Pensioni, nuovo altolà di Maroni

01/07/2003

martedì 1 luglio 2003
 
Pagina 29 – Economia
 
 
Il ministro contro il piano di Tremonti. Sindacati e Confindustria: il governo faccia chiarezza
Pensioni, nuovo altolà di Maroni
"I disincentivi? Chiamateli tagli"
        DAL NOSTRO INVIATO
        LUCA PAGNI

        VARESE – «Se qualcuno nel governo pensa di fare cassa tagliando sulle pensioni, sappia che non siamo d´accordo. Così come non siamo assolutamente d´accordo sui disincentivi». Dalle colline sopra la sua Varese, nell´albergo a quattro stelle che ospiterà dal 10 al 12 luglio la riunione "informale" di 25 ministri del Lavoro e delle politiche sociali di tutta Europa (i 15 della Ue, i 10 che vi faranno parte dal 2004, più 6 paesi osservatori) Roberto Maroni è tornato sul tema caldo dell´agenda politica: la riforma delle pensioni.
        Riforma che, per il ministro leghista, va bene così come è stata disegnata dalla legge delega. Un avvertimento a Berlusconi in attesa della verifica di governo: «La riforma è stata approvata dalla Camera ed è ferma da due mesi in Senato perché qualcuno all´interno della maggioranza ha chiesto delle modifiche. Ci sono opinioni diverse: noi non vogliamo i disincentivi, perché significano diminuire la pensione, mentre siamo favorevoli agli incentivi. Berlusconi lo sa e ora dovrà dire cosa ne pensa». La Lega è pronto ad andare anche allo scontro con Tremonti, sostenitore di tagli alla previdenza? «Con Tremonti non andiamo d´accordo su tutto, per esempio lui non è milanista come me».
        A favore di interventi drastici sono i presidente di Camera e Senato. Marcello Pera e Gianfranco Casini ieri sono intervenuti nel dibattito, parlando di «un sistema di tutele sociali da rivedere». Come da tempi chiede l´Unione Europea. Ma anche in questo caso Maroni non è d´accordo, dicendosi «contrario» a una Maastrich della previdenza. «Se guardiamo solo alla sostenibilità finanziaria – ha spiegato il ministro del Walfare – allora bisognerebbe tagliare le pensioni, ma in questo caso non si salvaguarderebbe la sostenibilità sociale. A Varese, con gli altri ministri, parleremo anche di questo».
        L´uscita di Maroni ha provocato il commento un po´ sfiduciato di Confindustria per bocca del suo direttore generale, Stefano Parisi: «Speriamo si chiarisca bene la posizione del governo». L´importante è che qualcosa si muova. Qualsiasi cosa: «Ci convince qualunque provvedimento che prenda atto del problema che l´aspettativa di vita aumenta, il paese invecchia e bisogna far lavorare i giovani».

        Anche i sindacati «chiedono chiarezza». Le critiche all´uscita di Maroni dalla sua Varese partono dalla dichiarazione di Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil: «Ogni giorno c´è una proposta diversa: siamo tornati alle parole in libertà». Saverio Pezzotta, segretario Cisl, abbandona i panni del moderato. La Cisl «fa soltanto sindacato e non va in piazza per cambiare i governi», si legge in un intervista, ma se prendesse corpo l´ipotesi di avviare una riforma strutturale del sistema pensionistico Pezzotta dice di «non aver alcun dubbio su una risposta di lotta».