Pensioni, retromarcia del governo

14/11/2001

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Pensioni, retromarcia del governo
Slitta la delega, niente tagli all’anzianità. E D’Amato si infuria
Maroni: se ne riparla a dicembre. Sindacati: bene così. Un piano in 10 punti. Premiato chi resta al lavoro anche fino a 72 anni

VITTORIA SIVO


ROMA – Il governo rinvia di un mese gli interventi sulle pensioni e come per incanto l’ostilità dei sindacati che minacciavano lo sciopero generale si trasforma in plauso, mentre è la Confindustria a dichiararsi contrariata. Ma la decisione di far slittare al 15 dicembre la delega sulla previdenza (grazie ad una deliberazione della Camera che autorizza il governo a utilizzare tutta la sessione di bilancio per la presentazione dei collegati alla legge finanziaria) è stato solo uno degli elementi che ha capovolto i rapporti fra governo, imprese e sindacati; l’altro è nei contenuti del documento in 10 punti consegnato ieri sera dal ministro del Lavoro alle due parti sociali – giudicati «positivi» da Cgil, Cisl e Uil e viceversa del tutto «insufficienti» dalla Confindustria – che non prevedono alcun giro di vite sulle pensioni di anzianità e nel contempo convogliano il Tfr verso i Fondi integrativi.
«Ora abbiamo un mese di tempo per arrivare ad un accordo, l’importante è riprendere il filo del dialogo» ha dichiarato Roberto Maroni dopo aver incontrato le associazioni dei datori di lavoro e dei sindacati. «Prendiamo atto della insoddisfazione della Confindustria che ci chiede interventi più coraggiosi e una forte decontribuzione del costo del lavoro, aspetti sui quali il discorso è aperto». Quanto ai sindacati le minacce di sciopero generale hanno avuto sull’atteggiamento del governo un effetto «pari a zero», mentre è stata determinante l’indicazione data dalla Camera ad approfondire il dialogo.
Per il momento è rientrata anche la polemica sul ricorso alla delega: «I sindacati convengono che è inutile fare una guerra di religione sugli strumenti», ha aggiunto Maroni, che resta comunque convinto che per riformare fisco, pensioni e mercato del lavoro, sia questo lo strumento più corretto. E poiché il collegato sul mercato del lavoro «è già pronto», domani il Consiglio dei ministri ne anticiperà l’approvazione rispetto alle altre due riforme.
Per le pensioni di anzianità non è previsto alcun disincentivo, bensì incentivi (lavoratore e anche datore di lavoro non verseranno più i contributi) per chi deciderà di restare al lavoro, conservando comunque il diritto alla pensione maturato, grazie ad una «certificazione» del proprio ente di previdenza di tale diritto. Gli stessi lavoratori che opteranno per prolungare l’attività «non rientreranno nel calcolo dei numero dei dipendenti (15) che determinano il campo di applicazione dello Statuto dei lavoratori».
Per incentivare l’innalzamento volontario dell’età pensionabile (il prolungamento oltre il limite della pensione di vecchiaia prevede che l’azienda sia d’accordo) «i coefficienti di trasformazione dei contributi in rendita pensionistica continueranno progressivamente ad aumentare anche oltre i 65 anni di età, fino al limite dei 72 anni». Confermata l’abolizione del divieto di cumulo tra reddito e pensione di vecchiaia, con progressiva estensione anche alle pensioni di anzianità.

A far decollare le pensioni integrative provvederà il conferimento di quote «superiori al 50%» del trattamento di fine rapporto verso gli appositi Fondi e per compensare le imprese del venir meno di questa fonte di autofinanziamento il governo varerà norme per facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie aziende. La scelta fra fondi chiusi e fondi aperti sarà libera. Verrà facilitata la deducibilità fiscale dei contributi indirizzati ai fondi pensione e sarà prevista una tassazione più favorevole per la pensione complementare. Infine – conclude il documento del governo – «i risparmi conseguiti con le misure previste dalla delega andranno a finanziare la riduzione degli oneri contributivi».