Pensioni, ormai è tam tam nelle fabbriche

18/05/2007
    venerdì 18 maggio 2007

    Pagina 10CAPITALE & LAVORO

    Pensioni, ormai è tam tam nelle fabbriche

      Stop a catena da Torino a Taranto: i lavoratori in assemblea chiedono l’eliminazione dello scalone e dicono no al ritocco dei coefficienti. Ovunque si invoca lo «sciopero generale». Il ministro Damiano liquida con «savoir faire»: «Fibrillazioni sindacali»

        Orsola Casagrande

        Dopo le presse anche le carrozzerie di Mirafiori hanno indetto per oggi uno sciopero. I dipendenti Fiat incroceranno le braccia per due ore, mentre le carrozzerie per una. Alle assemblee di ieri, svolte in un clima dai toni molto accesi, i lavoratori hanno approvato un ordine del giorno simile a quello votato dai colleghi delle presse il giorno prima. Si chiede di eliminare lo scalone, di rivedere al rialzo i coefficienti. Si chiede ai sindacati di dichiarare lo sciopero generale se il governo non risponderà in maniera adeguata. La risposta indiretta arriva dal ministro del lavoro Cesare Damiano che definisce «fibrillazioni» le esternazioni dei lavoratori e dei sindacati. «Sarebbe meglio – ha detto il ministro – non avere fibrillazioni ma bisogna metterle nel conto. Fanno parte della dialettica». Quindi il ministro, che ha commentato il clima di questi giorni nelle fabbriche alla presentazione dei dati Inail sugli infortuni 2006, ha aggiunto che «bisogna avere pazienza nella costruzione di ipotesi di soluzione. Io procedo sempre sulla strada del dialogo, non ne conosco altre». Sullo sciopero generale di cui in questi giorni si parla il ministro ha detto di capire «se lo sciopero fosse proclamato alla fine della trattativa in presenza di una soluzione non condivisa, ma fare uno sciopero con una discussione in corso…».

        A Damiano risponde seppure indirettamente Torino. Il segretario della Fiom Giorgio Airaudo sottolinea infatti che i lavoratori «stanno chiedendo di essere ascoltati, pongono problemi sindacali sulle condizioni di lavoro e sul legame tra queste e la permanenza al lavoro. Non si può stare – aggiunge Airaudo – in catena di montaggio a 60 o 65 anni, come ben sanno gli imprenditori. Per questo chiedono ai sindacati di organizzare iniziative a sostegno delle loro richieste sul tema delle pensioni: non stanno facendo un referendum sul governo Prodi. Metterla in politica – conclude Airaudo – è un modo per non ascoltare, per non capire, per rimuovere i problemi concreti. E il governo non potrà non tenerne conto».

        Agitazioni anche ad Alessandria e nel resto del paese. Ieri hanno scioperato i cinquecento dipendenti del biscottificio Saiwa di Capriata d’Orba. «Stiamo facendo le assemblee per il contratto e per presentare la piattaforma sindacale – dice Antonio Olivieri, segretario della Fiom di Alessandria – Il clima nelle fabbriche è di delusione per questo governo dal quale i lavoratori si aspettavano molto. C’è molta preoccupazione – insiste Olivieri – per le reazioni di Federmeccanica e per quello che costerà questo braccio di ferro». Oggi ci saranno anche le prime iniziative di sciopero in fabbriche come l’Europa Metalli e la Mecoff. Anche la Merloni (ex Indesit) di None, oggi scende in sciopero. «Faremo due ore di presidio – spiega Mara Allasia della Fiom – per far sentire anche la nostra voce sulle pensioni». La decisione di scioperare è stata presa dalle lavoratrici in modo spontaneo.

        Dal Piemonte alla Puglia, passando per la Toscana. Scioperi sono stati effettuati all’Ilva di Taranto e all’Isotta Fraschini di Bari. Il segretario della Fiom di Taranto, Franco Fiusco riassume con passione la situazione e il clima nelle fabbriche. Mercoledì c’è stato l’attivo dei delegati. «I lavoratori – dice – sono arrabbiati. E’ passato un anno ma questo governo non ha fatto nulla sulla legge 30 e praticamente nulla sulle pensioni. Eppure – aggiunge – è stato votato su un programma che prevedeva degli impegni precisi». All’Ilva ci sono state delle fermate simboliche per mandare al governo un messaggio chiaro: i lavoratori non ci stanno, non vogliono né scaloni né scalini. «Non possiamo sentirci dire – aggiunge Fiusco – da un ministro che o si firma un accordo entro una certa data o si ritorna alla legge Maroni». Anche a Taranto i lavoratori chiedono ai sindacati di proclamare uno sciopero generale perché, sottolinea Fiusco, «l’hanno detto in molti, è inaccettabile quanto sta avvenendo. I lavoratori stanno prendendo mazzate sia da destra che da sinistra». In un momento particolare, quello in cui si sta discutendo del contratto dei metalmeccanici. «Ma a questa discussione – dice Fiusco – arriviamo purtroppo senza un accordo sul contratto del pubblico impiego».