Pensioni, resta il nodo Tfr

10/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



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    Welfare – Vertice tra Berlusconi, Tremonti e Maroni per definire le proposte finali: mobilità, decontribuzione e disincentivi ancora oggetto di trattativa

    Pensioni, resta il nodo Tfr
    Da recuperare le compensazioni per le imprese – Pronta la delega fiscale – Il 13 ultimo round
    Marco Rogari
    ROMA – Le compensazioni per utilizzare il Tfr, i disincentivi alle "anzianità" e la nuova mobilità lunga. Sono i tre nodi che il Governo deve sciogliere per completare l’articolato della delega previdenziale. La bozza, imperniata sui cinque punti del piano-Maroni, è già pronta e ieri è stata al centro di una colazione di lavoro tra il premier Silvio Berlusconi, il vicepremier Gianfranco Fini, il ministro Roberto Maroni e il sottosegretario Gianni Letta. E pronta è anche la delega sulla riforma fiscale, che sarà varata insieme a quella sul welfare probabilmente il 17-18 dicembre «e comunque – come ha detto Maroni – assolutamente prima di Natale». Dopo il vertice a via del Plebiscito, nel pomeriggio Berlusconi e Maroni hanno incontrato il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, e il direttore generale Stefano Parsi. Che hanno ribadito la necessità di una riforma delle pensioni vera e strutturale. Lunedì il Governo deciderà le soluzioni per le tre questioni ancora aperte e martedì ultimerà il testo. Che giovedì 13 sarà illustrato alle parti sociali in quello che dovrebbe essere l’ultimo round del confronto prima del varo finale della delega (prima del 20 dicembre). Maroni ieri ha detto che nel vertice di Governo non si parlato di articolo 18. Ma su questo fronte la partita resta ancora aperta. Il Governo punta quanto meno a raggiungere un accordo sul resto della riforma del mercato del lavoro, facendo leva sul metodo del dialogo sociale, con intese non necessariamente "scritte". Ma ieri dai sindacati – «forti» di un’adesione che, secondo Cgil, Cisl e Uil, alla fine della tre giorni di scioperi con astensioni di due ore dal lavoro ha sfiorato il 90% – è arrivato un nuovo no alla revisione dell’articolo 18. «Il Governo – ha detto il leader della Cgil, Sergio Cofferati – deve stralciare le norme che riguardano l’articolo 18 e l’arbitrato: se non lo farà dovremo decidere ulteriori iniziative». E in comunicato congiunto Cgil Cisl e Uil evidenziano che «dalle affollatissime assemblee con sciopero di questi giorni è emersa con forza la volontà di respingere l’attacco all’articolo 18, così come è emerso un sentimento di preoccupazione circa possibili interventi non concordati sulle pensioni». Nel mirino dei sindacati anche «la mancanza di sostegni allo sviluppo del Sud e le scarse risorse per i contratti pubblici». Il vero braccio di ferro, comunque, resta sull’articolo 18 e sulla previdenza. Il Governo è anzitutto alle prese con le risorse da reperire per compensare le imprese per la perdita del Tfr (che dovrà essere destinato per una quota superiore al 50% alla previdenza integrativa) su cui il Tesoro punta molto per spingere su fondi pensione e (con la cartolarizzazione) sulle privatizzazioni. Al momento ci sono soli due punti fermi: la riduzione dell’Irap e le agevolazioni per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. La terza tessera del mosaico dovrebbe essere costituita dal taglio dei contributi sui neoassunti. La seconda questione da risolvere è quella dei disincentivi alle "anzianità": Maroni non è favorevole perché giudica sufficienti gli incentivi (bonus contributivo e fiscale) per favorire il rinvio dei pensionamenti anticipati. Incentivi per i quali restano da stabilire le quote da destinare al lavoratore e al datore di lavoro. Il terzo nodo è quello relativo al ricorso alla nuova mobilità lunga o, come preferiscono definirle al Welfare, alle «uscite anticipate, in caso di necessità, pagate dalle aziende». Tutte misure che incontrano l’opposizione dei sindacati. «Il Governo non ceda alle pressioni di Confindustria», afferma il leader della Cisl, Savino Pezzotta, aggiungendo: «Siamo pronti al confronto, il problema è quello di vedere i contenuti». Un concetto ribadito anche dal numero uno della Uil, Luigi Angeletti: «Speriamo che il Governo non cambi idea sui punti che ci ha illustrato. Di disincentivi alle "anziantà" non si può neanche parlare. Quanto alla decontribuzione dipenderà dalla quantità ma soprattutto da come si pensa di usare il taglio dei contributi». La delega, comunque, non prevederà un "fase due", come ha precisato il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla. Sul possibile effetto bonus derivate dall’abolizione del divieto di cumulo sulle anzianità, il Welfare è convinto di scongiurarlo facendo leva su un percorso con "decalage".
    Sabato 08 Dicembre 2001
 
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