggiore sindacato che si mostra indisponibile a farsi ricacciare nelle sabbie mobili della verifica di governo ad esempio, o nelle strategie e tattiche pre-elettorali. L’una e le altre per Epifani non possono differire ulteriormente le risposte che il governo si è impegnato a dare al sindacato. È poi emerso un altro elemento, la mobilitazione a cui pensa la Cgil è a tutto campo, contro le politiche economiche e sociali del governo, oltre le pensioni. Dopo l’analisi sul «quadro disastroso consegnato dal governo», il leader della Cgil ha lasciato intravedere una nuova stagione di iniziativa «unitaria ma ferma», una sorta di «primavera», «che non può non arrivare dopo un lungo inverno come ci ha insegnato – ha detto – la storia del sindacato 60 anni
fa». Epifani non cita Cisl e Uil, ma insiste sul ruolo del sindacato: «Con gli enti locali siamo un nodo di coesione sociale, non possiamo che riprendere la strada della mobilitazione e dell’impegno sociale. Dobbiamo farlo assieme, ce lo chiede la fase straordinaria che sta attraversando il Paese e le persone ch e rappresentiamo».
La difesa di un sistema previdenziale «equo e solidale» che la decontribuzione, ad esempio, sia pure riveduta e corretta non potrà mai garantire; una nuova politica dei redditi «che non parta dall’idea che per affrontare l’inflazione e la tenuta del potere d’acquisto delle retribuzioni bisogna cambiare modello contrattuale», se si seguirà questo percorso i salari si abbasserebbero laddove andrebbero
maggiormente difesi, mentre dove ci sono più risorse da redistribuire
resterebbero quelli che sono.
«Non possiamo scherzare, la Cgil non è e non sarà mai disponibile ad una logica che frantumi il contratto nazionale», si può potenziare il secondo livello, ma il primo non si tocca. Non è così che si può affrontare il progressivo impoverimento di ampie fette della popolazione, ceti medi compresi. Il dato è sotto gli occhi di tutti quantunque l’esecutivo per due anni abbia negato l’esistenza del problema e di recente abbia sostituito la negazione scaricando la responsabilità dapprima sull’euro poi sulle massaie che nell’acuta
analisi del presidente-economista «devono dedicare più tempo alla
spesa». Quindi il Welfare, lo stato sociale conquistato con decenni di
lotte e ora bersaglio di un attacco concentrico: istruzione, ricerca, sanità, per il Welfare in Italia si spendono «due punti in meno della media europea» ed è singolare che la Ue si prenda a parametro per questo o quello e non per quanto riguarda le risorse per i servizi e le protezioni sociali. È stato questo il tema centrale della conferenza della Cgil e ieri davanti a seimila persone ci sono tornati su anche Gino Strada che ha difeso il diritto a una sanità «pubblica, gratuita e di alto livello», don Luigi Ciotti che ha espresso preoccupazione per «la grave crisi della legalità», e il sindaco di Roma Walter Veltroni che in un lungo e applaudito intervento ha ricordato come la
Finanziaria abbia colpito duramente la capitale. «Sono stati tagliati 200 milioni di euro da Roma Capitale, è stato eliminato il buono case, ma questo non ha determinato tagli ai nostri servizi sociali» ha detto il sindaco testimoniando le difficoltà in cui versano gli enti locali costretti dalla scure sui trasferimenti a fare salti mortali per garantire ancora servizi e prestazioni. Guglielmo Epifani ha concluso il suo intervento con una nota di ottimismo, «non riusciranno a batterci»,
ha detto, riferendosi a tutto il sindacato verso cui il governo ha proceduto o «tentando divisioni» oppure «mettendolo nell’angolo».
Una prima risposta al segretario della Cgil è arrivata da quello della Cisl, «siamo pronti a mettere in campo ogni azione sindacale, purché sia subordinata a sostenere una proposta unitaria su ogni tema del confronto», ha detto Savino Pezzotta. È quindi necessario un accordo unitario su tutti i temi in campo, dalle pensioni ai contratti, passando per il Welfare e lo sviluppo, e la cosa non è affatto semplice considerato che sui contratti, ad esempio, tra le de confederazioni le divergenze sono profonde. Anche la Cisl comunque rileva il «profondo malessere che attraversa il Paese e, in particolare, i lavoratori e i pensionati». «Di fronte a questo – ha spiegato Pezzotta
- è necessaria una forte iniziativa per un confronto con il governo e
con le controparti sociali».