Pensioni, niente blocco ma incentivi per chi resta

03/09/2003


mercoledì 3 Settembre 2003

MARONI PROMETTE TEMPI BREVI. BUTTIGLIONE: E’ L’EUROPA CHE CI CHIEDE INTERVENTI STRUTTURALI
Pensioni, niente blocco ma incentivi per chi resta
Oggi secondo vertice sulla riforma. Bossi: non si va oltre la legge delega
Alessandro Barbera

ROMA
L’appuntamento dovrebbe essere confermato alla caserma allievi della Guardia di Finanza, sulla Salaria, lontano dai riflettori e dai microfoni dei giornalisti. L’argomento sarà lo stesso: le pensioni, ma anche le riforme strutturali e i contenuti della prossima legge Finanziaria. Sulla scia del «clima positivo» di lunedi (ma senza un accordo), riparte il confronto fra i ministri Tremonti, Maroni, Alemanno e Buttiglione. E resta intatta anche la «consegna del silenzio» sui nodi all’ordine del giorno del vertice: in una nota congiunta diffusa ieri i quattro ministri hanno ribadito la volontà di lavorare ad un progetto «unitario e condiviso», smentando le indiscrezioni su (quasi) tutte le misure ventilate.
Le ipotesi di aumento dei contributi per i lavoratori autonomi, di chiusura delle finestre di uscita pensionistica o di aumento obbligatorio dell’età pensionabile sono «tutte notizie destituite di ogni fondamento», si legge in un secco comunicato del ministero dell’Economia.
Parole che sembrano voler sgombrare il tavolo dalle ipotesi sin qui fatte e mettere in secondo piano le inevitabili divisioni che ancora restano all’interno della maggioranza. «C’è la volontà di uscire dal confronto con una linea univoca da presentare alle parti sociali», dicono fonti governative. Un’esigenza che si fa di ora in ora più decisiva viste le parole di fuoco usate oggi dai leader sindacali. Ma d’altra parte, spiega da Strasburgo il ministro Buttiglione dribblando le domande dei giornalisti, «è l’Europa che ci chiede riforme strutturali».
Il silenzio (e le smentite) degli esponenti della maggioranza sul tema pensioni erano già cominciate in mattinata. Dai microfoni di Radio Padania il ministro del Welfare Maroni aveva garantito «tempi brevi» e soluzioni che «garantiscano equità del sistema e quel patto fra generazioni che tutti vogliamo». Senza mezze misure il giudizio sulle ventilate ipotesi di un blocco delle finestre di uscita di ottobre: «una invenzione».
Poco dopo gli faceva eco il collega Alemanno: l’ipotesi di blocco delle finestre «è una delle meno considerate». A giudicare dalle parole dei due ministri sembra quindi da escludere un intervento in questo senso. Anche se dalle colonne della Padania il leader della Lega Umberto Bossi spiegava: «Nell’immediato non si chiude nessuna finestra pensionistica» lasciando forse intendere la contrarietà della Lega ad un intervento sulle finestre nel 2003 ma non nel 2004. Bossi sottolinea comunque la necessità di «andare a spulciare le pensioni di invalidità. In Italia ce ne sono tre milioni contro le seicentomila della Germania». Poi, ribadendo un tema caro alla Lega, «ci sarebbe da mettere sullo stesso piano pensioni del settore pubblico e quelle del settore privato».
L’unico punto fermo per ora resta il sì all’incentivazione per chi resta al lavoro. Maroni ha proposto un «superbonus» del 30% circa da mettere in busta paga. Per il sottosegretario all’Economia Gianluigi Magri «sul fronte dell’incentivazione c’è un generale consenso», confermato anche dalle aperture dell’opposizione e dei sindacati. Per Magri si profila invece «una piccola modifica alla delega in discussione in Parlamento, con un innalzamento di due anni dell’età pensionabile». Ancora più esplicito il responsabile economico dell’Udc Bruno Tabacci: «C’è bisogno di creare le condizioni per un intervento sull’età pensionabile. I tempi sono maturi per una riforma organica del sistema previdenziale».
E mentre nella maggioranza si cerca la quadratura del cerchio, un’apertura sui temi della riforma pensionistica arriva dal leader dei Ds Piero Fassino: «Non è un argomento intoccabile. Sono favorevole agli incentivi che consentano il prolungamento su base volontaria dell’età lavorativa, ma prima bisogna sbloccare i Tfr per avviare il sistema complementare».
Per Fassino è inoltre necessario intervenire per una «progressiva e graduale riduzione delle disparità fra i dipendenti pubblici e gli autonomi e procedere all’unificazione dei trattamenti fra le diverse categorie professionali». Più netto il giudizio del responsabile economico del partito Pierluigi Bersani che lamenta i «danni già fatti dal chiacchierare sulla riforma previdenziale: avremo un boom delle richieste di pensionamento anticipato».
I quattro ministri sono dunque attesi alla prova dei fatti. E Buttiglione li promette: «Presto ci vedremo per altre notizie, nella politica bisogna smettere di parlare e cominciare a lavorare».