Pensioni, ora c’è voglia di riforme

16/06/2003




        Sabato 14 Giugno 2003
        Dossier – Il Sole-24 Ore on line


        Pensioni, ora c’è voglia di riforme


        MILANO – La riforma delle pensioni infiamma il dibattito politico europeo e tra gli italiani sembra farsi spazio la consapevolezza della necessità di cambiare. Per alcuni, addirittura, si dovrebbe "abolire" del tutto la previdenza pubblica e lasciare in piedi, magari rafforzandolo, solo il secondo pilastro, quello della previdenza integrativa.
        Per la maggioranza, invece, la strada per "salvare" il sistema previdenziale è quella di innalzare l’età pensionabile. Solo una netta minoranza ritiene infine che il sistema va bene così come è.
        Intendiamoci: non si tratta di un sondaggio condotto con il metodo statistico dei campioni rappresentativi della popolazione. È un’iniziativa che Il Sole-24 Ore ha lanciato sul proprio sito internet (www.ilsole24ore.com) per verificare l’umore degli italiani e spiegare quali sono le proposte sul tema. Un modo per confrontarsi con i propri utenti e lettori e per sondarne opinioni e livello di informazione.
        Ebbene, nel primo giorno di test, la platea degli scettici radicali (quelli per cui la previdenza pubblica va abolita) si è attestata al 19%, una fetta cospicua, quasi pari a quella di chi ritiene utile innalzare l’età pensionabile per tutti (20%) e un po’ meno consistente di chi sceglie l’opzione più “conservatrice” (per il 28% il nostro sistema va bene così com’è). A guidare il campione una maggioranza di "riformisti interessati" (33%) che giudicano opportuno un innalzamento dell’età pensionabile ma solo per chi inizia a lavorare adesso, e sembrano aver chiarito a se stessi come il peso dei cambiamenti debba gravare esclusivamente sulle spalle dei nuovi arrivati.
        Nel dossier dati e documenti sul tema.
        L’indagine va ovviamente presa per quel che è, ovvero una semplice cartina di tornasole. Ma la misura della risposta più radicale rende bene lo scetticismo sulle possibili cure a un sistema previdenziale all’ossigeno. E che, come viene illustrato nel dossier online con il conforto dei documenti della Commissione europea e dell’ultimo Rapporto Istat (riportati integralmente in formato pdf), ha contorni statistici a dir poco preoccupanti. Il nostro Paese invecchia (il tasso di over 65 è al 26,6% del totale, ma crescerà al 36,7% nel 2020) la forbice tra vita media ed età pensionabile si allarga (in 40 anni, la prima è passata per gli uomini da 67 anni a 75, la seconda è calata da 64 a 60,6) e, nonostante i correttivi della riforma Dini, si assottiglia sempre più la percentuale di lavoratori attivi che pagano i contributi di chi il lavoro lo ha già lasciato. Il risultato è che il nostro sarà nel 2005 il Paese in ambito Ue con la più alta spesa in pensioni in rapporto al Pil, il 13,6%, secondo soltanto all’Austria (14,6%).
        Alla luce delle tabelle scaricabili dal sito e delle schede sui diversi tipi di prestazione, il dossier del Sole-24 ore online mette anche in luce come questa non sia affatto una sindrome solo italiana. Anzi, come ci ricorda la cronaca recente da Francia e Germania, è un male che affligge i bilanci di tutti i nostri partner, nessuno escluso. Nella mappa della previdenza europea dello speciale, si può avere un quadro chiaro delle criticità degli altri sistemi. Quadro da cui spicca tuttavia un dato negativo che caratterizza il nostro Paese e ha a che fare con il drappello di scettici di cui si diceva: l’Italia è fanalino di coda in materia di previdenza integrativa. Conta infatti la percentuale più bassa di lavoratori che aderiscono a un fondo alternativo o integrativo rispetto a quello pubblico, solo l’8,7% del totale. Poco, troppo poco. E molto meno di quanti, stando al sondaggio, pensano che sia questa l’unica riforma (e l’unica pensione) possibile. Ecco perché nel dossier si chiarisce come funziona la previdenza integrativa, quale differenza ci sia tra fondi chiusi e aperti e quali sono le proposte politiche per incentivare gli italiani a fare, nel limiti del possibile, "un po’ da sé".

        FRANCESCO GAETA