Pensioni: primo sì del Senato a «scalone» e nuovi incentivi

01/04/2004



01 Aprile 2004

SEMAFORO VERDE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLE PROPOSTE DI RIFORMA
Pensioni, primo sì del Senato a «scalone» e nuovi incentivi
Bocciatura per il tetto di 516 euro al giorno per gli assegni d’oro
I sindacati pensionati: sabato 500 mila persone in piazza a Roma

    ROMA
    Primo via libera del Senato alla riforma delle pensioni voluta dal governo. La commmissione Lavoro di palazzo Madama ha approvato l’emendamento che prevede che dal 2008 si potrà andare in pensione solo a 60 anni e 35 di contributi o che si possa andare in pensione anche con 40 anni di anzianità, a prescindere dall’età anagrafica. Bocciato invece il tetto di 516 euro al giorno alle pensioni d’oro che ha suscitato forte opposizione mentre il ministro del Lavoro Maroni ha promesso che il tetto verrà introdotto anche se «dimezzato». Ecco i punti salienti della modifica.

    Diritti acquisiti.
    Chi dall’entrata in vigore della riforma al 31 dicembre 2007 avrà maturato i requisiti per la pensione di anzianità potrà chiedere all’ente previdenziale di appartenenza un certificato. Questo attesterà i diritti acquisiti e la possibilità di andare in pensione in qualsiasi momento, indipendentemente da ogni modifica della normativa successiva alla certificazione.

    Pensione di vecchiaia.
    L’età pensionabile è 65 anni per gli uomini e 60 per le donne (con deroga per i lavori usuranti).

    Pensione di anzianità
    . Fino al 31 dicembre 2007 varranno le regole della riforma Dini. Dal primo gennaio 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 60 anni (61 per gli autonomi) più 35 di contributi, oppure con 40 anni di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica. L’età anagrafica sale a 61 anni (62 per gli autonomi) dal 2010. Dopo la verifica prevista nel 2013 si vedrà se portarla a 63 anni (64 per gli autonomi).

    Terzo canale.
    In base un emendamento della Lega, dal primo gennaio del 2008 si potrà continuare ad andare in pensione con 57 anni più 35 di contributi (come prevede la Dini) ma con una penalizzazione: il calcolo della pensione interamente col metodo contributivo.

    Le finestre.
    Passano da quattro a due quelle annuali per accedere alla pensione di anzianità.

    Incentivi.
    Chi dall’entrata in vigore della riforma al 31 dicembre 2007 raggiunge i requisii per la pensione di anzianità e decide di restare al lavoro si vedrà versare interamente in busta paga i contributi previdenziali (32,7%) esentasse.

    Pensioni d’oro.
    Bocciato l’emendamento che prevedeva una soglia massima di 516 euro al giorno. «È una vergogna. Meno male che la Lega dice di essere una forza popolare» – ha commentato l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu (Margherita). «È solo una bocciatura tecnica – ha spiegato Maroni, attuale ministro del Lavoro – per poter riformulare una proposta che la Commissione Affari Costituzionali ha dichiarato illegittima». Il ministro ha aggiunto che «il tetto sarà almeno dimezzato».

    Opposizioni critiche.
    «Si conferma così, se mai ce ne fosse stato bisogno, che questa non è una riforma, ma una stangata che colpisce solo i più deboli, ma non mette le mani nelle tasche dei più ricchi – ha commentato Gavino Angius, capogruppo Ds al Senato – serve solo a fare cassa, e la cassa la devono pagare i lavoratori». «Ingiustizia è fatta», ha affermato Antonio Montagnino, capogruppo Margherita in Commissione Lavoro del Senato.

    Sindacati in piazza.
    Mezzo milione di pensionati scenderanno in piazza a Roma sabato 3 aprile per una manifestazione a sostegno della rivalutazione delle pensioni, contro il carovita e per la tutela dei non autosufficienti. Alla mobilitazione – sostenuta da numerose firme di esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e della ricerca scientifica – dovrebbero partecipare anche esponenti politici. «Siamo preoccupati per la situazione economica difficile e tremenda – ha avvertito il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta – servono risposte vere. Bisogna rivalutare le pensioni e affrontare il problema della non autosufficienza. Ci sono 2,8 milioni di persone non autosufficienti, soprattutto anziane che hanno bisogno di essere accompagnate. Questo mal si concilia con un improvviso abbassamento delle tasse». Il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi ha invece ricordato che «un pensionato su due percepisce 500 euro» e che «non si può dire che si riduce la pressione fiscale: milioni di persone richiedono equità del sistema. Dire che si vogliono ridurre le aliquote dei 260.000 contribuenti che pagano il 45% è di un cinismo unico».