“Pensioni” Più gradini per salire lo scalone

08/03/2007
    giovedì 8 marzo 2007

    Pagina 11 – Politica

    L’INTERVENTO SULL’ETÀ È L’UNICA COSA SCONTATA

      Pensioni, più gradini
      per salire lo scalone

        TERESA PITTELLI
        ROMA

          Governo in affanno per trovare un’intesa sulle risorse da destinare alla riforma del welfare e delle pensioni. Nonostante l’apertura della trattativa con i sindacati sia in vista, Romano Prodi non è ancora riuscito ad arrivare a una sintesi tra le posizioni nel governo che restano distanti. Ad aggiungere tensione, tra i ministri alla ricerca di una mediazione con le parti sociali da un lato, e con il titolare del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa intenzionato a portare a Bruxelles una riforma che stabilizzi la spesa previdenziale dall’altro, c’è anche l’irrigidimento dell’ultima ora dei sindacati, preoccupati dalla possibilità che la distribuzione delle risorse, compreso l’extra-gettito fiscale che potrebbe valere 12 miliardi di euro netti, trascuri i lavoratori come è già successo in Finanziaria. Non è un caso se Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ieri al congresso della Legacoop abbia sottolineato di «essere stufo di cene a palazzo Chigi che non portano a nulla». Stessa linea per Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, che ha parlato di «un apprendista stregone al governo che ha aperto il tema delle pensioni», chiaramente riferendosi a Padoa Schioppa.

          Mentre si susseguono gli incontri tecnici tra i consulenti dei ministeri economici, dunque, spuntano in queste ore alcune ipotesi di mediazione per trovare sulle pensioni la voce governativa unitaria che ancora manca ed evitare uno strappo con le parti sociali sui due scogli maggiori: l’innalzamento dell’età di pensionamento e la revisione dei coefficienti. Quasi scontata la soluzione sull’età: superare lo «scalone» Maroni con «scalini» più graduali. Ma la revisione dei coefficienti (quei numeri che consentono di trasformare i contributi versati in pensione finale, che devono essere ricalcolati e adeguati), rappresenta il vero nodo della partita. È infatti l’unico punto sul quale c’è un niet assoluto dei sindacati; d’altro canto il governo non può permettersi di sfidare la Commissione Europea, che considera la revisione come cosa fatta.

          Da qui l’ipotesi di compromesso, su cui è in corso un silenzioso negoziato: applicare sì i coefficienti aggiornati, ma non per tutti. Si vorrebbero individuare, nell’ambito dei lavoratori ai quali si applica il sistema contributivo puro di calcolo della pensione (si tratta degli assunti dal 1996 in poi), alcune fasce di futuri pensionati più esposti al rischio povertà perché, secondo i calcoli al vaglio dei tecnici, percepiscono compensi troppo bassi per dar luogo ad assegni adeguati. A queste classi di lavoratori, tipicamente giovani precari sui mille euro al mese di stipendio, si applicherebbe un aggiornamento «soft» dei coefficienti, eventualmente graduati in funzione del reddito. Obiettivo, contenere al massimo il taglio dei futuri assegni pensionistici implicito nell’adeguamento dei coefficienti all’aumentata speranza di vita. Una variante consisterebbe nell’applicare la revisione a tutti senza distinzione, ma poi integrare la futura pensione per i lavoratori «sotto soglia». Se la proposta riuscirà a superare le perplessità di Padoa Schioppa potrebbe fare da base a una trattativa complessiva con i sindacati sugli ammortizzatori sociali e le misure per i giovani e per i pensionati a basso reddito.