Pensioni, riforma al rallenty

14/10/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
243, pag. 3 del 14/10/2003
di Teresa Pittelli


Esecutivo e parlamento non riescono a sciogliere il nodo emendamento.

Pensioni, riforma al rallenty
Opposizione sulle barricate

Riforma delle pensioni al rallentatore. Governo e parlamento non sono ancora venuti a capo della questione di come presentare l’emendamento che riforma la previdenza, approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri e collegato alla manovra 2004, in seno a una delega previdenziale collegata alla Finanziaria 2002. E mentre Marcello Pera, sollecitato in merito già una settimana fa da Tommaso Zanoletti, presidente della commissione lavoro del senato, ieri ha risposto che sta ´valutando attentamente’ il problema, l’opposizione è pronta già oggi a sollevare in commissione bilancio la questione dello slittamento dell’esame della riforma delle pensioni. Intoppi burocratici a parte, però, la riforma incontra un forte ostacolo nella protesta dei sindacati, che preparano lo sciopero di venerdì 24. E prendono le distanze dall’apertura di Piero Fassino, segretario dei Ds, al dialogo con il governo sull’introduzione di modifiche alla riforma, in primis la sospirata gradualità nell’entrata in vigore delle misure.

- Riforma al rallenty. ´È inaccettabile avviare l’esame della Finanziaria e del decretone se ancora non è stato presentato dal governo l’emendamento sulle pensioni’, attacca Paolo Giaretta (Margherita), relatore di minoranza sulla Finanziaria in senato. Tanto più che ´l’emendamento è stato proposto all’Europa come uno degli assi principali della manovra’, insiste Giaretta. La risposta di Pera rinvia la decisione senza fissare un termine preciso. ´Sto valutando attentamente la questione, di cui non mi sfuggono la delicatezza e le implicazioni regolamentari, e mi riservo di comunicarle presto la risposta’, ha scritto il presidente del senato a Zanoletti. Ma nell’attesa, intanto, la commissione lavoro è ferma. ´L’emendamento non è mai arrivato’, spiega Zanoletti, ´e potremo procedere all’esame della delega solo quando sarà sbloccata la questione’. Zanoletti ha annunciato che, in ogni caso, l’esame ricomincerà dalle audizioni delle parti sociali, che saranno sentite di nuovo date le novità previste dall’emendamento, che innalza a 40 anni di contributi, o 65 anni di età (60 per le donne), i requisiti minimi per ottenere una pensione.

- Fassino stoppato dai sindacati. ´Nessuna gradualità può rendere accettabile né l’obiettivo né gli strumenti della riforma messa a punto dal governo’, ha puntualizzato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, in una nota diffusa ieri al termine della segreteria. La Cgil ha chiarito che ´non muterà il suo giudizio critico, anche se si dovesse decidere una maggiore gradualità nella tempistica della riforma’, come auspicato da Fassino. ´Il dialogo con le parti sociali non c’è mai stato’, denuncia Corso Italia, che chiede al governo ´il ritiro delle misure deliberate dal consiglio dei ministri’. Per Laimer Armuzzi, numero uno della funzione pubblica Cgil, le parole di Fassino sono state ´un eccesso di passione’, e anche la sinistra Ds, con Cesare Salvi e Giorgio Mele, ha sottolineato ´di stare dalla parte dei lavoratori’. A tentare di ricucire lo strappo ci ha pensato il presidente della Quercia alla camera, Luciano Violante, che ha annunciato una grande consultazione unitaria per il dopo-sciopero. ´Dopo la mobilitazione contro la riforma delle pensioni faremo una grande consultazione con tutte le forze di opposizione e con i sindacati’, ha detto Violante, ´per discutere le proposte da portare avanti’. Sulla questione Violante ha ricordato che bisogna tenere presente il problema della ´decontribuzione fino al 5% sui neoassunti, che rischiano di avere una pensione pari al 30% dei loro padri’.