Pensioni: Per Baretta (Cisl) la gradualità va accentuata

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

    Pagina 5 – Primo piano

    BARETTA
    Pier Paolo Baretta (Cisl): la gradualità va accentuata

      Primo sì della Cisl:
      trattiamo, ma serve più gradualità

        «Ci sono sensibilità diverse, però i sindacati sono uniti»

          Enrico Marro

            La Cisl ha da tempo dichiarato la sua disponibilità a un aumento graduale dell’età pensionabile. Le proposte che si stanno facendo strada nel governo ricalcano questa linea. Come le giudicate?

              «Non accogliamo mai bene proposte che non siano presentate ai tavoli, perché alterano il clima del negoziato — dice il segretari aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta —. La proposta che noi prospettiamo deve contenere il massimo della flessibilità possibile e avere un respiro temporale sufficiente. Quella del governo, stando alle indiscrezioni, ha il pregio di sostituire lo "scalone" con gli "scalini", ma non risponde ancora ai due requisiti che ho detto».

              Perché?

                «Perché, anche se graduale, è comunque rigida nell’aumento dell’età mentre la Cisl, col sistema delle quote, propone un meccanismo flessibile. Inoltre, anche nell’ipotesi del governo si arriverebbe a un aumento di 62 anni nel 2014, come prevede la Maroni. In questo senso sembra uno "scalone annacquato". Si può e si deve fare meglio. Bisogna evitare di andare oltre i 60 anni».

                Come funzionerebbe il sistema delle quote?

                  «Se per esempio si dice che dal 2008 ci vuole quota 95, il lavoratore può andare in pensione se la somma dell’età e dei contributi fa appunto 95 e quindi a sua scelta a 57 anni con 38 di contributi oppure a 60 anni con 35 o a 59 con 36 e così via».

                  Pur preferendo le quote voi non siete però contrari ad aumentare l’età minima per la pensione d’anzianità rispetto ai 57 anni attuali.

                    «Che la crescita demografica ponga problemi non ce lo nascondiamo e per questo non escludiamo un punto di partenza più alto rispetto a quello che c’è stato finora».

                    Perché invece siete contrari alla revisione dei coefficienti di calcolo delle pensioni, che pure viene fatta per adeguare le rendite all’invecchiamento della popolazione?

                      «Perché i ragionamenti fatti nel ’95, al momento della Dini, si sono rivelati errati sotto molti punti di vista. L’immigrazione è cresciuta molto più del previsto e il mercato del lavoro è caratterizzato da molti periodi di lavoro atipico e di buco previdenziale che non erano stati immaginati».

                      Ma con una revisione drastica dello scalone andrebbero in fumo i 9 miliardi di risparmi all’anno previsti a regime.

                        «Anche qui le previsioni vanno corrette perché la crescita del Pil è sottostimata e così le entrate contributive. Di tutto questo vogliamo discutere al tavolo. La Cisl è pronta».

                        La vostra disponibilità potrebbe scontrarsi con un atteggiamento più rigido della Cgil?

                          «No, sulle pensioni il sindacato è stato sempre molto unito. Ci sono sensibilità diverse, ma siamo tutti interessati alla riforma».