“Pensioni” No dei sindacati

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 6 – Interni/Primo Piano

    LA CRISI
    SCONTRO SULLA PREVIDENZA

    Pensioni, no dei sindacati

    RAFFAELLO MASCI
    ROMA

    Dopo che Prodi ha indicato la previdenza come una delle dodici priorità su cui chiamare governo e maggioranza a raccolta, la materia si è andata definendo nei dettagli, e proprio su uno di questi – la revisione dei coefficienti di trasformazione, cioè i parametri sulla base dei quali le pensioni vengono calcolate – è deflagrata una polemica tale tra governo e sindacati e tra le due anime stesse della maggioranza, che il reinsediamento dell’esecutivo dimissionario potrebbe essere salutato da un clamoroso sciopero generale, agitato giusto ieri dai duri e puri della Fiom (i metalmeccanici della Cgil).

    Su questo dibattito è calato il monito dell’Europa che ha richiamato l’Italia, nel corso dell’Ecofin iniziato ieri, a rispettare i suoi impegni in materia previdenziale che prevedono proprio il taglio dei coefficienti, e il ministro Padoa-Schioppa ha dato rassicurazioni in questo senso.

    Tra le ipotesi a cui il governo sta lavorando, per esempio, c’è il fatto che lo «scalone» di maroniana memoria potrebbe scomparire per essere sostituito dalla possibilità di andare in pensione di anzianità a 58 anni (57 per i lavori usuranti) con 35 di contributi. L’età pensionabile dovrebbe salire progressivamente, accompagnata da un sistema di incentivi. E’ prevista poi una riduzione del 6-8% dei coefficienti di trasformazione. Inoltre verrebbero accorpati sei istituti previdenziali, generando un risparmio da spendere a vantaggio delle pensioni più povere (sotto i 400 euro). Una revisione degli ammortizzatori sociali – infine – introdurrebbe l’indennità di disoccupazione pari al 60% dell’ultimo stipendio percepito.

    Tra tutte queste proposte, quella sulla revisione dei coefficienti, è stata presa malissimo dai sindacati i quali avevano fatto di questo punto la loro linea del Piave. «Non siamo d’accordo – ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni – anzi siamo estremamente in disaccordo sulla vicenda dei coefficienti. Lo sa il governo e lo sanno le forze politiche». Luigi Angeletti ha rafforzato questa posizione: «Sulle pensioni non possiamo accettare ora ciò che prima consideravamo inaccettabile». Ma il carico da novanta l’ha messo il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi: «Se questa è la linea del governo, chiedo che i sindacati vadano allo sciopero generale sulle pensioni». Ad indurre una preoccupazione politica, però, è il fatto che all’interno dello stesso governo sulla previdenza sembra esserci più divisione che concordia. Il ministro del Welfare Paolo Ferrero, Prc, si è prontamente schierato con il sindacato: «La mia opinione – ha detto – è che a regime il sistema contributivo determina pensioni medie molto basse con un tasso di trasformazione al di sotto del 50% dell’ultimo stipendio. Poiché gli stipendi non sono molti alti ed è presumibile che non aumenteranno vertiginosamente nei prossimi anni, la linea del governo è che vanno aumentate quelle più basse. Mi pare perciò che non bisogna abbassare ulteriormente i coefficienti».

    «Le pensioni più basse – gli ha replicato il collega del Lavoro Cesare Damiano, ds – non hanno niente a che vedere con i coefficienti di trasformazione». E comunque – ha chiarito – «Le proposte di merito si fanno ai tavoli di concertazione, le anticipazioni possono essere di segno diverso, non conosco questi calcoli, fermiamoci ai criteri fissati dal governo che ha detto cose semplici ma chiare nei 12 punti illustrati da Prodi».

    A Bruxelles il ministro Padoa-Schioppa ha rassicurato i colleghi europei sulla determinazione del governo italiano a proseguire il risanamento, le riforme strutturali, in primo luogo quella delle pensioni, nonché il programma di liberalizzazione. Il messaggio di Padoa-Schioppa, in sostanza, è che la crisi politica non inciderà nei programmi già annunciati.