Pensioni: Oggi l’aumento delle «minime»

09/07/2007
    lunedì 9 luglio 2007

    Pagina 4 – Economia

    LA VERTENZA PENSIONI
    TAVOLI E NUMERI

      Oggi l’aumento delle «minime»

        In settimana l’incontro sullo scalone: il governo studia un lodo
        Clima positivo nei sindacati sull’ipotesi «scalini» più quote

          di Bianca Di Giovanni / Roma

          DECISIONI «Questa potrebbe essere la volta buona sulle pensioni». Così descrive la settimana che inizia oggi una esponente sindacale. A parte le querelle sulla stampa, ai piani alti delle confederazioni si respira un’aria più ottimista: l’accordo potrebbe arrivare presto. Si comincia oggi con il tavolo sulle pensioni basse. «Il confronto continua, sono fiducioso. Credo nel confronto», ha dichiarato ieri il ministro Cesare Damiano. Il nodo da sciogliere in quella partita resta la platea a cui accordare la rivalutazione. Il sindacato chiede che l’aumento sia prevalentemente assegnato alle pensioni da lavoro, cioè con i contributi versati, e solo marginalmente a quelle sociali. Si penserebbe agli assegni fino al «tetto» di circa 650 euro mensili, che include le integrazioni al minimo, gli incapienti e la prima fascia di «capienti». La platea riguarderebbe più di 3 milioni di pensionati.

          In ogni caso il ercorso non dovrebbe essere molto accidentato. Anche perché il governo ha messo sul tavolo 900 milioni subito, che diventeranno 1 miliardo e 300 milioni a regime: il sindacato ha interesse a chiudere.

          Sul cosiddetto scalone, che dall’anno prossimo porta da 57 a 60 anni l’età minima per andare in pensione di anzianità (con 35 anni di contributi), il premier ha avocato a sé la riforma. Bisognerà aspettare il suo ritorno da Israele, mercoledì prossimo, per riconvocare il tavolo. Ed anche il rientro di Tommaso Padoa-Schioppa, oggi e domani impegnato a Bruxelles dove dovrà difendere il Dpef appena varato che è già finito nel mirino di Joaquin Almunia per via dell’extragettito destinato in parte a nuove misure sociali e non interamente all’abbattimento del deficit. Il ministro dovrà anche spiegare alla Commissione le intenzioni di Roma sulle pensioni. L’appuntamento si prospetta quindi delicato, ma non solo per l’Italia: anche la Francia, che sarà presente addirittura con Nicolas Sakozy, chiede di allentare l’ortodossia troppo rigida dei tecnici di Bruxelles.

          Tastato il terreno europeo e rientrato Romano Prodi, si farà il conto alla rovescia sul nodo pensioni. Il premier sta preparando una proposta ultimativa: sarà un lodo del governo che potrebbe essere poi recepito dal sindacato e sottoposto al referendum nei posti di lavoro. Proprio il verdetto sui luoghi di lavoro, se positivo, potrebbe costituire la condizione per la sinistra estrema per il suo sì in Parlamento. In ogni caso sembra ormai certo che la disposizione sullo scalone sarà inserita nel maxi-emendamento alla Finanziaria su cui potrebbe arrivare la fiducia. Nel merito si fa sempre più largo l’ipotesi di due «scalini» (58 anni l’anno prossimo, 59 18 mesi dopo) e poi quota 96 (sommando età anagrafica e anzianità contributiva), con l’individuazione e l’esclusione dei lavori più usuranti. Tra i sindacati, a parte qualche rigidità della Uil, prevale un clima positivo. «Anche perché va sminata la polveriera politica che si è infiammata su questo tema – spiega Morena Piccinini, Cgil – Abbiamo anche altro da trattare, come la contrattazione di secondo livello e il nuovo mercato del lavoro». Ma Rifondazione rilancia gli incentivi con uno «scalino» a 58 anni da cui sarebbero esclusi gli operai. Sembra certo che dal 2008 sarà abolito il bonus Maroni. «Non ha dato gli effetti voluti», spiega Damiano.