“Pensioni” Sangalli: «Innalziamo l’età»

25/01/2007
    giovedì 25 gennaio 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

      PREVIDENZA
      LA TRATTATIVA

        Intervista a Carlo Sangalli

          “Innalziamo l’età
          o teniamoci
          almeno lo scalone”

          RAFFAELLO MASCI
          ROMA
          Confcommercio, secondo le parole del suo presidente Carlo Sangalli, è per la linea dura sulle pensioni, l’unica – secondo l’organizzazione – capace di portare risultati. Nella sostanza la ricetta è: o ci teniamo lo scalone con i suoi risparmi, oppure dobbiamo accettare i disincentivi, l’innalzamento dell’età pensionabile e la revisione dei coefficienti di trasformazione. Quanto alla trattativa iniziata tra sindacati e governo su questo tema, è sostanzialmente «melina».

          Addirittura meglio lo scalone, presidente Sangalli?

          «Per quanto possa apparire “rozzo”, lo scalone di Maroni dobbiamo tenercelo caro, perché dà risparmi: 5 miliardi di euro nel 2009, 9 miliardi di euro nel 2011. Non piace? Benissimo, togliamolo di mezzo. Ma i risparmi come li produciamo? Introduciamo almeno dei disincentivi. Altra soluzione non c’è, se non quella – che mi pare stia facendo capolino – di scaricare tutto sulle casse pubbliche, magari sfruttando l’andamento record delle entrate».

          A proposito delle entrate facciamo un inciso: il ministro dell’Economia ha detto che serviranno «anche» per l’abbassamento delle tasse, ma non prima del 2009. Che ne pensa?

          «Noi abbiamo un’idea completamente diversa: un taglio netto alla pressione fiscale da subito consentirebbe un rilancio dei consumi e darebbe una spinta alla ripresa».

          Torniamo alla previdenza e alla mediazione che il governo sta portando avanti…

          «Sia i sindacati che il governo vogliono rimettere mano alle pensioni solo per mitigare gli effetti della riforma Dini che, quando è stata varata, piaceva a tutti perché introduceva una logica di risanamento e sostenibilità, ma ora che presenta il conto non piace più, si cerca una via d’uscita e si ridà fiato al partito della spesa».

          Voi invece, che cosa proponete?

          «Beh, francamente non si comprendono soluzioni a regime che consentono il pensionamento di anzianità prima della soglia dei 60 anni. Una scelta, peraltro, in controtendenza rispetto a quanto avviene in Europa. Bisogna quindi puntare all’innalzamento dei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione. Così come bisogna procedere alla revisione dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni, previsti, anche questi dalla Dini».

          Cioè bisogna fare l’esatto opposto di quanto i sindacati chiedono?

          «Guardi che procrastinare queste scelte significa soltanto scassare il sistema previdenziale e farne pagare ancora più il conto alle generazioni più giovani. Invece, bisogna dare certezze: alla sostenibilità finanziaria di lungo periodo della previdenza pubblica, ai lavoratori e alle imprese».

          Nel pacchetto-riforme del governo ci sono anche le liberalizzazioni. Su questo, almeno, sarete d’accordo: le reclamate da anni.

          «Le liberalizzazioni sono necessarie e vanno perseguite. E’ però necessario confrontarsi, bene e per tempo, con chi opera sul mercato e magari può dare un contributo a costruire nuove regole. Dunque, mai più liberalizzazioni per decreto. E si dia spazio al confronto tanto con le categorie, quanto con il Parlamento. Altrimenti, si rischia di dare adito a chi parla di una politica di due pesi e due misure».