“Pensioni” Polemiche ed equivoci tra i sindacati

09/02/2007
    venerdì 9 febbraio 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Pensioni e contratti, polemiche
    ed equivoci tra i sindacati

      Bonanni: meglio tenersi lo scalone piuttosto che toccare i coefficienti. Epifani: il contratto nazionale non si tocca

        di Felicia Masocco/ Roma

        Giornata convulsa in casa sindacale. Ad animarla le parole di Raffaele Bonanni sulle pensioni e sulla contrattazione (metalmeccanici in primis), argomenti al centro del documento varato da Cgil, Cisl e Uil, unitario e mediato fino all’ultima parola per parlare al governo con una voce sola. Ma le diverse «sensibilità» tra confederazioni sono dure a morire. Illustrando i dati del tesseramento 2006 (chiuso a +1,4% pari a 59mila iscritti +2,1% tra i lavoratori attivi), sulle pensioni Bonanni ha ripetuto una posizione già espressa, ma che si pensava fosse superata dalla mediazione. A chi gli chiedeva delle risorse necessarie per uscire dallo scalone, ha risposto che la proposta è del governo, «chi l’ha posta la paghi, non può scaricarla su altri», cioè sui coefficienti di calcolo delle pensioni. «Se per risolvere un problema, se ne devono aprire 2 o 3 – ha detto – è meglio tenersi il problema, cioè lo scalone». Dalla Cgil e dalla Uil è arrivato un secco altolà: sulle pensioni «vale il documento unitario», «lo scalone è iniquo e va superato» e i coefficienti non si toccano. Inoltre, proprio il consiglio generale della Cisl all’unanimità ha assunto la posizione unitaria. E il direttivo della Cgil, con 4 astensioni e 4 voti contrari, ha dato mandato ad Epifani a procedere sulla base del documento comune. È stato alla fine lo stesso Bonanni a precisare: «Le mie parole non possono prestarsi a strumentalizzazioni. Non esistono differenze tra Cgil, Cisl e Uil sull’iniquità dello scalone. Ho solo ribadito, in una discussione dialettica, che nessuno scambio è ipotizzabile con la modifica dei coefficienti». Dal governo, intanto il ministro Damiano fa sapere che «lo scalone va corretto» e che «il grado di correzione dipende dalle risorse disponibili».

        Tornando ai sindacati, la polemica si è allargata alla contrattazione. Il confronto sul rinnovo dei metalmeccanici vede la Fim-Cisl chiedere aumenti inferiori a quelli di Fiom-Cgil e Uilm-Uil (100 euro a fronte di 130 e 152). «Meglio fare richieste ragionevoli», ha spiegato Bonanni perché «se la spari troppo grossa» si rischia di fare «un sacco di scioperi», «di dissanguarsi» e di «non raggiungere l’obiettivo». Tantopiù, è il suo ragionamento, «che oramai il contratto nazionale serve solo a recuperare i vuoti dell’inflazione». E visto che il documento unitario chiede al governo di detassare i contratti aziendali, sarebbe bene spostare il baricentro delle richieste sul secondo livello. «Mi pare interesse di tutti sottolineare questa novità».

        Lapidaria la replica di Guglielmo Epifani: «Il documento unitario non si presta ad equivoci, anche per il secondo livello e le prerogative del contratto nazionale. Le confederazioni devono lavorare perché si trovi una sintesi unitaria tra i metalmeccanici, non per allargare le differenze». «Non è scritto da nessuna parte che il contratto nazionale copre solo l’inflazione – gli fa eco il segretario della Fiom Gianni Rinaldini -. È una interpretazione forzata e sia chiaro che nessuno è disponibile ad accettare diktat. Se il documento unitario significa demolire il contratto nazionale lo si dica chiaramente». La speranza di Rinaldini è che si tratti «di uno spiacevole incidente di percorso». Altrimenti il rischio è «di non far fare una piattaforma unitaria per i meccanici».