“Pensioni” Ridurre i coefficienti? I sindacati: gratuita malvagità

15/01/2007
    domenica 14 gennaio 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

      Pensioni, ridurre i coefficienti?
      I sindacati: gratuita malvagità

        No alla nuova proposta
        del ministro Damiano
        e all’idea di modifiche
        marginali allo «scalone»

          LUIGI GRASSIA

          Il ministro del Lavoro Damiano prova a proporre la revisione dei coefficienti pensionistici (in parole povere, della quota di stipendio che il pensionato si troverà in busta dopo aver lasciato il lavoro, e la sforbiciata che si ipotizza è fra il 6 e l’8% per chi andrà via dopo il 2011) ma i sindacati gli sbattono subito la porta in faccia: «È un atto di malvagità gratuita» secondo la reazione più dura, quella del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Inutilmente Damiano ricorda che «la revisione non equivale a una nuova riforma delle pensioni, perché era già prevista dalla Dini». Chiusura totale dei sindacati anche sulla questione dello «scalone» ideato da Maroni: non ne chiedono la modifica (come vorrebbe Damiano) ma l’eliminazione, e anche l’Ugl, vicina al centrodestra, sostiene questa posizione.

          La questione posta da Damiano dipende dal fatto che nel decennio trascorso dalla Dini la vita si è allungata di due anni e mezzo e l’apposito Nucleo di valutazione calcola che per far tornare i conti il coefficiente va ridotto del 6-8% dopo il 2011, quando cominceranno ad andare in pensione i primi lavoratori con il sistema misto (retributivo e contributivo). Il ministro non ne fa, comunque, una questione soltanto matematica e spiega che «ogni modifica andrà negoziata con le parti sociali». Aggiunge che non ci si metterà a tagliare le pensioni e basta ma si provvederà in parallelo a migliorare il welfare e a modificare le leggi sul lavoro (precarietà e part time) nel senso richiesto dai sindacati. Damiano sollecita l’apertura del tavolo di confronto.

          Ma i sindacati non ci sentono. Per esempio Morena Piccinini (Cgil) dice «la Dini sta funzionando fin troppo bene». Bordate su Damiano anche quando dice che lo scalone (il passaggio nel 2008 da 57 a 60 anni per la pensione di anzianità) «va rivisto, però compatibilmente con le risorse disponibili, perché questo superamento costa 9 miliardi». Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ribatte che «il governo ha nel suo programma l’eliminazione dello scalone» e non la sua semplice modifica. Quanto alla scarsità di soldi Bonanni pensa che «l’operazione vada fatta con risorse generali», cioè attingendo a quelle del fisco se le previdenziali non bastano. Damiano tiene comunque ad affermare che «la sintesi la farà Prodi, dopodiché nel governo non è che ognuno potrà continuare a dire la sua sulle pensioni come niente fosse».