Pensioni: Sciolto il nodo dello scalone

16/02/2004

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
038, pag. 5 del 14/2/2004
di Filippo Caleri



RIFORMA PENSIONI/Giovedì il governo svelerà le sue carte sulle modifiche.

Sciolto il nodo dello scalone

Il meccanismo verrà modificato, non si sa come

Giovedì il governo tirerà giù le sue carte sulla riforma delle pensioni e presenterà l’atteso maxiemendamento previdenziale.

Lo ha annunciato ieri sera il ministro del welfare, Roberto Maroni, illustrando, seppure per grandi linee, i contenuti del testo che verrà sottoposto alle parti sociali. ´Sarà una proposta della maggioranza, non di questo o di quel partito, che tutta la maggioranza condivide e sostiene’, ha spiegato Maroni. ´La nuova proposta del governo riguarderà tutto il complesso della legge delega, non solo ciò che avverrà dopo il 2008. Comprenderà quindi il conferimento del Tfr, la decontribuzione, i fondi pensione, la delega per il Testo unico. Quanto agli incentivi fino al 2008 e alla nuova struttura che ci sarà dopo, c’è una proposta diversa da quella formulata dal governo, una proposta che va ancora affinata, e per questo ci vuole qualche giorno’.

La maggioranza avrebbe insomma raggiunto un accordo, seppur di massima, sulla modifica del cosiddetto scalone, cioè dell’innalzamento da 35 a 40 anni di contributi dal 2008 previsto attualmente dalla legge delega per la riforma del sistema previdenziale.

L’orientamento della maggioranza sulla necessità di cambiare la norma considerata troppo restrittiva dell’innalzamento, senza gradualità del numero minimo di anni di contributi da 35 a 40 dal 2008, è stata confermata ieri dopo un vertice alla presidenza del consiglio tra il vicepremier Gianfranco Fini, il viceministro dell’economia Baldassarri e il sottosegretario al welfare, Pasquale Viespoli, che al termine dell’incontro ha detto: ´È acquisito che si modifica lo scalone, ma il confronto è ancora aperto sul come’.

Nessuna soluzione è ancora data per certa. Viespoli non è entrato nel merito delle ipotesi allo studio, limitandosi a dire che ´qualsiasi proposta alternativa parte dal doppio canale’. Un termine che sottintende la possibilità di andare in pensione con il requisito di 40 anni di contributi, oppure con un mix di requisiti che comprendono, appunto, l’età anagrafica e gli anni contributivi, in sostanza il meccanismo della quota.

Viespoli non ha fornito però indicazione sulle ipotesi relative alla sua composizione. Il lavoratore che sceglierà la quota non avrà, così, penalizzazioni. Nel testo attuale delle delega, invece, resta la possibilità di andare in pensione dal 2008 con 35 anni di contributi e 57 di età, ma con il disincentivo del metodo contributivo.

Il nodo si scioglierà anche sulla base delle proiezioni finanziarie che la Ragioneria generale dello stato sta elaborando per calcolare i risparmi che le differenti ipotesi allo studio consentiranno di ottenere. Un punto però sembra certo: la delega non si tocca. ´L’impostazione è chiara.

Fuori discussione che l’idea è quella di modificare la delega. Resta da definire l’impatto finanziario, e per questo attendiamo i dati della Ragioneria, al fine di consentire poi una decisione politica’ ha detto il sottosegretario che ha aggiunto che a livello di maggioranza e di governo ´si sta lavorando in un clima di convergenza per affrontare l’incontro con il sindacato previsto per giovedì’.

I sindacati, che ieri si sono riuniti, con le loro segreterie, per fare il punto sulle ipotesi di modifica allo studio, vanno comunque in ordine sparso sul tema pensioni.

Per la Cgil, infatti, la riforma delle pensioni messa a punto dal governo peggiorerà la vita dei lavoratori dipendenti. ´Parlano di riforma’, ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani, ieri a Pescara per partecipare alle manifestazioni indette dai sindacati, ´ma in realtà è un’altra cosa, è una riduzione della spesa per far fronte ai problemi con l’Unione europea’. (riproduzione riservata)