Pensioni: Prodi oggi svela la proposta finale

19/07/2007
    giovedì 19 luglio 2007

    Pagina 4 – Economia

    CONTI E PENSIONI
    ULTIMO CHILOMETRO

    Prodi oggi svela la proposta finale

      Traguardo vicino, anche se continua il braccio di ferro con Rifondazione attorno a «quota 96»

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        INTESA Oggi scatta l’ora X sulle pensioni. Il presidente del Consiglio Romano Prodi presenterà in serata la sua proposta alle parti sociali, dopo averla sottoposta ai ministri interessati nella mattinata. Questo lasciavano filtrare ieri sera fonti vicine a Palazzo Chigi. Da Bratislava il portavoce del premier Silvio Sircana confermava: «Contiamo di chiudere nei tempi previsti». Nessuno slittamento, nessun rinvio. Almeno fino alla serata. «Bucce di banana possono sempre esserci – confessava Pierpaolo Baretta (Cisl) – ma l’aria non sembra quella». Insomma, nessun nuovo strappo sull’intesa, né dal centro (radicali-riformisti), né da sinistra. Anche se l’ultimo braccio di ferro ai tavoli tecnici ha fatto supporre proprio sul filo di lana la «rottura» di Rifondazione.

        Il dato che ha messo sul piede di guerra il partito di Giordano è quella quota 96 (sommando età anagrafica e contributiva) voluta dal Tesoro già dal 2010, dopo lo scalino a 58 anni dall’anno prossimo. «Non corrisponde al vero – scrive l’ufficio stampa di Rifondazione – che ci sia consenso del Prc su quota 96, come riportato da fonti di stampa». L’irrigidimento è arrivato in serata, dopo ore passate in un clima di fiducia e cauto ottimismo. È possibile che si continui a trattare su quella quota fino ad oggi: il punto di caduta potrebbe portare ad una gradazioen ulteriore delle quote. Il piano finale potrebbe essere: 58 anni di anzianità e 35 di contributi dal 2008 al 2010, seguirebbero poi due quote, a 95 nel 2010 e a 96 due anni più tardi. Resta ancora oscuro se seguirà una quota successiva a 97. Nel «pacchetto» che Prodi presenterà comparirebbero anche degli incentivi alle donne per proseguire oltre i 60 anni, limite delle pensioni di vecchiaia. Ancora incentivi sarebbero destinati a chi ha già raggiunto i 40 anni di contribuzione (oggi se si resta al lavoro non si ottiene un aumento di pensione). Fino alla tarda serata non si era ancora arrivati ad ottenere la riapertura di altre due finestre per chi ha 40 anni di anzianità (Maroni ha ridotto le uscite a due l’anno dall’anno prossimo). Esclusi dall’innalzamento dell’età i lavori usuranti, che resterebbero a 57 anni d’età e 35 di contributi. L’intero «pacchetto» dovrebbe costare circa 10 miliardi in 10 anni (2,5 miliardi per gli usuranti e 8 per consentire la gradualità). Le risorse verrebebro reperite in parte dalla razionalizzazione degli enti, in parte dall’aumento di un punto dei contributi dei parasubordinati. Ai tavoli tecnici il tesoro ha spinto per ottenere quote più alte o intervalli più brevi (18 mesi invece dei 24 previsti). Queste due leve, infatti, sarebbero quelle che pesano di più sui conti.

        Malumori a parte, sembra scontato che si vada verso l’intesa. «Sarebbe profondamente sbagliato non cogliere le occasioni – ha dichiarato ieri Enrico Letta sarebbe sbagliato andare a settembre». In effetti superare l’estate getterebbe nell’incertezza troppi lavoratori. Da discutere ancora, poi, il provvedimento in cui finirà l’intesa: il sindacato tenterà di evitare a tutti i costi la Finanziaria. Se i sindacati sembrano propensi a cercare l’accordo, la strada non sembra tutta in discesa nelel aule parlamentari. Il governo dovrebbe superare i malumori dei centristi con la presentazione di un documento sullo sviluppo da allegare al Dpef. Diverso il discorso di Rifondazione, che chiede passi meno decisi sull’innalzamento dell’età. «Stante le ipotesi apparse oggi sulla stampa l’accordo nella maggioranza è ancora lontano», dichiara il responsabile lavoro Maurizio Zipponi. Anche se il capogruppo Giovanni Russo Spena si dichiara fiducioso. «Se non ci sono altri assalti politici alla diligenza – dichiara – prima Draghi e poi la Bonino, ci sono tutte le condizioni per chiudere con i sindacati».per chiudere nei tempi previsti, Prodi deve trovare una sintesi tra le due anime dell’Unione: i riformisti e la sinistra radicale. Dopo lo strappo di Emma Bonino (il ministro per le Politiche europee ha rimesso il mandato nelle mani del premier), il presidente del Consiglio deve convincere i Radicali e lo Sdi, l’Udeur, l’Italia dei Valori e parte dell’Ulivo che l’azione di governo non è sbilanciata a sinistra o appiattita sulle posizioni di Rifondazione comunista.

        Ecco allora l’idea del testo sullo sviluppo, che dovrebbe essere presentato contestualmente al Dpef Sarebbe, dicono fonti del centrosinistra, un’assicurazione per i riformisti: il governo si impegnerebbe ad abbassare le tasse, a ridurre l’Ici e a rimodulare gli incentivi per le imprese. Un aiuto al clima di fiducia arriva in serata da Massimo D’Alema. «Da parte mia – dice – c’è un’attesa fiduciosa».