“Pensioni” Più basse in futuro ma i sindacati non ci stanno

15/01/2007
    domenica 14 gennaio 2007

    Pagina 6- Economia

    il welfare

      Pensioni più basse in futuro
      ma i sindacati non ci stanno

        Damiano: coefficienti da ridurre, aiuti ai disoccupati

          Il ministro: sul tavolo da
          aprire con le parti sociali
          sotto la regia di Prodi
          ammortizzatori, da elevare
          al 60% del reddito,
          previdenza e legge Biagi

          "Va negoziata la
          revisione degli
          indici": si vive
          due anni di più

          LUISA GRION

          ROMA – Il «dopo Caserta» è già iniziato, ma l´esordio non è dei più tranquilli. Se il vertice di governo è servito anche a ribadire che l´intervento sulla previdenza deve andare avanti senza fretta, allargando la discussione agli ammortizzatori sociali e partendo dalla Dini, ieri – appena il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha precisato che la revisione dei coefficienti si farà (come previsto dalla Dini stessa) – la risposta del sindacato è stata chiara e omogenea: «no».

          Al tavolo sulla previdenza di prossima apertura (la data ancora non c´è, ma non sarà lontana) il ministro del Lavoro arriva con un progetto preciso in testa: la discussione dovrà considerare l´intero welfare, dalla legge Biagi, ai contratti a termine, agli ammortizzatori sociali. Ma alla fine i coefficienti di trasformazione del montante contributivo (quote cui far riferimento per legare l´importo dell´assegno pensionistico alle prospettive di vita) dovrà essere modificato «attraverso negoziazioni con le parti sociali». Che appunto non ne vogliono sapere.

          Il ritocco è previsto proprio dalla legge Dini che assegna il compito al ministero del Lavoro e a quello del Tesoro sulla base di quanto suggerito dal Nucleo di valutazione, dalle Commissioni parlamentari e dalle parti sociali. Ora il nucleo di valutazione aveva già previsto – durante la precedente legislatura – che considerato come la previsione di vita si sia alzata di due anni gli assegni, nella media, dovrebbero ridursi del 6-8 per cento. Un taglio i cui effetti cominceranno a manifestarsi nel 2011, quando andranno in pensione i primi lavoratori legati al sistema misto (retributivo e contributivo). Ora, precisa il ministro Damiano – sottolineando l´importanza della regia di Palazzo Chigi e della «sintesi fatta da Prodi» – al tavolo sulla previdenza bisogna parlare anche di altro: «Il punto di partenza dovranno essere gli ammortizzatori sociali». Su questo tema, ha detto, «va fatta una vera riforma perché l´Italia è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda la tutela sociale». L´indennità secondo il ministro va riportata al livello Ue (60 per cento della retribuzione) e deve essere accompagnata a tutele previdenziali. E poi certo, tornando alle pensioni, bisogna rivedere lo scalone (il passaggio nel 2008 da 57 a 60 anni per l´età necessaria per la pensione di anzianità a fronte di 35 anni di contributi) «pur tenendo conto delle risorse disponibili».

          Ma il progetto del governo non convince per niente i sindacati che vorrebbero eliminare del tutto lo «scalone» e che non intendono rivedere i coefficienti. «Ritoccarli – ha commentato il leader della Uil Luigi Angeletti – è una malvagità gratuita: si riducono le pensioni ai giovani senza risolvere i problemi di bilancio di adesso». Stessa linea per il segretario confederale Cgil Morena Piccinini: «Siamo assolutamente contrari all´ipotesi di revisione dei coefficienti interpretata come un automatismo all´interno della Dini. Più volte abbiamo detto che la Dini sta funzionando anche troppo bene». Una posizione che trova d´accordo anche l´Ugl di Renata Polverini che ribadisce: «Un no con forza alla revisione dei coefficienti».

          Quanto alla Cisl di Raffaele Bonanni: «La priorità è lo sviluppo Se vogliono parlare di pensioni noi siamo qui, ma il governo ha nel programma l´eliminazione dello scalone: pensiamo che debba realizzarlo con risorse generali e vogliamo che ci dica con chiarezza cosa vuole fare». Ma a preoccupare il leader della Cisl è anche lo stop alle liberalizzazioni: «Per i nostri servizi di interesse pubblico – ha detto Bonanni – paghiamo più di tutti gli altri paesi. Bisogna far sì che le tariffe possano scendere. La liberalizzazione dei farmaci è solo un granello».