“Pensioni” Prodi-sindacati, la concertazione a tavola

22/01/2007
    lunedì 22 gennaio 2007

    Pagina 4 – Economia

    Prodi-sindacati, la concertazione a tavola

      Entro 10 giorni via al confronto su sviluppo, welfare e pubblico impiego. Il nodo pensioni

        di Felicia Masocco / Roma

        TRE TAVOLI In tredici a cena sfidando la scaramanzia, e piatti leggeri a far da contraltare ad argomenti che da soli fanno un programma economico di legislatura. Sviluppo, liberalizzazioni, produttività e il più indigesto tra tutti, quello delle pensioni. E sul welfare, con le pensioni dentro, verterà uno dei tre tavoli di confronto con le parti sociali che il governo intende convocare entro una decina di giorni. Tratterà di ammortizzatori sociali e, per la parte previdenziale, svilupperà il memorandum già siglato con i sindacati. Gli altri due tavoli saranno sullo sviluppo, con infrastrutture, Sud e ricerca, e poi la riforma della pubblica amministrazione. Tutti sotto la regia unica di Palazzo Chigi, seguendo gli input del seminario di Caserta. È questo l’esito dell’incontro, ieri sera a palazzo Chigi, voluto da Romano Prodi per riprendere il metodo della concertazione con Cgil, Cisl e Uil. Mercoledì l’invito è per Confindustria. Una sede informale, una breve cena in cui si è definito il metodo da seguire per arrivare a quello che è già stato definito «patto sulle riforme», o «patto sociale», quantunque la complessità del caso non si presti a facili formule. Basti pensare che proprio sulle pensioni, in particolare sulla revisione dei coefficienti di trasformazione che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, è tornato a chiede di non toccare, lo stesso premier abbia fatto notare che sono previsti dalla legge Dini «non li possiamo far sparire», ha detto. E con lo scalone, pessima eredità del passato governo, «bisogna fare i conti», l’intenzione del governo è superarlo, «vedremo», ha aggiunto. Prodi ha poi confermato che in settimana, probabilmente giovedì, il consiglio dei ministri varerà le prime misure sulle liberalizzazioni.

        Sebbene «informale» l’incontro di ieri sera ha dunque il suo peso, come testimonia la nutrita pattuglia di ministri presenti. Oltre al premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta, i vicepremier D’Alema e Rutelli, i ministri Padoa-Schioppa, Bersani, Damiano, Ferrero, Amato e Santagata. E ovviamente i leader sindacali, Epifani, Bonanni e Angeletti. I quali al termine si sono mostrati soddisfatti. Come avevano chiesto più volte, il governo ha dato priorità allo sviluppo e inserito le pensioni nell’alveo più ampio del welfare. «Abbiamo parlato di metodo», ha detto Epifani, «non essendoci stati approfondimenti di merito era anche difficile o essere d’accordo o litigare. Diciamo che abbiamo definito le basi per come riprendere il confronto su temi che riguardano i lavoratori, i pensionati e il paese». «Intendiamo andare a questo confronto -ha aggiunto-. E le pensioni fanno parte di questo confronto». Stringato il suo intervento al tavolo, per ribadire che un accordo va ricercato prima del Dpef e quindi della Finanziaria perché deve essere chiaro che la questione previdenziale non è questione di «conti». Anche il leader della Uil, Luigi Angeletti ha chiesto di «non allungare il brodo», «è importante – ha detto – che il confronto parta dallo sviluppo perchè questo consentirà di «affrontare il problema dello stato sociale con tranquillità e senza inutili sacrifici». Per Bonanni, finalmente «si è sentita una voce sola. Ovviamente verificheremo i fatti».

        La cena, a base di riso e carne, è stata preceduta da un incontro tra il premier, il ministro dello Sviluppo e dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, insieme al viceministro Vincenzo Visco. Oltre due ore di pre-vertice mentre in tv il titolare del Lavoro ricordava che l’età pensionabile è stata alzata nella passata legislatura con il cosiddetto scalone, cioè il brusco passaggio da 57 a 60 anni a partire dal prossimo anno. «La storia dell’innalzamento dell’età deve finire – ha spiegato Damiano – non l’alzeremo. Io vorrei scendere rispetto a quei 60 anni e tenere conto del lavoro faticoso».