Pensioni, no ai disincentivi alle uscite

14/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
087, pag. 3 del 12/4/2003
di Teresa Pittelli


Scontro aperto tra imprese e confederali dopo l’invito lanciato dalla Banca centrale europea.

Pensioni, no ai disincentivi alle uscite I sindacati: la riforma è già stata fatta

Scontro aperto tra imprese e sindacati sulla riforma delle pensioni. All’invito della Banca centrale europea a intervenire sulla spesa previdenziale (si veda ItaliaOggi di ieri), attraverso l’introduzione di disincentivi alle uscite anticipate dal lavoro e il passaggio al sistema contributivo, i sindacati, in vista del confronto di giovedì prossimo con il ministro del welfare, Roberto Maroni, replicano che ´la riforma delle pensioni è stata già fatta’. E chiedono, anzi, l’eliminazione di alcune delle misure più incisive della delega sulla previdenza in discussione al senato, come la decontribuzione sui neoassunti.

Misura ritenuta invece ´indispensabile’ dagli industriali, che ieri sono tornati a chiedere ´riforme strutturali’. Per questi, dunque, la riforma è insoddisfacente perché troppo debole, mentre per i sindacati è insoddisfacente perché eccessiva. Difficile, a questo punto, la posizione di Maroni, che sembra però intenzionato a far andare avanti a tutti i costi la delega nel suo testo attuale. Come anche dimostrano le dichiarazioni di ieri del suo sottosegretario, Maurizio Sacconi, secondo il quale ´la posizione del governo rimane quella del disegno di legge che è all’esame del senato in seconda lettura’. Per Sacconi, infatti, ´la sede di mediazione è quella parlamentare’. E da uno studio presentato ieri a Roma dall’Ires, l’istituto di ricerca della Cgil presieduto da Agostino Megale, emerge intanto la bocciatura, da parte del 46% dei lavoratori italiani, dell’innalzamento dell’età lavorativa previsto dalla delega.

-   Lo stato della trattativa. Il confronto che si apre il 17 aprile sembra in salita. Se anche il ministero del welfare è al lavoro per trovare soluzioni di mediazione tra imprese e sindacati (come lo spostamento della decontribuzione dalle aliquote di finanziamento delle pensioni alle ritenute per le prestazioni assistenziali, si veda ItaliaOggi di ieri), il dibattito resta acceso. I pressanti inviti degli organismi internazionali a intervenire sulla spesa per previdenza, infatti, sembrano dare man forte a Confindustria. ´Non siamo riusciti sul fronte delle pensioni ad andare di là di qualche aggiustamento’, ha detto Antonio D’Amato, numero uno di Confindustria, ieri a Torino per la presentazione del terzo rapporto sul benchmarking competitivo. E lo stato maggiore di viale dell’Astronomia, dal vicepresidente Nicola Tognana, al presidente degli industriali di Torino, Andrea Pininfarina, appoggia il presidente nel chiedere ´una riforma ormai inevitabile’. Viale dell’Astronomia ritiene indispensabili, in particolare, quei disincentivi ai pensionamenti anticipati che Maroni non si è sentito di inserire nella delega. Anche a causa delle barricate dei sindacati. Per Morena Piccinini (Cgil) ´non si può rispondere al deficit togliendo i diritti pensionistici ai lavoratori’. Mentre Pierpaolo Baretta (Cisl) ribadisce il no alla decontribuzione e alla devoluzione obbligatoria ai fondi pensione del tfr. Sul tema ieri è intervenuto anche Giampaolo Galli, direttore generale dell’Ania, secondo il quale ´il trasferimento del tfr ai fondi è utile, ma va lasciato alla scelta dei lavoratori’.

- Il rapporto Ires. La maggior parte dei lavoratori italiani vuole andare a riposo appena possibile e non gradisce l’innalzamento dell’età della pensione previsto dalla delega. Secondo un’indagine condotta dall’Ires per lo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil, il 46% dei lavoratori dai 50 anni in su è contrario ad alzare la soglia della pensione a più di 65 anni. E anzi andrebbe in pensione prima possibile. Mentre solo il 9,1% degli intervistati in procinto di andare in pensione dichiara che dopo vuole rimettersi a lavorare. Per quanto riguarda i pensionati che cumulano lavoro e pensione, infine, il 70,8% vive ´con soddisfazione’ il pensionamento, e lavora soprattutto come collaboratore (55,7%).

- Inpdap. Rocco Familiari, già presidente Inpdap, l’istituto di previdenza del pubblico impiego, il 9 aprile è stato nominato commissario straordinario dell’istituto, in attesa del rinnovo dei vertici di Inpdap, Inps e Inail, che per Maroni arriverà entro giugno.