“Pensioni” Scalone in bilico

19/06/2007
    martedì 19 giugno 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    PREVIDENZA E POLITICA

      Pensioni, oggi
      parte la maratona
      Scalone in bilico

        I Comuni aprono un altro fronte di scontro
        “Il governo non può toglierci 4,4 miliardi”

          ROMA
          Oggi alle 15 comincia la maratona sulle pensioni. L’incontro non sarà certo conclusivo, ma i tempi sono stretti: solo 9 giorni restano fino al 28, giorno in cui il governo dovrà approvare il nuovo Dpef (documento di programmazione economica pluriennale). Il governo non presenterà nessuna nuova proposta, dice il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Ds), ma la legge Maroni lasciata dal centro-destra sarà attenuata. Intanto, scoppia una nuova grana, stavolta con i Comuni: il vertice di ieri sera tra Prodi e i sindaci dell’Anci si è concluso nel gelo più totale, dopo l’annuncio del premier della volontà del governo di «congelare» circa 4,4 miliardi di euro di avanzi di amministrazione messi da parte dai Comuni.

          Cominciamo dalla previdenza. Lo «scalone», ovvero il passaggio brusco a 60 anni dell’età minima per la pensione di anzianità (quella che si ottiene dopo 35 anni di contributi) è, secondo Damiano, «un salto improvviso di tre anni in una sola notte, il 1° gennaio 2008. Lo vogliamo attenuare, e soprattutto lasciare fuori da questo salto chi svolge lavori faticosi e usuranti». Ovvero, chi fa un lavoro usurante potrebbe continuare a poterlo lasciare a 57 anni; per gli altri, il passaggio dagli attuali 57 a 60 sarebbe graduale. Il governo invece tiene duro sulla rivalutazione dei coefficienti di calcolo delle pensioni. È una misura indispensabile per tenere in equilibrio il sistema previdenziale; la vita media si allunga, dunque lo stesso ammontare di risorse risultante dai contributi pagati va distribuito su un numero maggiore di anni. I nuovi coefficienti da introdurre saranno rivisti, dice il ministro, «esclusivamente per i giovani», perché «vogliamo salvaguardare il lavoro flessibile».

          Ieri vertice preparatorio dei tre leader sindacali, Epifani, Bonanni e Angeletti, su cui preme l’ala radicale del sindacato: i consigli di fabbrica della Fiat Mirafiori hanno indetto due ore di sciopero per mercoledì. Senza intesa sullo «scalone», chiariscono fonti di governo, non ci saranno nemmeno gli aumenti per le pensioni basse (50-60 euro al mese in media per circa 2 milioni di persone), i benefici per i precari e la detassazione degli straordinari. Ma il ministro della Solidarietà sociale Ferrero (Rifondazione) afferma che «una posizione comune del governo ancora non c’è». Ferrero continua a sollecitare aumenti della spesa pubblica, e ipotizza che il surplus fiscale del 2007, ovvero «tesoretto», sia più grande delle cifre fin qui accreditate da Padoa-Schioppa.

          Quanto ai Comuni, decisamente negativo l’esito dell’incontro serale a Palazzo Chigi con i sindaci dell’Anci. Si doveva discutere di casa, Ici e bilanci, ma a quanto pare una battuta di Prodi («i Comuni sono pieni di soldi») ha infuocato il clima. Sembra infatti che il governo punti tra l’altro a congelare circa 4,4 miliardi di «avanzi di amministrazione» esistenti nei bilanci degli Enti locali. Risorse che invece l’Anci vorrebbe lasciare nella disponibilità dei Comuni che hanno rispettato il patto di stabilità interno nel 2006. Polemiche e battibecchi non sono mancati, nonostante il tentativo di rettifica del premier. Il più furioso è il forzista Osvaldo Napoli, vicepresidente dell’Associazione: «È stato un incontro tesissimo, noi siamo furibondi. Allo stato, c’è un vero e proprio blocco tra noi e il governo». Toni più pacati ma facce scurissime da parte dei primi cittadini del centrosinistra: «Ne riparliamo all’Assemblea Anci di Bari», ha detto il sindaco di Firenze e presidente Anci Leonardo Domenici, protagonista di un aspro scambio di battute con il sottosegretario Enrico Letta. «Il governo deve farsi carico di questo problema», ha concluso il sindaco di Roma Walter Veltroni.