Pensioni, riforma soft e utilizzo del Tfr. Arriva la mobilità lunga per gli esuberi

04/12/2001


MARTEDÌ, 04 DICEMBRE 2001
 
Pagina 27 – Economia
 
Oggi l’incontro con le parti sociali sulla delega. Incentivi a chi resta. Tre tipi di compensazione per le imprese
 
Pensioni, riforma soft e utilizzo del Tfr
Arriva la mobilità lunga per gli esuberi
 
Maroni pensa a sei anni di scivolo con contributi a carico delle aziende
 
 
 
Il governo preoccupato per i piani di ristrutturazione di Fiat, Telecom e Alitalia
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Torna la «mobilità lunga», la possibilità cioè da parte delle aziende di espellere — in via straordinaria — i dipendenti vicini alla pensione con un anticipo fino a 67 anni. E’ questa la «novità» che il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sottoporrà oggi alle parti sociali in occasione del confronto sul testo della delega al governo sulla previdenza. Il governo ha deciso di «venire incontro» alle esigenze delle grandi imprese che hanno presentato, o si preparano a presentare, piani di ristrutturazione aziendale, come Fiat, Telecom, Alitalia. Con la mobilità lunga, le aziende potranno fare fronte agli esuberi — previo naturalmente un accordo sindacale — facendosi carico dei contributi e offrendo ai lavoratori buonuscite e contratti di collaborazione.
La mobilità lunga, una sorta di prepensionamento nel momento in cui Maroni parla nello stesso tempo di possibilità di restare in azienda fino a 80 anni, dovrebbe entrare nel testo della delega. Delega che, tuttavia, non dovrebbe contenere riferimenti alla fase 2 della riforma delle pensioni (l’ipotesi era quella di introdurre nel 2002 disincentivi alla pensione di anzianità e misure di perequazione contributiva), ma limitarsi ai cinque punti già approvati dai sindacati: liberalizzazione dell’età pensionabile, incentivi a restare in azienda, certificazione dei diritti acquisiti, abolizione del divieto di cumulo redditopensione e smobilizzo del Tfr a favore dei fondi pensione.
I sindacati non nascondono, tuttavia, la preoccupazione che, come accaduto con l’articolo 18 relativamente alla delega sul mercato del lavoro, nel documento del governo sulla previdenza spunti all’ultimo momento (magari il giorno prima del via alla delega, fissato per il 15 dicembre) un passaggio che prevede la fase 2 della riforma previdenziale. La novità, invece, pare sia quella relativa alla mobilità lunga. Che comporta tuttavia un problema: sarà necessaria una deroga al regime contributivo dei lavoratori parasubordinati. Nel caso in cui ottenesse un contratto di collaborazione coordinata e continuativa dall’azienda, il lavoratore in mobilità lunga non avrebbe alcun riconoscimento dall’Inps ai fini pensionistici per questo tipo di rapporto di lavoro: la legge prevede, infatti, che chi fa contribuzione volontaria non può stipulare rapporti di lavoro assoggettati a contribuzione. Di qui il rischio, in mancanza della deroga, di un’esplosione del «sommerso».
Quanto al Tfr, la riforma prevede il conferimento volontario, da parte del lavoratore, della maggioranza della liquidazione in via di maturazione ai fondi pensione. Alle imprese dovrebbe essere riconosciuta, a titolo di compensazione (oggi il Tfr è una fonte di finanziamento), la riduzione dell’Irap, la decontribuzione dei nuovi assunti (le agenzie interinali chiedono che il taglio valga anche per i lavoratori «in affitto») e l’istituzione di un fondo di rotazione per le piccole e medie imprese.