Pensioni, ora spunta la mobilità lunga

05/12/2001


La Stampa web








(Del 5/12/2001 Sezione: Economia Pag. 19)
MARTEDI´ IL PIANO DEFINITIVO DEL GOVERNO. I SINDACATI BOCCIANO LA RIDUZIONE DEI CONTRIBUTI: INCERTEZZA SUL FUTURO TFR
Pensioni, ora spunta la mobilità lunga
Nuove proposte per frenare la corsa alle anzianità

ROMA Sindacato e governo in rotta di collisione anche sulle pensioni? Solo martedì prossimo il quadro si chiarirà, dopo un nuovo vertice in cui l´Esecutivo produrrà una bozza completa della delega sulla previdenza. L´incontro di ieri a Palazzo Chigi tra i leader di Cgil-Cisl-Uil e l´Esecutivo – presenti Gianfranco Fini e Roberto Maroni – lascia le porte aperte a ogni conclusione, ma non c´è dubbio che da ieri il barometro ha cominciato a virare verso il brutto. Nel mirino ci sono tre proposte fatte proprie o avanzate dal governo: la riduzione dei contributi previdenziali, la possibilità di introdurre disincentivi per i lavoratori che comunque sceglieranno di andare in pensione di anzianità, e la cosiddetta «mobilità lunga» per i dipendenti 50enni delle grandi imprese. Sul versante opposto, Confindustria non commenta, ma insiste perché il governo vari una riforma strutturale che alleggerisca i gravami per le imprese. Lo schema della riforma consegnato ieri alle parti sociali prevede infatti la possibilità di una riduzione delle aliquote contributive pagate dalla aziende per le pensioni dei propri dipendenti. Una formula – insieme a sgravi fiscali e a facilitazioni creditizie – studiata per «compensare» le imprese che metteranno a disposizione della previdenza complementare il flusso di Tfr. Ma se il taglio della contribuzione pagata dalle aziende non venisse in qualche modo «neutralizzato» dallo Stato o dagli enti previdenziali, denunciano i sindacati, l´automatica conseguenza sarebbe un alleggerimento delle pensioni pubbliche. Un destino che potrebbe riguardare (ancora non è chiaro) i nuovi assunti, oppure chi sposterà il proprio Tfr sui fondi pensione. Problemi ci sono anche su possibili penalizzazioni alle pensioni di anzianità, su cui il governo ha «sondato» le imprese. Una misura che contrasterebbe con la progettata «mobilità lunga». Il ministro Maroni – che si sarebbe detto contrario – ha parlato di un emendamento alla Finanziaria che favorirebbe le grandi aziende impegnate in ristrutturazioni (della lista fanno parte tutti i principali grandi gruppi del paese) intenzionate a «liberarsi» di personale con 50 anni di età o più. Il lavoratore sarebbe costretto ad accettare il pensionamento forzato, e le aziende compenserebbero i contributi mancanti. Il combinato disposto, a sentire i sindacati, potrebbe portare a un duro scontro con l´Esecutivo, sommandosi a quello sull´articolo 18. Cgil, Cisl e Uil per il momento proseguiranno il confronto. Archiviato l´accordo sui temi già definiti (certificazione dei diritti acquisiti, graduale superamento del divieto di cumulo pensioni-reddito e liberalizzazione dell’età pensionabile), i sindacati appaiono compatti nel bocciare la decontribuzione. «Meno contributi significa meno pensione. Noi siamo contrari ad ogni riduzione delle pensioni», scandisce il segretario confederale della Cisl, Pier Paolo Baretta. «Dopo gli insegnamenti tratti dal comportamento del governo sull’articolo 18 – dice il numero due Uil Adriano Musi – non vorremmo che qualcuno pensi di poter introdurre nel disegno di legge cose diverse da quelle concordate. Su questo siamo uniti, siamo compatti, il governo deve capire che in quel caso si troverà contro il mondo dei lavoratori». Betty Leone, segretario confederale Cgil, afferma che sul taglio dei contributi previdenziali «non si può trattare, perché creerebbe un doppio regime per i lavoratori, e alla lunga un drastico calo delle entrate previdenziali». Piace poco anche il programmato aumento dal 12,9% al 16,9% delle aliquote per i collaboratori, i «parasubordinati»: per Emilio Viafora (Nidil-Cgil) si tradurrebbe in un immediato taglio di redditi già modesti.

Quanto alle imprese, Confartigianato e Cna approvano i disincentivi alle pensioni di anzianità, mentre sono più scettiche le associazioni dei commercianti e la Confapi. E Confindustria «si riserva di valutare» la proposta di delega del governo. In una nota, Confindustria ribadisce che l’obiettivo della riforma deve essere la «sicurezza della pensione futura dei lavoratori, assicurando al contempo la sostenibilità del sistema e la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Il tutto a una condizione: che la previdenza pubblica si integri con quella privata». Solo a questa condizione Confindustria accetterà di discutere di Tfr.
Roberto Giovannini
 

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