Pensioni, pressing per gli incentivi

02/07/2007
    lunedì 2 luglio 2007

    Pagina 8 – Economia

    Pensioni, pressing per gli incentivi

      Damiano: per ora nessun incontro programmato. Contatti in settimana

        Roma
        ANCORA STALLO – Week end di silenzio sul fronte delle pensioni. Si riparte oggi con i primi contatti informali e soprattutto con le ipotesi tecniche per far ripartire il tavolo.

        «Per domani non è previsto alcun incontro», ha dichiarato ieri Cesare Damiano. Ancora nessuna data, ma un appuntamento in settimana ci sarà sicuramente. «Il tempo è adesso, non è possibile settembre», aggiunge Morena Piccinini (Cgil). Far passare l’estate sarebbe insensato per parecchi motivi. Primo: si arriverebbe troppo vicini allo «scalone» della Marini, la legge che alza da 57 a 60 anni l’età per andare in pensione di anzianità con 35 anni di contributi. Secondo: non ci sarebbe il tempo per il referendum nei luighi di lavoro e per il varo dei decreti attuativi. Terzo: si rischierebbe troppo con le incognite politiche che la partita pensioni si porta dietro.

        A seconda di come si chiuderà il game, infatti, il governo rischia di perdere «pezzi» di maggioranza, con tutto quello che comporta questa eventualità in Senato. L’ipotesi che per ora sembra più a portata di mano («Ne ha parlato anche Prodi», dice Piccinini) prevede l’età a 58 anni (esclusi gli usuranti che resterebbero a 57) con incentivi a restare (l’1% della pensione) fino al 2010. In quella data ci sarebbe la verifica: se il sistema ha prodotto i risparmi sperati (quelli della Maroni? O anche di meno? Non si sa) ci si fermerebbe a quel livello, altrimenti l’età passerebbe direttamente a 60 anni. Ancora incerta la fase successiva, cioè i 62 (o forse 61) nel 2014. Tutto da definire. Questa ipotesi è già molto impegnativa per i sindacati: la Cgil ha fatto capire che non ha alcuna intenzione di garantire gli stesis risparmi della Maroni, né di far arrivare l’età oltre i 60 anni. Ma se alla fine una quadra si trovasse al tavolo, non è affatto certo che uno come Lamberto Dini voterebbe la soluzione 58 anni.

        C’è anche chi torna ad ipotizzare gli scalini 58-59-60 anni (uno ogni 18 mesi, che diventano 24 per i lavori più faticosi, ancora da definire) con una verifica successiva nel 2011. La proposta non piace molto ai sindacati, ma se anche si dovessero convincere loro, c’è ancora l’incognita politica stavolta nell’altro fronte della coalizione, nella sinistra più estrema. Che, a dire la verità, ingoierebbe a fatica anche i soli 58 anni.

        Insomma, allo stato sembra proprio che le parti si siano cacciate in un cul-de-sac. «Non ci sto allo sfoglio della margherita, per cui rimangono solo gli aut-aut sugli scaloni», ripete Piccinini. «Se la aprtita è complessiva, cioè welfare e pensioni, allora che si tratti prima sullo scalone – spiega – Non credo ad un esecutivo che offre soldi per poi avanzare proposte dure su un altro tavolo».

        I toni restano minacciosi: troppo per una partita che si vorrebbe al rush finale. Se non si chiude in una decina di giorni, sarà difficile chiudere più tardi. E nel governo c’è già chi pensa, come Emma Bonino, che sia meglio a questo punto tenersi lo «scalone». Ma con quello, finirebbe presto anche il governo Prodi. Game over.

        b. di g.