Pensioni, pronte le prime stime

17/07/2006

    luned� 17 luglio 2006

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      welfare. la sfida sulla previdenza

        di Tonia Mastrobuoni

          Pensioni, pronte le prime stime

            � sopravvissuto al governo Berlusconi grazie alla fama di formidabile esperto di pensioni. Dunque, � stato incaricato dal nuovo governo di calcolare le cifre che serviranno ad apportare le prossime modifiche al sistema previdenziale, annunciate nel Dpef. Ma pochi ricordano che l’ex enfant prodige leghista della previdenza, Alberto Brambilla, ha pagato cara la dimestichezza con i numeri, in passato. E rischia di fare scandalo anche oggi. Quando era sottosegretario al Welfare fu incaricato dal ministro Maroni di preparare la riforma delle pensioni. Suscit� clamore per un calcolo della spesa pensionistica che, depurata da alcune voci che secondo lui dovevano essere iscritte alla spesa assistenziale e non a quella previdenziale, faceva risultare le cifre molto meno allarmistiche di come le presentavano la Commissione europea o l’Fmi o lo stesso ministro dell’Economia Tremonti. Il plauso dei sindacati fu unanime, ma altrettanto unanime fu l’irritazione del governo, ansioso di mettere mano alla previdenza per dimostrare l’indole riformista. Senza tanti complimenti Brambilla fu scippato di tutte le deleghe e la difficile partita delle pensioni pass� nelle mani del ministro. E a quanto sembra, anche stavolta le cifre dell’ex sottosegretario sono destinate a fare notizia. A quanto si apprende, sarebbero gi� pronte le prime stime sull’impatto sulla previdenza di un aggiornamento dei coefficienti di trasformazione della Dini: abbasseranno le pensioni future tra il 6 e il 9%.

            Ma ancora prima di avere conferma di queste cifre, � proprio il nodo dei coefficienti, che secondo la riforma del 1995 dovrebbero essere rivisti ogni dieci anni, lo scoglio pi� grande per i sindacati nella discussione sulle pensioni che riprender� a settembre. Su altri temi la disponibilit� c’�, se si tratter� cio� di discutere senza pregiudiziali la flessibilit� in uscita per l’et� pensionabile (e da l� all’allungamento obbligatorio, la strada � accidentata ma non del tutto impraticabile). O della trasformazione del famoso �scalone� del 2008 in un percorso pi� graduale, spalmato su pi� anni ma anticipato. Ma i coefficienti no, quelli restano un argomento fuori discussione, per Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Anzi, �sono un tema da sciopero� per il segretario aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta. Che fa un discorso pi� generale, per spiegare che �il governo non pu� pi� far fede alla riforma Dini. Il motivo � semplice: quando fu approvata, il mercato del lavoro non era ancora quello di oggi, le riforme Treu e Biagi non l’avevano ancora flessibilizzato. Le nuove generazioni pagano ora un sistema pensionistico, quello contributivo, gi� molto penalizzante, rispetto al retributivo pre-Dini. A questo si aggiunga che hanno una vita lavorativa molto pi� precaria e frazionata delle generazioni precedenti e percepiranno pensioni molto pi� basse. E adesso gliele tagliamo ancora, ricalcolando i coefficienti? Non esiste�. Indisponibile a discutere di coefficienti � anche Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, che ricorda che �proprio in base al Dpef, la spesa previdenziale � cresciuta dell’1,7% in venti anni. C’� scritto anche che l’esecutivo vuole intervenire sia sull’et� che sui coefficienti, ma per noi deve scegliere�. Ma prima di parlare di sciopero, Foccillo preferisce attendere la reazione del governo al documento unitario che sar� elaborato in settimana dai sindacati e che con ogni probabilit� formalizzer� la contrariet� alla revisione dei coefficienti.

            Anche Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, lo ritiene un tema che da spazzare via dal tavolo: �Con l’introduzione dello scalone abbiamo sostanzialmente superato la Dini. L’esecutivo adesso non pu� dire adottiamo i criteri di pensionamento della riforma Berlusconi e contemporaneamente continuiamo ad adottare anche gli obblighi derivanti dalla Dini�. In questi anni �quella riforma ha prodotto 200mila miliardi di lire di risparmi, pi� del previsto. E oggi l’Inps � in attivo. Lo sarebbe ancora di pi�, per dirne una, se il governo Berlusconi non l’avesse costretto ad assorbire l’istituto previdenziale dei dirigenti, in perdita di 500 milioni di euro�. Ma il problema non riguarda il futuro, quando i baby-boomer produrranno la famosa gobba nella curva della spesa pensionistica? �Questo � vero, ma attraverso un monitoraggio attento della tendenza della spesa, che ad oggi, ripeto, � migliore del previsto, si pu� intervenire in tempo. Ora � prematuro�. D’altra parte, nel sindacato di Corso d’Italia non la pensano tutti cos�. Alcuni, pi� in sintonia con il governo, non sembrano cos� ostili all’idea di affrontare il nodo dei coefficienti.

              D’accordo con questa linea � invece un’altra donna, Renata Polverini, numero uno dell’Ugl. Che invita l’esecutivo a riflettere sul fatto che �i lavoratori saranno costretti ad aspettare il 2008 per la riforma del Tfr e intanto si incide di nuovo in maniera pesante sulle loro pensioni. Una volta approvata la riforma Maroni era implicito, per noi, che saltasse la verifica della Dini�. E se il governo va avanti? �Anche io non escludo il ricorso allo sciopero�.