Pensioni, per il superbonus prime istanze entro il 31/10

24/09/2004


           
           
           
          Numero 229, pag. 31 del 24/9/2004
          Autore: di Gigi Leonardi
           
          Pensioni, per il superbonus prime istanze entro il 31/10
           
          L’incentivo previsto dalla delega riservato ai dipendenti privati. In assenza di indicazioni contrarie, è possibile la revoca.
           
          Chi accede al bonus contributivo può cessare l’attività lavorativa e percepire la pensione in qualsiasi momento. Potranno accedervi solo i dipendenti del settore privato. E i primi beneficiari avranno tempo per presentare le domande fino al prossimo 31 ottobre. Queste alcune delle risposte fornite dal call center dell’Inps ai quesiti più gettonati di questi ultimi giorni, dopo le dichiarazioni del ministro del lavoro, Roberto Maroni, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge delega sulla riforma (n. 243/2004) e l’anticipazione del testo del decreto interministeriale (lavoro-economia) che renderà operativa la corresponsione dell’ormai famoso incentivo. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

          Bonus davvero super. Stiamo ovviamente parlando del bonus esentasse che la riforma previdenziale ha messo in campo per scoraggiare sino al 2007 il pensionamento anticipato. Rispetto al vecchio bonus che offriva solo l’8,89% della retribuzione (la quota destinata al fondo pensioni dovuta dal dipendente), con la condizione di instaurare un nuovo rapporto a tempo determinato della durata di almeno due anni, il nuovo incentivo è decisamente più allettante. Si tratta infatti dell’intera aliquota contributiva pensionistica: 32,7% (compresa quindi la quota a carico della ditta) e per giunta esente da Irpef. Questo significa che chi rinvierà il pensionamento di anzianità da qui a tutto il 2007 potrà continuare a lavorare intascando lo stipendio maggiorato di oltre un terzo, senza pagare ulteriori imposte, né legandosi con alcun contratto. Naturalmente, non pagando più i contributi, il cui valore entrerà nella sua busta paga anziché nelle casse dell’Inps, il dipendente che ha scelto il bonus non si vedrà di conseguenza accreditare alcuna contribuzione utile alla pensione. In altre parole, la rendita gli verrà calcolata sulla base degli stipendi e dell’anzianità contributiva maturata alla data in cui ha scelto di continuare a lavorare e materialmente corrisposta (con gli aggiornamenti Istat) quando cesserà definitivamente il rapporto di lavoro.

          Chi ne può usufruire. Come avvenuto per il vecchio incentivo, anche il nuovo bonus è riservato ai soli dipendenti del settore privato. Di conseguenza, non ne potranno sicuramente beneficiare i pubblici dipendenti, ossia gli appartenenti alle amministrazioni dello stato; agli istituti e scuole di ogni ordine e grado; alle regioni, province, comuni; alle camere di commercio; a tutti gli enti pubblici non economici nazionali (Inps, Inail ecc.), regionali e locali; alle amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale. L’estensione dell’incentivo al pubblico impiego è tuttavia prevista dalla stessa legge delega, ma in un secondo tempo, in seguito a un apposito confronto con le organizzazioni sindacali di categoria. Molti dubbi riguardano invece i dipendenti della Banca d’Italia, della Consob, delle ferrovie ecc. Sono da considerarsi dipendenti pubblici o privati? Sarebbe il caso che il ministero del lavoro lo chiarisca al più presto.

          Revoca. Su questo punto c’è stata parecchia confusione. Va subito detto che a differenza dal precedente incentivo il nuovo bonus non ha condizionamenti temporali, se non la scadenza del 31 dicembre 2007. Questo significa che chi accede al bonus può cessare l’attività lavorativa e percepire la pensione in qualsiasi momento. Non ci sono dubbi. La mancata revoca, di cui si è discusso molto in questi giorni, riguarda invece la possibilità di rinuncia al bonus. Secondo il parere del ministero (però non c’è nulla di scritto), chi sceglie l’incentivo non può più rinunciarvi e chiedere quindi al datore di lavoro di riprendere il normale versamento dei contributi pensionistici. Visto però che né la legge né il decreto ministeriale di attuazione si esprimono in proposito (non si parla di irrevocabilità), dobbiamo ritenere che la revoca sia possibile, rientrando nella sfera dei diritti soggettivi del lavoratore, soprattutto in occasione di un cambio di rapporto. Quando cioè il dipendente che ha scelto il bonus si impiega presso un’altra ditta.

          Decorrenza. L’obbligo del versamento contributivo da parte dell’azienda viene meno a partire dalla prima finestra utile al pensionamento, ovvero dal primo giorno del mese successivo a quello di esercizio dell’opzione stessa, se si tratta di una finestra già aperta. Per agevolare gli interessati l’Inps è orientato a tener buone le richieste che pervengono entro la fine del mese. Pertanto, tutti coloro che hanno la finestra già aperta alla data del 6 ottobre, entrata in vigore della legge, hanno tempo sino al 31 ottobre per fare la domanda. In questo caso il bonus scatta già dalla contribuzione del mese di ottobre (la somma che la ditta avrebbe dovuto versare all’Inps con l’F24 entro il 16 di novembre).
          Durata. L’esonero dall’obbligo del versamento dei contributi pensionistici decade automaticamente:
          - a partire dal 1° gennaio 2008
          - dalla data di decorrenza della pensione di anzianità, previa cessazione definitiva dell’attività lavorativa;
          - dal mese successivo al raggiungimento dei requisiti per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia.

          La richiesta. Chi decide di usufruire del bonus deve farne richiesta sia all’ente di previdenza sia al proprio datore di lavoro (anche per fax o via e-mail). L’Inps ha già messo a disposizione il modulo di domanda sul proprio sito (www.inps.it), modulo che naturalmente può essere ritirato anche in qualsiasi ufficio periferico dell’Istituto di previdenza. In seguito alla richiesta l’ente rilascia la cosiddetta ´patente’ da presentare in ditta. Il datore di lavoro infatti smetterà di versare i contributi solo quando sarà in possesso della certificazione del diritto alla pensione di anzianità da parte del proprio dipendente. Per cui in attesa della ´patente’ l’azienda continuerà a versare i regolari contributi salvo poi conguagliare le somme con l’Inps e riversarle in busta paga. (riproduzione riservata)