Pensioni: retromarcia di Maroni, ma in Parlamento ormai è rivolta

08/03/2004


SABATO 6 MARZO 2004

 
 
Pagina 2 – Economia
 
 
IL CASO
Il ministro: "Dopo l´aula disponibili a riportare la riforma nelle commissioni"

Pensioni, retromarcia di Maroni
ma in Parlamento ormai è rivolta
          Epifani: "Se non si cambia marcia, il Paese non riuscirà ad uscire dal declino"


          ROMA – Il governo continua con il suo «stop and go» sulle pensioni, una sorta di rally automobilistico dove a volte si usa l´acceleratore e a volte il freno. Dopo la decisione di portare direttamente in aula la riforma delle pensioni, saltando il dibattito in commissione Lavoro, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ieri ha assicurato che «il governo è disponibile a tornare a esaminare il provvedimento in commissione». Mentre giovedì aveva sostenuto che «ci sono tanti motivi ad averci spinti all´accelerazione», ora – allineandosi alla proposta di dialogo con l´opposizione del ministro Tremonti – Maroni spiega che la decisione di andare in aula martedì «non è per il merito del provvedimento, ma per dare un segnale politico sulla ferma volontà del governo e della maggioranza di approvare la riforma». Il ministro aggiunge poi che il governo vuole «un provvedimento approvato in tempi rapidi, ma il più largamente condiviso».
          I sindacati, intanto, contestano la decisione del governo di scavalcare la commissione Lavoro del Senato. «L´esigenza del governo di accelerare la riforma delle pensioni accentua il giudizio negativo che abbiamo già espresso – dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani – il loro obiettivo è soltanto quello rassicurare i mercati finanziari, tagliando la spesa previdenziale». E rivolto a Maroni: «Quello che dice è incredibile, le sue sono parole in libertà, alle quali non corrisponde alcun senso di responsabilità». Secondo il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta, l´accelerazione è «un errore, che riguarda soprattutto le regole parlamentari più che il rapporto con le parti sociali: ma lo ritengo un errore anche in seguito alle dichiarazioni che più volte il ministro aveva fatto di ricercare un confronto con le opposizioni».
          A dispetto della parziale «retromarcia» di Maroni, l´opposizione continua a usare toni durissimi. Persino un moderato come il responsabile della Margherita, Tiziano Treu, giudica «un atto di guerra» la decisione del governo di saltare i lavori della commissione, mentre il capogruppo al Senato dei Ds, Gavino Angius, giudica «bizzarro» il fatto che «prima il governo chiede che la discussione si faccia in aula, poi una volta in aula chiederà di tornare in commissione: è un pasticcio e su questo la maggioranza è divisa». Ironizza la verde Cinzia Dato: «Dopo la finanza creativa siamo al parlamentarismo creativo, ma la credibilità internazionale non si ottiene applicando il metodo del gioco delle tre carte ai lavori del Parlamento». Per Willer Bordon, Margherita, la promessa di riportare successivamente la discussione in commissione è soltanto «uno spot pubblicitario». Oppure «un ridicolo gioco dell´oca», come lo definisce il suo collega di partito Antonio Montagnino.
          (r.d.g.)