Pensioni, ora rispunta il contributivo

21/01/2003





Martedí 21 Gennaio 2003

Pensioni, ora rispunta il contributivo
MARCO ROGARI


ROMA – Incentivi e disincentivi agganciati all’adozione a tutto campo del metodo contributivo. È un’ipotesi ancora da affinare, che costituisce comunque la base di partenza del possibile correttivo alla delega-pensioni al quale stanno lavorando i ministeri del Welfare e dell’Economia. Secondo i tecnici del Governo l’estensione del contributivo consentirebbe infatti di garantire ai lavoratori (e in parte alle aziende) che rinviano il pensionamento un bonus fino a un massimo del 33% (al quinto anno di posticipo rispetto al requisito di anzianità) per la durata della loro permanenza in servizio. E di introdurre una riduzione sui trattamenti (quindi, una penalizzazione) da erogare nei confronti di chi decidesse di uscire dal lavoro prima dell’età di vecchiaia. Resta da definire il tetto anagrafico o contributivo sotto il quale far scattare i disincentivi. Tre, al momento, sono le "opzioni": lasciare come soglia di riferimento gli attuali limiti di vecchiaia (60 anni per le donne e 65 per gli uomini); introdurre una soglia virtuale, ad esempio a 63 anni, prima della quale la pensione verrebbe calcolata interamente con il contributivo; fissare un nuovo limite contributivo (37-38 anni di contributi invece degli attuali 35 previsti per gli assegni di anzianità). Ipotesi che torneranno ad essere valutate dai nei prossimi giorni. E sempre nel corso di questa settimana il ministro Roberto Maroni proseguirà il suo tour di consultazioni per verificare le strade percorribili per emendare la delega. La commissione Lavoro della Camera, tra l’altro, dovrebbe concludere giovedì l’esame del testo. Che poi dovrebbe approdare in Aula a Montecitorio. Ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha ribadito che i disincentivi sono «inutili» e si è detto convinto che in Parlamento non ci sia una maggioranza che possa dare il via libera a questa misura. E intanto da un’indagine Cnel-Eurisko emerge che il 63% degli italiani intervistati sostiene che non si debba intervenire più sulla previdenza. Le tre alternative per i lavoratori. L’ipotesi di intervento punta ad offrire ai lavoratori in possesso dei requisiti di "anzianità" tre possibilità: pensionamento immediato con disincentivi sotto forma di applicazione integrale del metodo contributivo; prolungamento dell’attività usufruendo in busta paga di bonus crescenti; pensionamento riprendendo però a lavorare in regime di «cumulo» di redditi sulla base delle nuove misure fissate dalla Finanziaria 2003. Il bonus. Con l’adozione a tutto campo del metodo contributivo, secondo i tecnici dell’Economia, posticipare il pensionamento garantirebbe tassi di sostituzione netti (maggiori importi) oscillabili da un minimo del 6%, nel caso di un anno di lavoro in più, fino al 33% proseguendo l’attività per cinque anni. In alternativa, potrebbe essere proposto un bonus del 10%, sotto forma di taglio dell’aliquota contributiva, accompagnato da un super-bonus fiscale sia per il lavoratore sia per le imprese. Il disincentivo. Sarebbe rappresentato dall’applicazione in toto del metodo contributivo su tutti i trattamenti pensionistici erogati prima del raggiungimento di una "soglia" di riferimento (anagrafica o contributiva), che è ancora da definire. Le pensioni di vecchiaia resterebbero invece immutate.