“Pensioni” Per la Ragioneria è necessaria la revisione dei coefficienti

30/01/2007
    martedì 30 gennaio 2007

    Pagina 6 – Economia/Oggi

    Pensioni, il Tesoro insiste: lo «scalone» va applicato

      Per la Ragioneria dello Stato è necessaria la revisione dei coefficienti. Damiano: guardiamo all’aspetto sociale

        Milano
        Su «scalone» e coefficienti torna in campo la Ragioneria dello Stato, che sottolinea la necessità di lasciare inalterato il primo – previsto dal 2008 per la pensione di anzianità – e rivedere al ribasso i secondi. Secondo la Ragioneria, infatti, è questa la strada per evitare l’esplosione della spesa previdenziale nei prossimi anni. A legislazione invariata, cioè passando nel 2008 da 57 a 60 anni per la pensione di anzianità e rivedendo i coefficienti così come previsto dalla riforma Dini, la spesa previdenziale italiana crescerà nei prossimi trent’anni di circa un punto di Pil passando dal 14,1% del 2005 al 15,1% del 2035 (riscendendo poi al 13,8% nel 2050). Ma la situazione potrebbe essere più pesante se non si riducessero i coefficienti: la spesa a partire dal 2020 esploderebbe fino a sfiorare nel 2050 a una percentuale sul Pil del 15,8% (il 13,8% con la revisione dei coefficienti).

        Anche il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, è intervenuto sul tema pensioni sottolineando come il settore sia «ipertrofico» a confronto con la media Ue rispetto agli altri elementi di protezione sociale. I dati della Ragioneria riferiti al 2003, infatti, dicono che la spesa complessiva per protezione sociale in Italia era al 25,4% del Pil a fronte del 26,9% della media Ue a 25. Ma se si considera solo la spesa per vecchiaia (comprensiva però di Tfr) questa rappresenta il 51,5% della spesa per protezione sociale a fronte del 40,9% della media Ue.

        Un lavoratore dipendente che va in pensione a 63 anni con 35 anni di contributi prendeva nel 2005 il 70,7% della propria retribuzione mentre nel 2050 prenderà appena il 51,6%. Ma se lo stesso lavoratore verserà nella previdenza complementare il suo Tfr prenderà il 63,6% dell’ultimo stipendio.

        La necessità di un approccio diverso alla questione viene invece sottolineata dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano. «Sul tema delle pensioni non bisogna considerare solo l’aspetto aritmetico, ma anche quello sociale – afferma commentando i dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato -. Questo è un dato matematico, noi dobbiamo guardare all’aspetto sociale. È chiaro che questo problema lo affronteremo dialogando con le parti sociali».