“Pensioni” R.Bonanni: «Saremo inflessibili»

08/02/2007
    giovedì 8 febbraio 2007

    Pagina 27 -Economia

    Intervista
    a Raffaele Bonanni
    segretario Cisl

      “Coefficienti e scalone
      Saremo inflessibili”

        «Prima parliamo
        di ammortizzatori,
        poi di previdenza»

          STEFANO LEPRI

            Non è ancora chiaro quale sarà il tipo di confronto che si aprirà con il Governo su welfare, sviluppo e pubblico impiego ma «non bisogna illudersi» perchè sarà un «confronto duro». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani nella sua relazione al direttivo della Cgil che si è aperto oggi. Epifani ha sottolineato come sia «positivo» aver messo a punto un documento unitario di Cgil, Cisl e Uil e ha ribadito la necessità che il Governo parli con una voce sola. La parte del documento di Cgil, Cisl e Uil che riguarda la riforma delle pensioni piace al rappresentante di Rifondazione comunista al governo, Paolo Ferrero (solidarietà sociale): «Un’ottima base di partenza. In larga parte la condivido».

            Altro che chiuderci: i sindacati hanno raccolto l’appello lanciato da Draghi» protesta Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl.

            In che senso? Sulle pensioni non siete certo d’accordo con il governatore della Banca d’Italia.

              «Nel senso di una azione comune per lo sviluppo, per aumentare la produttività. Il documento unitario sottoscritto da Cgil Cisl e Uil, anche su questioni che ci vedevano prima divisi, esprime secondo me una maturazione del sindacato su posizioni più dinamiche. Contiene una proposta importante come gli incentivi fiscali alla contrattazione aziendale, che unisce l’esigenza delle imprese di aumentare la produttività, come ha detto Draghi, e il bisogno disperato che hanno i lavoratori di un recupero salariale, perché i soldi del conto in banca sono finiti, il salario non copre le spese, e i conti delle famiglie sono in rosso».

              Un sindacato più moderno?

              «Ad esempio, chiediamo ammortizzatori sociali migliori, che però obbediscano a una condizionalità. Mi spiego: il lavoratore in cassa integrazione, deve riqualificarsi; se rifiuta l’offerta di un altro impiego, la perde. Contro il precariato, abbiamo capito che la stabilità del lavoro la si ottiene con incentivi alle imprese, con la contrattazione – pagando di più i precari, innanzitutto – non modificando le leggi».

                Presto il governo vi convocherà. Da dove partirà il negoziato?

                  «Dallo sviluppo. Ci attendiamo un primo appuntamento dopo il 20 febbraio. Frattanto speriamo che smettano di litigare sulla politica estera o sui problemi etici, e passino a questioni più urgenti».

                  Però sulla previdenza fate muro. Il governo vi dirà che la revisione dei coefficienti di calcolo delle pensioni si può fare con qualche aggiustamento, ma si deve fare.

                    «Non siamo d’accordo. E non ci dicano che servirà per dare le pensioni ai giovani. Si rischierebbe di andare in pensione con il 42 per cento del salario».

                    Nei calcoli del Tesoro non vedo cifre come questa. Si arriverebbe al 50-60 per cento nel 2050; e la previdenza integrativa coprirebbe buona parte della perdita.

                      «Mi riferisco ad altri calcoli pubblicati. Quanto alla previdenza integrativa, mi domando se il ministro Padoa-Schioppa, quando ha incontrato i giovani, gli abbia promesso di rifondere gli 11 anni mancanti».

                      Ovvero?

                        «La previdenza integrativa era prevista dalla legge Dini del 1995, e si è fatta solo ora».

                        Ma senza la revisione dei coefficienti tra vent’anni gli occupati dovranno pagare molte più tasse per pagare le pensioni.

                          «Davvero? La ragioneria dello Stato deve considerare anche le ipotesi peggiori, ma non in modo così esasperato. Quando si è fatta la riforma Dini ci hanno detto che presto il numero dei pensionati avrebbe raggiunto quello degli occupati. Invece i posti di lavoro sono aumentati. Si contava su 50.000 immigrati all’anno, oggi ne arrivano 300.000».

                          Anche in uno scenario migliore aumenterebbero le tasse.

                            «La riforma italiana è già più avanti di quelle degli altri Paesi d’Europa. La modifica dei coefficienti la vogliono solo per tenere la candela accesa e mostrarsi più bravi degli altri. Nella storia d’Italia, poi, la solidarietà ha sempre dato vantaggi. Negli Anni 50, i contributi Inps di ogni operaio sostenevano anche tre contadini».

                            E’ una posizione molto rigida.

                              «Sulle pensioni il sindacato sarà flessibile se il governo sarà flessibile. In concreto: vediamo che cosa ci dirà su rivalutazione del potere d’acquisto delle pensioni, lavori usuranti, previdenza integrativa per i pubblici dipendenti. Se ci saranno novità, senza dubbio noi – parlo per la Cisl – le sapremo cogliere».