Pensioni, sarà l’Europa a innalzare l’età

18/04/2003



            Venerdí 18 Aprile 2003
            Pensioni, sarà l’Europa a innalzare l’età

            La Ue e il nuovo Welfare – Berlusconi conferma l’impegno di una «Maastricht sulla previdenza»: risolvere il rischio-invecchiamento

            M.PAL.


            DAL NOSTRO INVIATO
            ATENE – La riforma delle pensioni sarà una priorità del semestre di presidenza italiana dell’Europa. Il presidente del Consiglio lo ha confermato ieri ad Atene nel suo intervento al vertice che ha sancito l’allargamento delle frontiere del Vecchio Continente. «Nel prossimi mesi cercheremo di dare una soluzione al problema dell’invecchiamento della popolazione. Un problema che riguarda tutti gli Stati europei e che va risolto con il necessario aumento della permanenza al lavoro da parte di tutti i cittadini europei attraverso una serie di mezzi diversificati». Il premier ha lasciato intendere ancora una volta di confidare in una soluzione comune a tutti i Paesi che possa in qualche modo attutire l’impatto politico e sociale della riforma. In Italia, ha ricordato, «abbiamo già avuto approvata dal Parlamento una legge delega per quanto riguarda la questione della previdenza e stiamo procedendo per quanto riguarda la competenza del Governo. Il ministro Maroni è al l’opera (si vedano gli altri articoli in pagina, ndr). Qualcuno ritiene che quanto individuato dal Parlamento, che ha fissato i limiti di questa riforma possa essere sufficiente ma c’è un dibattito al riguardo. Naturalmente – ha spiegato ancora il premier – le forze del sindacato affermano che è sufficiente, mentre la Confindustria, lo avete sentito direttamente dalle parole del suo presidente la scorsa settimana a Torino, pensa che si debba fare una riforma più incisiva». Ma alla fine, ha lasciato intendere il presidente del Consiglio, la speranza è che saranno le istituzioni europee a dettare la linea per tutti. «L’Europa – ha affermato – ha una sua posizione: c’è la necessità di rendere competitivo l’intero continente attraverso un innalzamento dell’età pensionabile». Lo sfondo cui fa riferimento il premier è quello degli obiettivi per la competitività posti al vertice europeo di Lisbona del marzo 2000. «A Lisbona – ha sostenuto – si è definito come obiettivo per la Ue di arrivare a essere l’economia più avanzata entro il 2010. Si è parlato di un’economia della conoscenza: ma non c’è conoscenza senza un buon lavoro dei cittadini. Oggi il benessere di un Paese è dato dal risultato del numero dei cittadini che lavorano, dalla quantità di ore di lavoro, dalla quantità di anni in cui lavorano. Sappiamo che l’Europa, a questo proposito, ci impone come traguardo il 70% dei cittadini che lavorino tra coloro che sono in età lavorativa e l’obiettivo è ancora più ambizioso per quanto riguarda la Gran Bretagna. Noi italiani siamo al 55 per cento. Se vogliamo essere più competitivi con gli stati dell’Europa (e l’intera Europa lo vuole essere nei confronti degli Usa) dobbiamo avere più cittadini italiani ed europei che lavorano», ha concluso il presidente del Consiglio.