“Pensioni” Nuovo allarme del Tesoro

30/01/2007
    martedì 30 gennaio 2007

    Pagina 10 – Economia

    Il ministro contestato a Verona. La Ragioneria presenta lo studio anticipato da "Repubblica": con lo "scalone" 150 miliardi di risparmi

      Pensioni, nuovo allarme del Tesoro

        Padoa-Schioppa: "Con il debito pubblico un´anomalia italiana"

          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Debito e pensioni pesano sui conti pubblici italiani, dobbiamo spendere meno e spendere meglio. Il nuovo monito è giunto dal ministro dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa che ieri è intervenuto all´inaugurazione dell´anno accademico dell´Università di Verona. «Rispetto agli altri paesi membri della comunità europea la spesa pubblica italiana non è, nel suo complesso, in posizione anomala – ha osservato il ministro -. Si osservano invece anomalie nella sua composizione, ancora sbilanciata a causa degli oneri derivanti da un lungo dissennato periodo di accumulazione del debito pubblico e di un settore pensionistico ipertrofico rispetto ad altri interventi di protezione sociale, non meno importanti».

          Padoa Schioppa, che è stato oggetto di contestazioni da parte di una quarantina di giovani del centrodestra, ha spiegato che «la chiave della crescita non è quanto ma come si spende. Per crescere di più – ha detto – occorre spendere meglio». Ricostruendo l´andamento della spesa pubblica italiana, Padoa-Schioppa ha ricordato che «nel caso italiano il progressivo ampliarsi dell´intervento pubblico e perciò della spesa non è stato accompagnato né da un armonico sviluppo della fiscalità, strutturalmente affetta dalla piaga dell´evasione, né da un rigoroso controllo dell´efficienza e dell´efficacia della spesa».

          Intanto ieri è stato confermato lo studio della Ragioneria, anticipato da Repubblica, in base al quale lasciare inalterato lo «scalone» previsto dal 2008 per la pensione di anzianità e rivedere al ribasso i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, potrà evitare l´esplosione della spesa previdenziale nei prossimi anni. A legislazione invariata infatti, cioè passando nel 2008 da 57 a 60 anni per la pensione di anzianità e rivedendo i coefficienti così come previsto dalla riforma Dini, la spesa previdenziale italiana crescerà nei prossimi trent´anni di circa un punto di Pil passando dal 14,1 per cento del 2005 al 15,1 per cento del 2035 (scendendo poi al 13,8 per cento nel 2050). Ma la situazione potrebbe essere molto più pesante se non si riducessero i coefficienti: la spesa a partire dal 2020 esploderebbe fino a sfiorare nel 2050 una percentuale sul Pil del 15,8 per cento (il 13,8 per cento con la prevista revisione dei coefficienti).