Pensioni, penalizzati i redditi bassi

20/03/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
067, pag. 4 del 20/3/2003
di Teresa Pittelli


ItaliaOggi anticipa i risultati di uno studio di Fnp Cisl che sarà presentato oggi e domani a Roma.

Pensioni, penalizzati i redditi bassi

Tagli fino a un terzo per effetto delle misure della Finanziaria

Pensioni ridotte fino a un terzo non solo a causa dell’inflazione e del carovita, ma anche dei provvedimenti contenuti nella Finanziaria 2003. Gli anziani con redditi bassi, ad esempio pari a 7.850 euro annui (esclusi quindi dall’area di esenzione dall’Irpef prevista dalla legge finanziaria), pagheranno al fisco nel 2003 ben 248 euro, 144 in più rispetto ai lavoratori dipendenti. E rispetto all’ipotesi, caldeggiata dai sindacati ma respinta dal governo, di aumentare i loro massimale di deduzione da 7 mila a 7.500 euro. In media, l’esborso in più per ognuno di questi pensionati sarà di 110 euro all’anno. Non solo, ma le norme favoriscono i redditi più alti. All’aumentare della pensione annua, infatti, la ´penalizzazione’ finanziaria diminuisce (vedi tabella), ed è pari a soli 16 euro per chi supera i 25 mila euro all’anno.

Sono i risultati delle elaborazioni svolte dalla Fnp Cisl in base ai criteri di calcolo della Finanziaria e ai chiarimenti dell’agenzia delle entrate. E che saranno presentate oggi e domani a Roma dal segretario generale del sindacato, Antonio Uda, nel corso del convegno ´Inflazione, prezzi, tariffe, potere d’acquisto delle pensioni’. ´La nostra indagine dimostra che nella Finanziaria 2003 sono stati discriminati i pensionati’, anticipa Uda a ItaliaOggi. I più perseguitati dal fisco sono gli anziani che non rientrano per poco nella no tax area (fino a 7.500 euro) o nella seconda fascia di agevolazione (fino a 7.800 euro), e che hanno una deduzione massima dal loro reddito pari a 7 mila euro. ´Questo non sarebbe avvenuto se il governo avesse accolto la nostra richiesta di estendere il massimale di deduzione a 7.500 euro”, spiega Uda.

Secondo la Fnp occorre ´prevedere meccanismi per adeguare velocemente le pensioni ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta, e distribuire agli anziani una parte del prodotto interno lordo, dalla quale sono esclusi’. È per questo che Uda chiede di aprire un tavolo di confronto al ministro del welfare, Roberto Maroni, per fermare ´l’impoverimento progressivo’ dei pensionati, che tra l’altro, anche a causa dell’utilizzo sempre più diffuso dei contratti atipici, riguarda anche i pensionati del futuro.

- Potere d’acquisto in calo. Ma per la Fnp la scure della Finanziaria 2003 è solo uno dei tasselli che rendono insostenibile la situazione dei pensionati in Italia. ´Un duro colpo al potere d’acquisto delle pensioni è rappresentato dalla differenza tra inflazione effettiva e programmata. Anche Bankitalia ammette che la prima è tre volte maggiore della seconda’, spiega Uda, ´e che nel 2002 i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati dal 10% al 12%’. A fronte di questo gap, le pensioni continuano a essere rapportate solo all’inflazione programmata, a causa dei meccanismi imposti dalla legge. ´La politica dei redditi è saltata a causa dell’aumento di prezzi e tariffe’, continua Uda, ´ma mentre i salari hanno la possibilità di recuperare con la contrattazione, le pensioni rimangono inadeguate’. Tanto che nel 2002 hanno recuperato solo il 2,4%, con un’inflazione ufficiale del 2,8%. La mancata indicizzazione ai salari e la parziale indicizzazione ai prezzi, secondo l’analisi della Fnp ha prodotto una perdita in termini reali, tra il ’92 e il 2001, che va dall’1,7% per le pensioni di poco superiori all’integrazione al minimo, a oltre 8 punti per le pensioni medio-alte.

- Sanità più cara. A questo si aggiunge l’aumento della spesa per sanità, che pesa di più sulla popolazione anziana. Secondo la ricerca, l’intreccio delle misure adottate a livello nazionale con quelle in via di definizione nelle singole regioni (si va dalla reintroduzione del ticket al delisting dei farmaci di fascia A, a carico dello stato al nuovo prontuario farmaceutico), produrranno una maggior spesa complessiva pari a 5 miliardi e 251 milioni di euro, pari a circa 91 euro pro capite, e circa 400 per ogni pensionato. Pesa, poi, la difficoltà di accedere ai servizi socio-sanitari in regime di agevolazione o esenzione, nonché l’aumento dell’Ici, l’imposta comunale sugli immobili, la proprietà dei quali appartiene soprattutto a famiglie di anziani.