Pensioni: si apre un varco nell’ala sinistra

06/07/2007
    venerdì 6 luglio 2007

    Pagina 3 - Primo Piano

      Retroscena
      Le tappe verso l’intesa

        Si apre un varco
        nell’ala sinistra

          Le nuove regole non toccheranno i lavori usuranti
          Così Enrico Letta ha convinto i duri di Rifondazione

            FABIO MARTINI

              Alle 19,04 le immagini dell’intervista di Romano Prodi al Tg3 sfumano e nel suo studio a palazzo Chigi il presidente del Consiglio ha subito l’impressione che c’è qualcosa che non va. I titoli di testa del Tg «mi sembra che offrano un messaggio non del tutto centrato». E Prodi decide di far trasmettere immediatamente alle agenzie «una integrazione» che corregga l’impressione di una adesione acritica alle tesi di Rifondazione comunista, come pareva da quello stentoreo «abolire lo scalone è doveroso». Diciassette minuti più tardi l’agenzia Ansa batteva l’integrazione, con la citazione da parte di palazzo Chigi del testo del programma dell’Unione, che parla sì di «abolizione del ”gradino”», ma anche di «innalzamento graduale e volontario dell’età pensionabile». E a quel punto diventava più chiaro il messaggio del premier dopo una settimana vissuta in depresso silenzio: lo scalone va sì abolito ma gradualmente, non tutto in una volta. E soprattutto non va più considerato un tabù l’innalzamento volontario dell’età pensionabile. Perché – Prodi finalmente lo ha scoperto – così è scritto nella “Bibbia” dell’Unione, il famoso programma di 281 pagine richiamato da tutti come il testo dal quale non ci si può discostare. E che a pagina 171 scandisce quel doppio impegno.

              E anche se Prodi non lo ha detto al Tg3, le febbrili, riservate trattative delle ultime ore con Rifondazione hanno consentito di aprire un varco nella posizione sinora irremovibile del Prc, attestata su «scalone via subito e per tutti». Che qualcosa si stia muovendo lo confermava indirettamente in serata il segretario del Prc Franco Giordano: «Non transigiamo sull’ipotesi di innalzare l’età pensionabile per gli operai turnisti e per chi lavora alle catene di montaggio». Una perifrasi che sembra alludere al fatto che per lavori meno usuranti l’età si può gradualmente alzare.

              Dopo una settimana trascorsa in una sostanziale passività, nelle ultime 48 ore Prodi e il suo braccio destro Enrico Letta avevano sondato gli umori degli alleati e avevano deciso di uscire allo scoperto grazie all’incoraggiamento preventivo del centro della coalizione (Ds, Margherita, Udeur), della sinistra (Sinistra democratica, Verdi, Pdci), dei tre sindacati (Cgil, Cisl, Uil) ma non ancora quello delle due ali più estreme: Rifondazione comunista e l’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini.

              Certo, il sentiero è strettissimo. Ma Prodi ha deciso di scommettere sulla valorizzazione del programma dell’Unione e sull’area di centro-sinistra della coalizione, mettendo nel conto la contestazione delle due ali. Che per quanto riguarda l’ala moderata è stata però più feroce di quanto lo stesso Prodi si potesse immaginare. Lamberto Dini, autore della riforma pensionistica del 1995, è stato tranchant. In una intervista al Tg2 ha detto senza chiaroscuri: «Se le cose stanno così come dice Prodi, io annuncio il mio voto negativo al Senato». E alla giornalista del Tg2 chi gli chiedeva se la sua posizione potesse preludere alla caduta del governo Prodi, con tono quasi sprezzante Dini ha risposto: «Questi sono affari suoi». E poi lo stesso Dini confidava: «I risparmi che ha annunciato sulla pubblica amministrazione? Una boutade. Se pensa di farli con i tagli sulle autoblu e sui telefonini, stiamo freschi questa è una presa in giro». La sintesi? «E’ un cedimento completo a Rifondazione». Qualcosa di vero nelle parole di Dini doveva esserci, tanto è vero che le reazioni dei dirigenti del Prc non erano negative. Il ministro Paolo Ferrero: «Le parole di Prodi sono positive: riparte dal programma e ascolta gli scioperi dei lavoratori». Certo, Rifondazione per tutta la giornata di ieri e gran parte di quella di oggi è impegnata in un convegno a porte chiuse della corrente di maggioranza, quella che un tempo si richiamava coralmente alle posizioni di Bertinotti e che ora è attraversata da una maggiore articolazione. Oggi, alla fine del “conclave”, il Prc farà capire come la pensa. E nel consiglio dei ministri convocato per oggi, il vicepresidente Francesco Rutelli ha chiesto si apra un dibattito approfondito sulla riforma pensionistica.