Pensioni, rispunta il contributivo

18/02/2002





Allo studio del Governo l’estensione a tutti del �pro-rata� – Ai fondi integrativi una quota di decontribuzione
Pensioni, rispunta il contributivo
Nel piano anche il capitolo flessibilit� con un nuovo percorso per rivedere l’art. 18, ma senza passi indietro
ROMA – Estensione del metodo contributivo "pro-rata" a tutti i lavoratori; riallineamento delle aliquote di finanziamento con quelle di computo; destinazione di almeno una fetta della decontribuzione direttamente alla previdenza complementare e di un 1% nelle buste paga dei lavoratori neo-assunti. E il varo in tempi brevi di un decreto legge per anticipare la certificazione dei diritti acquisiti allo scopo di arginare il boom dei pensionamenti anticipati (+21% secondo gli ultimi dati Inps). Sono questi i pilastri del piano che � al vaglio della Presidenza del consiglio, per verificare la possibilit� di mediazione con i sindacati sulle pensioni. Ma non solo. Il piano, infatti, prevede anche un nuovo percorso (peraltro ancora tutto da verificare) da seguire sull’articolo 18 senza comunque ricorrere a stralci: partire dalla riforma del collocamento e degli ammortizzatori sociali; aprire contestualmente un tavolo tecnico per cercare un’intesa con le parti sociali, da recepire con l’avviso comune, su un nuovo Statuto dei lavoratori che affronti anche il tema della flessibilit�; avviare, nel caso di un mancato accordo, la sperimentazione sull’articolo 18 dopo aver steso la nuova rete di protezione sociale attorno al mercato del lavoro. E non manca neppure un possibile intervento ad hoc per gli ammmortizzatori sociali: un’aliquota unica collegata a un meccanismo di tipo assicurativo ("bonus-malus"). Un doppio canale, insomma, quello su flessibilit� e previdenza, che ricalca il piano proposto a settembre dal sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla. Ora la parola definitiva spetta a Palazzo Chigi che gi� da alcuni giorni sta analizzando le carte e che, dopo l’accordo siglato sul pubblico impiego sotto la regia del vicepremier, Gianfranco Fini, deve fare i conti con le pressioni di una parte consistente di An, del Ccd-Cdu e anche di alcune frange della Lega finalizzate a evitare uno scontro frontale con Cgil, Cisl e Uil. Ma se sulla spinosa questione dell’articolo 18 non �, al momento, affatto scontato che il Governo segua in toto la strada prospettata dal piano, qualche chance in pi� sembra averla (magari con qualche correttivo) la nuova traccia sulla previdenza. E anche quella sugli ammortizzatori sociali. Aliquota unica per gli ammortizzatori. Nei giorni scorsi, tra l’altro, era circolata un’ipotesi di dirottare proprio sugli ammortizzatori il taglio di 3-5 punti dei contributi. Ma Brambilla smentisce: �Non � nella nostra agenda�. E aggiunge: �Sarebbe molto meglio disboscare la giungla di aliquote che finanziano gli ammortizzatori, prevedendo un’aliquota unica con un meccanismo "bonus-malus", che consenta di chiedere un maggior sforzo alle imprese che utilizzano di pi� questi strumenti�. Dl a breve per arginare le "anzianit�". Alla luce della crescita delle domande di pensionamento di anzianit� il piano al vaglio di Palazzo Chigi prevede di anticipare l’entrata in vigore di una delle misure della delega previdenziale varando subito un Dl per certificare i diritti acquisiti. Un intervento che nei prossimi 10 anni produrrebbe risparmi per circa 1-1,5 miliardi €. "Contributivo" per tutti. Per rendere pi� strutturale la delega viene proposta l’immediata estensione a tutti i lavoratori del contributivo pro-rata. Soluzione che piace alla Cgil ma non a Cisl e Uil. Il risparmio ipotizzato � di 5-7 miliardi di euro in dieci anni. Destinazione di una parte della decontribuzione ai "fondi". La decontribuzione � il vero punto di scontro sulla previdenza tra Governo e sindacati. Lo schema prevista dal piano fa leva su un’opzione �volontaria�: l’aliquota Inps sui dipendenti neo-assunti scenderebbe dal 33 al 28% e la pensione pubblica sarebbe correlata (diminuirebbe rispetto all’attuale per effetto del "contributivo"), l’1% del taglio andrebbe nelle buste-paga dei lavoratori e il 4% direttamente alla previdenza complementare. Le imprese verrebbero compensate con una riduzione dei cosiddetti "oneri impropri" dell’ 1,5-2% e con un significativo aumento della sospensione d’imposta per lo smobilizzo del Tfr (da destinare ai fondi pensione). Se venisse davvero preso in considerazione non � escluso che questo meccanismo possa essere corretto prevedendo la destinazione di 3 punti di decontribuzione alla previdenza integrativa e degli altri 2 a riduzione del costo del lavoro. Allineamento tra aliquota di calcolo e aliquota di versamento. Per i lavoratori dipendenti oggi tra l’aliquota di calcolo (quella su cui viene computata la pensione) e quella di versamento (i contributi effettivamente versati da lavoratore e datore) c’� uno scarto dello 0,3% che potrebbe salire al 5% nel caso in cui alla decontribuzione corrispondesse un trattamento pubblico invariato. L’allineamento eviterebbe questi problemi, aprirebbe la strada all’introduzione di un’aliquota unica (contro le 125 attuali). Marco Rogari

Domenica 17 Febbraio 2002